Pagamenti con Pos, da domani le sanzioni per chi rifiuta le carte (fonte foto: pixabay)

Da domani scattano le sanzioni per chi rifiuta i pagamenti con Pos. Per commercianti e professionisti che non permetteranno ai clienti di pagare con bancomat o carta di credito partiranno infatti le multe una sanzione amministrativa di 30 euro, aumentata del 4% del valore della transazione per la quale sia stata rifiutata l’accettazione del pagamento. L’ultimo decreto Pnrr ha infatti anticipato di sei mesi l’entrata in vigore delle multe (più volte previste ma sempre rimandate), che originariamente era prevista dal 1° gennaio 2023 e che è stata anticipata al 30 giugno 2022.

Il Codacons ricorda che si tratta di una misura attesa da otto anni. L’obbligo di accettare i pagamenti con Pos infatti c’era ma non c’era la sanzione in caso di rifiuto. Già a partire dal 2014, grazie al decreto legge numero 179/2012 del Governo Monti, era stato introdotto in Italia l’obbligo per negozianti e professionisti di accettare i pagamenti con Pos, misura poi confermata ed estesa a partire dall’1 luglio 2020 dal decreto Fiscale collegato alla Legge di Bilancio (n. 124/2019) – ricostruisce il Codacons – Nessuna delle due norme, tuttavia, aveva introdotto sanzioni per gli esercenti che rifiutavano pagamenti con carte e bancomat.

Pagamenti con Pos, da domani la multa a chi li rifiuta

«Domani 30 giugno 2022, così come da Decreto legge 36 del 30 aprile 2022 del Consiglio dei ministri (Ulteriori misure urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza PNRR), entrano in vigore con 6 mesi di anticipo le disposizioni che, in caso di mancata accettazione da parte di esercizi commerciali, imprese e professionisti dei pagamenti con bancomat e carte di credito, prevedono una sanzione amministrativa di 30 euro, aumentata del 4% del valore della transazione per la quale sia stata rifiutata l’accettazione del pagamento – spiega il Codacons – Ad esempio, in caso di rifiuto di un pagamento di 100 euro tramite il Pos, il commerciante andrebbe incontro ad una sanzione da 34 euro (30 euro di ammenda fissa e 4 euro per quella variabile)».

La novità riguarderà molte figure professionali, artigiani come falegnami, fabbri e idraulici, ristoratori e baristi, negozianti e ambulanti, professionisti in genere, come notai, avvocati, ingegneri, geometri, commercialisti, medici, consulenti del lavoro, dentisti.

Si adegueranno tutti? «Da domani 30 giugno – annuncia il Codacons – raccoglieremo in tutta Italia le segnalazioni dei cittadini circa professionisti e commercianti che rifiuteranno i pagamenti con Pos, e siamo pronti a presentare una raffica di denunce alle autorità preposte contro esercenti e operatori scorretti, ai fini delle dovute sanzioni previste dalla legge».

Assotabaccai: escludere dalle sanzioni tabaccherie e ricevitorie

Nel frattempo Assotabaccai, aderente a Confesercenti, chiede di escludere dalle sanzioni tabaccherie e ricevitorie e di ridurre i costi per incentivare la moneta elettronica.

«Chiediamo quanto prima un confronto con il Governo in merito all’esclusione delle tabaccherie/ricevitorie dall’obbligo di pagamento con moneta elettronica per quanto riguarda i generi di monopolio – dice Assotabaccai – Si tratta di una misura inopportuna e che rischia, inoltre, di aumentare gli oneri, a volte più alti dello stesso margine di guadagno. Bisogna creare, invece, le condizioni perché i costi di gestione delle transazioni bancarie, effettuate utilizzando la moneta elettronica, siano ridotti o addirittura azzerati: questa è la strada maestra da seguire per incentivarne l’uso».

Per la sigla, l’entrata in vigore della norma con le sanzioni in caso di mancato uso del Pos «rischia di tradurre il provvedimento in costi insostenibili per le imprese più piccole, specie a conduzione familiare, ma annullerebbe lo stesso principio condivisibile alla base delle sanzioni per alcune tipologie di impresa: la lotta all’evasione fiscale, tramite l’obbligo di accettazione di pagamenti con carta e bancomat, è un controsenso nel caso delle tabaccherie che sono, infatti, concessionarie dello Stato».


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