Superbonus 110%, luci e ombre secondo l'Adoc
Superbonus 110%, analisi Adoc: i nodi critici fra rischio frodi e beneficiari
Luci e ombre del Superbonus 110%. Una grande opportunità di rilancio o una misura non esente da problemi, a partire dal rischio truffe per arrivare ai beneficiari effettivi – che sono soprattutto le fasce più agiate della popolazione? È la domanda alla base di un’analisi, realizzata dall’Adoc, che evidenzia “luci e ombre” di questo provvedimento.
Superbonus 110% in breve
Il Superbonus 110% è stato introdotto all’art. 119 del Decreto n. 34 del 2020, il cosiddetto Decreto Rilancio, poi convertito in Legge n. 77 sempre nel 2020. Il provvedimento permette di realizzare interventi edilizi per il miglioramento energetico di edifici già esistenti (Ecobonus) e per la messa in sicurezza dal rischio sismico (Sismabonus) conseguendo uno sconto fiscale del 110%.
Il Superbonus 110% è dunque un’agevolazione fiscale che consente di portare in detrazione dalle imposte il 110% delle spese effettuate per specifici interventi antisismici, di efficientamento energetico, per l’installazione di impianti fotovoltaici, la realizzazione di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici e l’eliminazione delle barriere architettoniche.
Le misure, ricorda l’Adoc, sono state prorogate fino al 31 dicembre 2025, anche se con una progressiva riduzione dello sconto a partire dal 1° gennaio 2024 e con scadenze differenti in base alla tipologia di beneficiario.
Superbonus 110% fra luci e ombre
I punti di forza del provvedimento sono evidenti, considerata l’opportunità di fare interventi di efficientamento energetico per gli edifici.
Se da un lato il Superbonus 110%, riconosce l’Adoc, «rappresenta un’opportunità per i cittadini e un valido impulso al rilancio economico del Paese, dall’altro – prosegue l’associazione – si sta trasformando in una corsa ad ostacoli per migliaia di utenti e condomini che hanno deciso di approfittare dell’incentivo per ristrutturare palazzi e abitazioni, dando vita a speculazioni e in alcuni casi a vere e proprie truffe. Stessa cosa vale per quelle imprese virtuose che si trovano a dover anticipare in toto le somme che arriverebbero dopo le lunghe verifiche necessarie».
Ma quali sono in breve i punti critici del provvedimento? Rischio di frodi, tanta domanda di intervento ma poca offerta di manodopera e materiali, nonché scarsa equità (favorisce le fasce agiate della popolazione) sono in sintesi le ombre principali del Superbonus 110% secondo l’analisi dell’Adoc.

I nodi critici del Superbonus 110%
Il provvedimento, spiega l’associazione, «è considerato poco equo perché favorisce le fasce benestanti della popolazione, sembra portare benefici limitati in termini di emissioni risparmiate, ha drogato il mercato e favorito la nascita di molte piccole aziende edili spesso improvvisate, con rischi non trascurabili per la sicurezza sul lavoro».
Fra i primi effetti, dice l’Adoc, c’è stato l’aumento dei prezzi dei materiali edili. «La conseguenza del caro prezzi in edilizia ha portato al blocco di diversi cantieri perché i computi di qualche mese non sono più attuali e rendono antieconomico per le imprese l’intervento. Inoltre la difficoltà di reperire ponteggi e materie prime nonché forza lavoro anche in considerazione del numero di cantieri in essere sta producendo un cortocircuito. Tante domande di intervento e poca offerta di manodopera e materiali, e quando si trovano ecco che arriva la speculazione!».
Un altro nodo critico riguarda il rischio delle frodi. Nel 2021, ricorda l’Adoc, l’Agenzia delle Entrate ha bloccato 4 miliardi di crediti legati ai bonus edilizi, tra cui il Superbonus. Sono solo primi accertamenti a cui vanno aggiunte le indagini della Guardi di Finanza che ha ricostruito complessi sistemi con cui professionisti ed aziende hanno ottenuti crediti per fatture false. Inoltre, ben 5000 aziende sono nate dal nulla solo nei primi mesi.
C’è inoltre la questione dei beneficiari delle agevolazioni, cioè chi concretamente ottiene la possibilità di usufruire dei soldi pubblici.
«Tutte le analisi e ricerche effettuate basandosi sulle detrazioni precedenti al Superbonus (es: bonus ristrutturazioni al 50%), hanno mostrato che queste misure, in generale, non sono molto eque: più della metà dei soldi pubblici va al 15% più ricco dei contribuenti – spiega l’Adoc – Dai primi dati anche per il Superbonus si prospetta un risultato simile. La sproporzione si nota anche nei primi dati relativi al tipo di case ristrutturate: a maggio 2021, su oltre 1,3 miliardi di euro di detrazioni, oltre due terzi sono andati a immobili di categoria catastale A1 (abitazione di tipo signorile), A2 (abitazione di tipo civile) o A7 (villini): non esattamente il tipo di abitazione in cui vivono le fasce meno ricche della popolazione (dati elaborati dall’Università dell’Insubria»).

