Spreco alimentare, Fondazione Barilla: un terzo del cibo prodotto viene buttato

Piatti deliziosi ottenuti dagli avanzi. Non bisogna essere uno chef per ricreare buone pietanze dal cibo rimasto in casa – in fondo lo facevano anche le nonne – ma di sicuro guardare uno chef all’opera può dare qualche spunto utile per combattere, anche fra le pareti domestico, quello spreco di cibo che ha assunto nel tempo proporzioni enormi. Ogni anno un terzo del cibo del mondo viene infatti sprecato senza neanche arrivare a tavola perché va a male in azienda, diventa immangiabile durante la distribuzione, si perde, viene gettato nei negozi, in ristoranti e in cucina. E questo ha un forte impatto ambientale e ripercussioni sociali enormi.

A puntare i riflettori su questo fenomeno sono Fondazione Barilla e Fondazione Thompson Reuters, che hanno presentato a Londra il Food Sustainability Media Award, premio internazionale destinato alle storie giornalistiche che affrontano – e provano a superare – i paradossi del cibo. E per l’occasione lo chef Francesco Mazzei ha lanciato la sua proposta: in cucina si possono cucinare gli alimenti che si hanno a disposizione senza buttare via niente – e qui un video nel quale lo si vede all’opera nelle creazione di piatti deliziosi dagli avanzi della cucina.

Lo spreco di cibo ha un impatto ambientale enorme. L’impronta di carbonio dei rifiuti alimentari corrisponde a 1/3 delle emissioni annuali derivanti dai carburanti fossili, ricorda la Fondazione Barilloa, e riducendo lo spreco di cibo nei soli Stati Uniti del 20% in 10 anni si otterrebbe una riduzione delle emissioni serra annuali di 18 milioni di tonnellate. Ci sono poi le conseguenze sociali: ogni anno un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato, una cifra quattro volte superiore a quella che sarebbe necessaria per sfamare 800 milioni di persone denutrite al mondo.

Il comportamento dei vari paesi nella lotta allo spreco è diverso. Alcuni devono ancora lavorare molto per contrastare lo spreco alimentare. Una panoramica della situazione viene tracciata dal Food Sustainability Index – Indice realizzato da Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) e The Economist Intelligence Unit su 25 Paesi che rappresentano oltre i 2/3 della popolazione mondiale e l’87% del PIL globale- L’indice evidenzia che fra i paesi che devono ancora lavorare molto ci sono Arabia Saudita (che spreca 427 Kg di media a persona in un anno), Indonesia (300kg) ed Emirati Arabi (169 Kg). Fra i paesi più virtuosi nella lotta agli sprechi ci sono Francia, Australia e Sudafrica.

L’Italia, grazie alla legge del 2016 contro lo spreco alimentare, appare tra le realtà che sta facendo i passi avanti più importanti, con un 9° posto ottenuto in termini di “cibo perso e sprecato”. Deve però migliorare altri aspetti e soprattutto contrastare lo spreco domestico, quello del consumatore finale che arriva a buttar via una media di 110,5 Kg di cibo all’anno. Come comportarsi? Utile è riportare la ricetta dello chef Mazzei: “Noi cuochi impariamo da piccoli a non buttar via niente: la prima regola in cucina è che non si spreca nulla. Partendo da questo si costruisce la carriera di un cuoco. Ma qui parliamo di una regola che dovrebbe valere anche in casa e nella vita di tutti i giorni. Basterebbe mettere i prodotti “vecchi” davanti, sugli scaffali o in frigo, e quelli “nuovi” dietro, così da usare prima quel cibo che è da qualche giorno in più in casa. O ancora, non gettare quello che abbiamo cucinato il giorno prima senza consumarlo. Penso ai maccheroni “della domenica”: quelli che restano possono essere facilmente re-impastati con uova e pecorino e serviti il giorno dopo come frittata. Ma una cosa fondamentale è saper comprare: prendete sempre il necessario, programmando gli acquisti. Bastano poche accortezze come queste per riuscire già a limitare lo spreco di alimentare”.  

 

Notizia pubblicata il 11/05/2017 ore 16.51

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