tutela ambientale

Fase 2 e lotta al cambiamento climatico

Unione europea e sviluppo sostenibile, a che punto siamo? Avanti ma non troppo veloce. Più avanti rispetto al resto del mondo ma col rischio che tutto venga vanificato, se non si colma il ritardo che comunque emerge da tanti obiettivi rimasti al palo e dalle differenze fra regioni e regioni, Stato e Stato.

Tracciare un quadro che riguarda l’intera Unione non è facile ma l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile ci ha provato. Emerge che «l’Unione europea è l’area più avanzata rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu, tuttavia permangono gravi ritardi che rischiano di far fallire il piano di azione su cui si sono impegnati tutti i Paesi del mondo nel 2015».

 

 

 

La Ue e gli obiettivi di Sviluppo sostenibile

La Ue avanza in molti obiettivi, come salute, educazione, energia; rimane stabile per altri goal di rilievo, come povertà, fame e disuguaglianze; peggiora su ecosistemi terrestri e cooperazione internazionale.

Per la prima volta, l’ASviS ha misurato la situazione di ogni Paese UE rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile nel dossier “The European Union and the Sustainable Development Goals”, con un lavoro di analisi elaborato a partire dai dati Eurostat, per valutare i progressi dell’Europa e confrontare le performance relative dei singoli Paesi rispetto alla media della Ue.

Cosa emerge? Fra il 2010 e il 2017, dice l’Asvis, la situazione migliora per nove Obiettivi (salute, educazione, parità di genere, energia, occupazione, città, produzione e consumo, cambiamento climatico ed ecosistema marino), peggiora per due (ecosistemi terrestri e cooperazione internazionale), mentre per cinque (povertà, fame, infrastrutture, disuguaglianze, pace e giustizia) la situazione resta invariata (per l’Obiettivo 6, acqua pulita e servizi igienico-sanitari, non è stato possibile creare un indicatore composito per mancanza di dati). Se si restringe l’analisi al periodo compreso fra il 2016 e il 2017 ci sono miglioramenti nei due terzi dei casi.

«I risultati medi europei – dice il presidente dell’ASviS Pierluigi Stefanini – nascondono, per gran parte degli Obiettivi, situazioni molto differenziate tra gli Stati membri. Le nuove politiche europee devono cercare di ridurre queste differenze, che minano la fiducia nell’Europa dei cittadini che vivono nei Paesi in fondo alla classifica del benessere».

In campo c’è anche il Green New Deal annunciato dalla nuova Commissione europea.

«La scelta della nuova Commissione europea di mettere l’Agenda 2030 al centro di tutte le politiche – commenta il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini – è molto importante e avrà notevoli riflessi anche sul modo in cui l’Italia deve disegnare e condurre le sue politiche. Non a caso, le recenti Comunicazioni sul Green New Deal, sull’organizzazione del Semestre europeo e sul Patto di Stabilità sono costruite intorno all’Agenda 2030 e aprono nuovi scenari. Il nostro Paese deve decidere se sostenere queste innovazioni o avere un atteggiamento conservatore. Non sono cambiamenti indolori, ma l’Italia ha tutto da guadagnare da politiche e fondi europei orientati verso la sostenibilità economica, ambientale e sociale».

 

 

Gli obiettivi di sviluppo sostenibile

Fra i diversi obiettivi misurati, il miglioramento legato a salute e benessere riguarda l’aumento della speranza di vita in tutti gli Stati europei e la diminuzione significativa del tasso di mortalità da tubercolosi, epatite e HIV (-28% rispetto al 2010); diminuisce inoltra la quota della popolazione con necessità insoddisfatta di cure mediche, ridottasi di 1,4 punti percentuali rispetto al 2010.

Passi avanti anche per l’istruzione di qualità, equa e inclusiva: aumenta la popolazione europea con un’educazione terziaria (39,9% nel 2017, quota sostanzialmente in linea con l’obiettivo del 40% della Strategia Europa 2020), e quella relativa agli adulti che partecipano alla formazione continua (10,9% nel 2017, livello comunque lontano dal 15% di Europa 2020). Diminuisce sensibilmente il tasso di uscita precoce dal sistema scolastico, sebbene negli ultimi anni l’intensità del miglioramento si sia ridotta, il che mette a rischio il conseguimento del valore del 10% della Strategia Europa 2020.

Buono l’andamento anche per la produzione e il consumo sostenibile e per la lotta al cambiamento climatico, quest’ultima legata alla riduzione dell’intensità di emissioni del consumo energetico (-6% tra il 2010 e il 2017) e delle emissioni di gas a effetto serra. Quest’ultime, dice l’Asvis, sono diminuite del 10% rispetto al 2010, superando l’obiettivo della Strategia Europa 2020, nonostante il fatto che negli ultimi quattro anni la situazione non mostri miglioramenti significativi.

Quello che peggiora…

La situazione della Ue peggiora invece per due Obiettivi. Il primo è il goal relativo all’uso ecosostenibile dell’ecosistema terrestre e allo stop alla perdita di biodiversità: in questo caso si peggiora soprattutto perché c’è un significativo aumento della impermeabilizzazione del suolo da copertura artificiale, cresciuta di circa 350 km2 all’anno (un’area superiore alla superficie di Malta) nel periodo 2006-2015. P

eggiora anche l’obiettivo che riguarda la cooperazione internazionale. L’andamento negativo risente delle diminuzioni sul piano delle importazioni europee da Paesi in via di sviluppo e dell’aumento del debito pubblico. Questi peggioramenti, spiega l’Asvis, sono solo in parte bilanciati dalla crescita della quota di Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) sul reddito nazionale lordo. Inoltre, la quota di tasse ambientali sul totale delle entrate fiscali è diminuita continuamente dal 2010, attestandosi al 6,1% nel 2017.

Ue stabile su lotta alla fame e povertà

Su altri obiettivi la Ue è stabile. Non è una buona notizia, se si considera che fra questi ci sono il secondo goal dell’Agenda 2030 – porre fine alla fame nel mondo – e anche il primo. Il primo obiettivo dello Sviluppo sostenibile è quello di porre fine a ogni forma di povertà.

L’indicatore di riferimento, spiega l’Asvis, diminuisce fino al 2014 per l’aumento della popolazione a rischio di povertà ed esclusione sociale e di quella che vive in famiglie a bassa intensità lavorativa. Dal 2016 c’è un miglioramento e nel 2017 raggiunge il valore più basso l’indice di grave deprivazione materiale. Attenzione però, perché le persone a rischio povertà sono ancora tante e non raggiungono l’obiettivo che l’Europa si era data.

Dice l’Asvis: «Nonostante la quota delle persone a rischio di povertà ed esclusione sociale diminuisca al 22,4% tra il 2016 e il 2017, il valore conseguito di 113 milioni di persone è ancora lontano da quello (96,1 milioni) fissato per il 2020 dalla Strategia Europa 2020».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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