smart working

Servizi digitali, italiani fra digitalizzazione e nuove preoccupazioni

Servizi digitali, italiani sempre più connessi (e preoccupati del benessere digitale)

Studio dell’EY Digital Home Study: con la pandemia i servizi digitali sono sempre più diffusi. Smart working, dad, videochiamate e streaming tv cambiano lo stile di vita ma sono fonte di nuove preoccupazioni per la privacy e il benessere digitale degli utenti. Che ogni tanto cercano di “staccare”

Con la pandemia i servizi digitali sono diventati sempre più diffusi e sempre più quotidiani. Il digitale in casa significa smart working e didattica a distanza, videochiamate e servizi online, streaming tv. Sono servizi digitali che hanno cambiato i confini della casa – molto si è fatto nelle quattro mura, dalla scuola al lavoro a distanza ai contatti interpersonali – e hanno accelerato la digitalizzazione del paese, come è stato spesso detto.

Gli italiani hanno sperimentato nuovi servizi, o comunque servizi prima meno diffusi, come la tv in streaming e le stesse videochiamate di lavoro. Allo stesso tempo sono preoccupati per il loro benessere digitale. Non sarà forse un caso che la metà di loro cerca di ritagliarsi una pausa completa dall’uso dei dispositivi digitali – una sorta di digital detox periodico. E sono preoccupati per la privacy.

Servizi digitali, pandemia e tecnologia

Sono diversi gli spunti di riflessione sui cambiamenti digitali indotti dalla pandemia e dal suo impatto sui servizi digitali, sulla casa, sulle connettività fissa e le tecnologie domestiche, contenute nell’EY Digital Home Study, uno studio condotto tra dicembre 2020 e gennaio 2021 su un campione di 18.000 famiglie in diversi paesi del mondo, di cui 3.200 in Italia.

«Specie durante i lunghi periodi di lockdown abbiamo assistito alla nascita o al consolidamento di nuovi stili di vita – dice l’indagine –  Smart working, didattica a distanza, videochiamate, tv streaming e servizi online: sono tutte azioni entrate a far parte dell’agire quotidiano. Non a caso uno dei settori che più è cambiato a causa dell’emergenza sanitaria è quello della connettività fissa di casa».

La tecnologia è stata un aiuto fondamentale. Il nuovo scenario, specialmente il periodo di isolamento domestico forzato, ha portato a una crescita complessiva del 54% dell’uso di connettività domestica.

Il digitale ha permesso di mantenere i contatti personali e professionali. Milioni di famiglie hanno sperimentato nuovi servizi online in misura perfino maggiore rispetto ad altri Paesi. Chiamate video di lavoro, servizi sanitari online, dad.

«In particolare – dice la ricerca – il 32% ha svolto per la prima volta videochiamate per lavoro, una percentuale ben più elevata rispetto a quella di Francia (20%) e Germania (18%). Il 30% degli italiani si è poi avvalso della novità dell’Home Education, un ambito in cui i francesi ed i tedeschi risultano più indietro: rispettivamente 12% ed 11%. Il nostro Paese svetta anche nell’utilizzo di servizi sanitari digitali (23%), superando di ben dieci punti i due competitor europei».

 

streaming tv
Streaming tv

 

Streaming e benessere digitale

Nelle case degli italiani sono entrati con gran rilievo i servizi di streaming, che hanno conquistato il tempo libero. Il 60% degli intervistati ritiene che un abbonamento ad un servizio di streaming abbia un valore maggiore rispetto a quello a una pay TV.

Questo non significa che non ci siano problemi. Gli italiani sono anche preoccupati del loro benessere digitale e in generale dell’impatto della tecnologia sul benessere psicofisico.

Oltre la metà (il 52%) dei cittadini cerca di ritagliarsi momenti di pausa completa dall’utilizzo dei dispositivi, una quota più ampia rispetto a quella di Stati Uniti (48%), Regno Unito (46%), Francia (45% ) e Germania (45%).

A preoccupare sono privacy e protezione dei dati personali, fonte di ansia per ben il 66% degli italiani che si mostra molto cauto nel condividere informazioni online. Su questo ambito l’Italia appare più preoccupata della Germania (61%) ma meno rispetto alla Francia (73%), agli Stati Uniti (72%) e alla Gran Bretagna (71%).

«La pandemia ha accelerato sensibilmente i processi di digitalizzazione nel Paese portando a sperimentare i benefici e le sfide della connettività, oggi più che mai anche nel contesto domestico – spiega Irene Pipola, Partner EY, Responsabile consulting per il settore TMT – Attività e servizi digitali come smart working e videocall, che molti di noi hanno sperimentato per la prima volta durante il lockdown, continueranno a essere richiesti e utilizzati in futuro, anche se probabilmente in misura minore. È tuttavia importante soffermarsi su un altro aspetto che ha portato con sé questa digitalizzazione: la crescita dei servizi online ha amplificato certe paure e preoccupazioni, soprattutto quelle legate a possibili violazioni della privacy e all’impatto delle tecnologie sul proprio benessere psicofisico (il 50% degli italiani è più preoccupato di prima per le conseguenze dell’utilizzo di internet)».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

Parliamone ;-)