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Informazione sul Covid19, il punto su quello che stanno facendo Facebook, Twitter e Google

Pagine che puntano a fonti ufficiali. Divieti e limitazioni alle pubblicità di prodotti legati alla pandemia e al tentativo di lucrarci sopra. Contrasto alla disinformazione e tentativo di porre un freno alla diffusione di informazioni false, fuorvianti, alle stesse catene di messaggi che con informazioni scorrette che circolano su WhatsApp. Sono le principali misure adottate da Google, Facebook e Twitter sul Covid-19, sull’informazione e sulla disinformazione durante la pandemia.

A fare il punto su Covid-19 e social media, sulle strategie di informazione messe e sulle principali misure adottate da social media e big player, è l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Le direttrici che si possono individuare nell’azione online di Facebook, Twitter e Google riguardano la promozione di pagine, sezioni e link con rimandi alle fonti ufficiali, il divieto di fare pubblicità a prodotti che potrebbero sfruttare la situazione, le misure di contrasto alla disinformazione e alla diffusione di false notizie.

 

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Coronavirus, informazioni, fake news

 

Informazione sul Covid-19, le principali misure di Facebook

Garantire informazioni corrette è una delle direttrici su cui si è improntata l’azione di Facebook, che ha realizzato la pagina Centro informazioni sul Covid‐19.

Nella versione italiana ci sono aggiornamenti in tempo reale sul Covid-19 provenienti dal Ministero della Salute, dalla Protezione Civile, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero dell’Istruzione e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e ci sono articoli utili, video e post sul tema del distanziamento sociale e della prevenzione della diffusione del virus.

Facebook e Instagram hanno messo a disposizione spazi pubblicitari gratuiti per consentire al Governo italiano di diffondere campagne di sensibilizzazione sul Coronavirus.

C’è poi attenzione alla diffusione di false informazioni.

«Facebook e Instagram – spiega il focus dell’Agcom – monitorano dichiarazioni false o relative a teorie complottistiche e si impegnano a rimuovere contenuti che potrebbero essere potenzialmente dannosi».

Su Messenger e WhatsApp l’obiettivo è quello di frenare le catene di messaggi con informazioni scorrette. Per questo è stato fissato un limite al numero di rinvii di messaggi che si possono inoltrare su WhatsApp con l’obiettivo di “contenere la viralità dei contenuti”. Questo ha fatto ridurre del 25% il numero di messaggi inoltrati ogni giorno su WhatsApp.

C’è poi il divieto di sfruttare la situazione di emergenza per gli annunci pubblicitari.

«Sono vietate pubblicità di prodotti che fanno riferimento all’emergenza da Coronavirus laddove questa ingeneri un senso di urgenza nella domanda di beni di prima necessità, come per esempio nel caso di una fornitura limitata, o che suggerisca prodotti terapeutici che impediscano di contrarre il virus. Inoltre, su Facebook e Instagram sono temporaneamente vietate le pubblicità e gli annunci commerciali, come quelli su Marketplace, relativi a maschere mediche di protezione, disinfettanti per le mani, salviette disinfettanti per superfici e kit di test COVID‐19».

 

coronavirus social distancing
Covid-19 e social distancing

 

Informazione sul Covid-19, l’azione di Twitter

Come Facebook, anche Twitter indirizza gli utenti alle alle informazioni provenienti da fonti autorevoli, come i Ministeri della Salute dei loro rispettivi paesi, quando cercano su Twitter #COVID19 o termini correlati. È una funziona ora attiva in 62 paesi in tutto il mondo, tra cui l’Italia, e in 23 lingue, incluso l’italiano.

La “pagina degli eventi Covid-19” riunisce e mette in risalto i tweet sul tema COVID‐19 provenienti da fonti ufficiali autorevoli.

L’azione del social media è anche nei confronti della pubblicità, con il blocco di quella che promuove prodotti legati al Covid-19.

«Twitter – spiega l’Agcom – ha comunicato che sta bloccando qualsiasi tentativo da parte degli inserzionisti di utilizzare opportunisticamente l’epidemia per indirizzare annunci inappropriati; ad esempio, stanno vietando la promozione di tutte le maschere mediche a causa della forte correlazione con il Covid‐19. Più in generale, Twitter sta vietando tutti i contenuti promossi che fanno riferimento al COVID‐19, tranne per alcune eccezioni, come nel caso degli annunci di servizio pubblico approvati da enti governativi e sovranazionali».

Covid-19, Google e il contrasto alla disinformazione

Google ha comunicato di rimuovere la disinformazione relativa al Covid‐19 da YouTube, Google Maps e dalle piattaforme di sviluppo come Play, oltre che su tutti gli annunci. Su YouTube segnala che sono stati rimossi migliaia di video correlati a informazioni pericolose o fuorvianti sul coronavirus e che promuovono metodi non provati dal punto di vista medico per prevenire il coronavirus.

Nella rimozione dei contenuti che violano le politiche relative al Covid-19 rientrano ad esempio video e contenuti che promuovono metodi non comprovati dal punto di vista medico per prevenire il coronavirus invece di cure mediche. Stop dunque a contenuti con “rimedi casalinghi” al posto di cure mediche, che incoraggiano a usare sostanze nocive, che fanno riferimento all’uso di rituali al posto delle cure.

Stop anche a «contenuti che contestano o mettono in discussione esplicitamente l’autorevolezza dell’OMS o delle indicazioni consigliate dalle autorità sanitarie locali sul distanziamento sociale e sull’autoisolamento che potrebbero indurre le persone ad agire contro tali indicazioni».

C’è un freno alla pubblicità anche su Google. Da gennaio sono stati bloccati centinaia di migliaia di annunci pubblicitari che tentavano di capitalizzare sulla pandemia di coronavirus. Google ha anche annunciato un divieto temporaneo per tutti gli annunci relativi a mascherine e respiratori medici.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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