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Consumo di suolo, fenomeno in crescita

Ci sono 135 metri quadrati di cemento per ogni bambino che nasce. Nel 2019 sono andati persi altri 57 km2 di territorio nazionale al ritmo di due metri quadrati di suolo al secondo, 16 ettari al giorno.

È un dato impietoso, quello usato dall’Ispra per fotografare lo stato del consumo di suolo in Italia, confrontato con l’andamento demografico. In parole povere: la popolazione è stabile o diminuisce, il consumo di suolo invece aumenta, e aumentano le superfici artificiali, ricoperte da cemento o asfalto.

«Ogni abitante del nostro Paese oggi ha in “carico” 355 m2 di superfici occupate da cemento, asfalto o altri materiali artificiali, un valore che cresce di quasi 2 m2 l’anno, con la popolazione che, invece, diminuisce sempre di più. Considerando il calo delle nascite, è come se avessimo costruito 135 m2 per ogni nato nel 2019».

 

 

Consumo di suolo, ritmo insostenibile

Il Rapporto ISPRA SNPA “Il consumo di suolo in Italia 2020”, presentato oggi, denuncia che continua ad aumentare il livello di artificializzazione e di impermeabilizzazione del territorio. Questo fa perdere, spesso in modo irreversibile, aree naturali e agricole. E l’attuale andamento è molto lontano dagli obiettivi di Sviluppo Sostenibile al 2030.

«Il consumo di suolo, il degrado del territorio e la perdita delle funzioni dei nostri ecosistemi», si legge nel Rapporto, «continuano a un ritmo non sostenibile, mentre il rallentamento progressivo delle nuove coperture artificiali rispetto agli anni 2000, ascrivibile prevalentemente alla crisi economica, si è fermato e la velocità di trasformazione del territorio a scapito del suolo naturale si è ormai stabilizzata in oltre 50 chilometri quadrati l’anno, anche a causa dell’assenza di interventi normativi efficaci in buona parte del Paese o dell’attesa della loro attuazione e della definizione di un quadro di indirizzo omogeneo a livello nazionale».

Consumo di suolo nelle aree a rischio sismico e idrogeologico

Lo spreco di suolo continua inoltre ad avanzare nelle aree a rischio idrogeologico e sismico.

«La copertura artificiale avanza anche nelle zone più a rischio del Paese: nel 2019 – dice l’Ispra – risulta ormai sigillato il 10% delle aree a pericolosità idraulica media P2 (con tempo di ritorno tra 100 e 200 anni) e quasi il 7% di quelle classificate a pericolosità elevata P3 (con tempo di ritorno tra 20 e 50 anni). La Liguria è la regione con il valore più alto di suolo impermeabilizzato in aree a pericolosità idraulica (quasi il 30%). Il cemento ricopre anche il 4% delle zone a rischio frana, il 7% di quelle a pericolosità sismica alta e oltre il 4% di quelle a pericolosità molto alta».

Ci sono differenze a livello regionale e comunale. Il Veneto è la regione che nel 2019 consuma più suolo, con un aumento di 785 ettari, ma meno del 2017 e del 2018; seguono Lombardia (+642 ettari), Puglia (+625), Sicilia (+611) ed Emilia-Romagna (+404). A livello comunale, Roma, con un incremento di suolo artificiale di 108 ettari, si conferma il comune italiano con la maggiore quantità di territorio trasformato in un anno.

 

 

grafico consumo di suolo
Consumo di suolo. Ispra 2020

 

Danni economici

Consumo di suolo significa anche perdita di produzione agricola e danni economici. In sette anni, fra il 2012 e il 2019, la perdita di produzione agricola collegata al consumo di suolo e stimata dal Crea raggiunge i 3.700.000 quintali mentre il danno economico stimato è di quasi 7 miliardi di euro, che salirebbe a 7 miliardi e 800 milioni se tutte le aree agricole fossero coltivate ad agricoltura biologica.

Oltre al consumo di suolo, denuncia l’Ispra, su quasi un terzo del paese aumenta dal 2012 ad oggi il degrado del territorio dovuto anche ad altri cambiamenti di uso del suolo, alla perdita di produttività e di carbonio organico, all’erosione, alla frammentazione e al deterioramento degli habitat, con la conseguente perdita di servizi ecosistemici.

Il consumo di suolo cresce sulla costa

C’è qualche dato positivo? La Valle d’Aosta segna solo 3 ettari di territorio impermeabilizzato nell’ultimo anno ed è la prima regione italiana vicina all’obiettivo “Consumo di suolo 0”. Si dimezza la quantità di suolo perso in un anno all’interno delle aree protette (61,5 ettari di suolo compromesso nel 2019, di questi 14,7 concentrati nel Lazio e 10,3 in Abruzzo).

La situazione però sempre più grave sulle coste: già cementificate per quasi un quarto della loro superficie, il consumo di suolo cresce con un’intensità 2-3 volte maggiore rispetto a quello che avviene nel resto del territorio.

 

costruzioni

 

Scenari futuri e sviluppo sostenibile

Questa tendenza porta a stimare il nuovo consumo di suolo in 1.556 km2 tra il 2020 e il 2050. Ancor peggio andrebbe se si seguisse la velocità di consumo di suolo degli anni 2000. Con una riduzione progressiva, si avrebbe ancora un aumento delle aree artificiali di 721 km2 prima dell’azzeramento al 2050. Sono tutti obiettivi lontani dallo sviluppo sostenibile. s
Servirebbero insomma più aree naturali.

«Sono tutti valori molto lontani dagli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 che, sulla base delle attuali previsioni demografiche, imporrebbero un saldo negativo del consumo di suolo – dice l’Ispra – Ciò significa che, a partire dal 2030, la “sostenibilità” dello sviluppo richiederebbe un aumento netto delle aree naturali di 316 km2 o addirittura di 971 km2 che andrebbero recuperati nel caso in cui si volesse assicurare la “sostenibilità” dello sviluppo già a partire dal 2020».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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