La spesa delle famiglie negli alberghi sul mare, estate 2020
Alberghi sul mare, sette su dieci accettano il bonus vacanza ma condizionato
Il 70% degli alberghi sul mare accetta il bonus vacanza ma spesso condizionato a una spesa minima o a un numero minimo di giorni. I prezzi sono stabili per otto strutture su dieci, ma ci sono forte differenze fra mar Adriatico e Tirreno. L’indagine del Centro Studi Ircaf sulla spesa delle famiglie in vacanza
Il 70% degli alberghi sul mare accetta il bonus vacanza ma spesso condizionato a una spesa minima o a un numero minimo di giorni. Rispetto allo scorso anno, i prezzi sono stabili per oltre otto alberghi su dieci. Cambiano però a seconda delle regioni: il mar Tirreno in media è più costoso dell’Adriatico.
La prima estate post lockdown vede anche un certo cambiamento nell’offerta alberghiera, perché le nuove misure di sicurezza – distanziamento fra i tavoli, divieto di buffet – hanno suggerito una riorganizzazione del servizio. Non poche strutture, in particolare nell’Adriatico ed in Romagna, per non dovere ridurre la capienza a causa del distanziamento fra i tavoli, hanno rinunciato all’offerta di pensione completa, limitandosi alla mezza pensione, magari accompagnata da convenzioni con ristoranti vicini.
La spesa delle famiglie negli alberghi sul mare
È il quadro che emerge dalla prima indagine nazionale sulla spesa delle famiglie negli alberghi sul mare, realizzata dal Centro Studi Ircaf.
I ricercatori hanno contattato un target rappresentato dagli alberghi a tre stelle, tipologia di offerta tipica del turismo familiare, e hanno chiesto a 128 strutture di tutte le 15 regioni che affacciano sulla costa un preventivo per 2 adulti e 1 bambino di 12 anni per una settimana nei periodo 18/25 luglio (sette notti) e 8/15 agosto nelle modalità “pensione completa” e “mezza pensione”.

Mare che vai, prezzo che trovi
Mare che vai, prezzo che trovi. Le differenze sono molto nette anche fra regioni. In media, per una settimana di vacanza a luglio, in pensione completa una famiglia di tre persone paga 1475 euro. Di più sul mar Tirreno/Ligure, dove si arriva a quasi a 1550 euro, di meno sulla costa adriatica e ionica dove ci si ferma a poco meno di 1400 euro.
La spesa media nazionale per una pensione completa nella settimana top di agosto (8-15 agosto) è di 1818 euro, il 23% in più rispetto alla settimana di luglio. Anche in questo caso, i prezzi più alti sono sulla costa tirrenica e ligure dove servono 1937 euro, mentre i costi sono inferiori sull’Adriatico e sullo Ionio dove ci si ferma a 1692 euro.
Per la pensione completa, a luglio sulla costa Tirrenica /Ligure si paga il 10,9 % in più rispetto a chi ha scelto la costa Adriatica /Ionica, mentre ad agosto questa differenza si amplia al +14,4 %.
Per la mezza pensione nella stessa settimana di luglio la spesa media nazionale è di 891 euro a fronte di una spesa media della settimana di agosto di 1104 euro ovvero il 24% in più.

La differenza fra regioni
Le differenze sono ancor più marcate, dice il Centro Studi Ircaf, se si confronta la spesa media per regione sia nella settimana di luglio che in quella di agosto. A fronte di una spesa media di 1232 euro per una settimana di pensione completa in Puglia in questa settimana di luglio, la più competitiva, seguita dall’Abruzzo a 1267 euro, dalla Emilia Romagna a 1286 euro, e Calabria 1335 euro, la Sicilia invece svetta per la spesa più elevata con 1848 euro, seguita dalla Toscana con 1682 euro, dal Molise con 1673 euro e dal Lazio con 1656 euro. Differenza tra le due punte estreme (Sicilia e Puglia) del 50%.
Ad agosto in pensione completa, ai due estremi c’è il Veneto con una spesa media di 1606 euro, seguita dall’Emilia Romagna con 1633 euro e dalla Puglia con 1635 euro, e all’altro la Sicilia con 2144 euro, seguita dalla Toscana con 2040 euro e dal Lazio con 2025 euro. La differenza fra la tariffa più conveniente e quella più costosa è del 33%.
Bonus vacanza, ok condizionato per sette alberghi su dieci
Sì al bonus vacanza ma con qualche condizione. Dalla ricerca emerge che il 70,9% degli alberghi dichiara di accettare in pagamento i “bonus vacanza”, mentre circa 3 alberghi su 10 (il 29,1%) non li accettano. Una parte degli alberghi che accetta il bonus, però, li subordina a una spesa minima o a un minimo di giorni di soggiorno.
«Il fenomeno dell’accettazione e spesso “condizionata” del bonus vacanze – spiega il Centro Studi – per molti albergatori rappresenta un atto di fiducia e investimento sui turisti italiani, in questa grave emergenza, per riuscire a coprire i costi di gestione e rimanere aperti».

