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Un anno di Covid sulla filiera agroalimentare. I cambiamenti nei consumi

Un anno di Covid sulla filiera agroalimentare si fa sentire. Ci sono stati grandi cambiamenti nei consumi degli italiani. In parte probabilmente temporanei, come quelli che hanno premiato le vendite di tutti gli ingredienti necessari a cucinare in casa. In parte, però, si tratta di cambiamenti che continueranno ad avere un impatto sulla filiera agroalimentare e sui comportamenti dei consumatori. Ad esempio il passaggio dal globale al locale, l’home working e l’organizzazione dei pasti in casa, il food delivery e il rapporto col cibo. Nonché la crescita esponenziale dell’e-commerce.

Un anno di Covid sulla filiera agroalimentare

«Non tutte le filiere dell’agroalimentare sono state toccate in egual misura dalla crisi innescata dalla pandemia», dice l’Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) che ha da poco pubblicato il IV Rapporto dedicato alla domanda e offerta dei prodotti alimentari nell’emergenza Covid-19.

«Ci sono stati comparti come l’ortofrutta fresca e trasformata, quello dell‘olio di oliva, e della pasta, che hanno potuto contare su una compensazione del calo delle vendite Horeca (-42% stimato dall’Ismea), grazie all’ incremento record degli acquisti tra le mura domestiche (+7,4% secondo l’osservatorio Ismea-Nielsen)».

Altri settori invece, come il vino, l’ittico e il florovivaismo, hanno risentito negativamente delle limitazioni ai pubblici esercizi e della stretta sul turismo e sulle cerimonie.

 

pizza
Food delivery e spesa online

La spesa dei consumatori nel 2020

All’aumento della spesa del 7,4% hanno contribuito tutti i comparti ma per alcuni prodotti l’interesse dei consumatori è stato più alto.

E così nel 2020 la spesa degli italiani per le uova è cresciuta del 15% con picchi del 42% nei primi tre mesi di emergenza, da marzo a maggio. Aumenti importanti di spesa ci sono stati per le carni (più 9,8% rispetto al 2019).

I consumatori hanno aumentato gli acquisti di formaggi (+9,7%) anche in quanto ingredienti delle ricette fatte in casa. Nel latte, è ancora una volta l’UHT a trainare le vendite (+8,7%), mentre continua a flettere l’interesse per il fresco (-5%).

I consumatori hanno aumentato la spesa per le patate (+13%), cui si è contrapposta la flessione per i prodotti di IV gamma (-5,4%). Fra i trasformati invece emerge l’incremento della spesa per i prodotti a base di pomodoro (+13%) e per i surgelati (+9,3%).

Gli italiani hanno comprato meno succhi di frutta e più arance per fare spremute: più 15,5% è la spesa per gli agrumi mentre i succhi di frutta sono diminuiti del 2,8%.

Nel 2020 aumenta l’acquisto di pasta e riso ma c’è meno pane sulle tavole degli italiani. Pane fresco e dolci da ricorrenza segnano una flessione rispettivamente dell’8% e del 12%. La star dell’anno sicuramente è stata la farina: la spesa è aumentata del 38% rispetto al 2019. Segno positivo anche per i primi piatti pronti (+15%), le pizze surgelate (+10,5%), per la pasta di semola (+8,9%) e per il riso (+9,5%).

 

Cibo a domicilio
Cibo a domicilio

 

L’eredità del Covid sulla filiera agroalimentare

Certamente descrivere un fenomeno mentre è ancora in atto è impresa ardua. Ed è dunque difficile comprendere quali saranno le conseguenze della pandemia nella filiera agroalimentare. L’Ismea però riconosce che la parola chiave sarà “cambiamento” e quindi cerca di individuare alcune delle principali eredità lasciate dal Covid-19 sul settore agroalimentare.

Dal globale al locale

Una di queste è certamente la rinnovata valorizzazione della dimensione locale e la riscoperta dei negozi di vicinato.

«Locale inteso come il negozio di vicinato, come il mercato rionale – contadino o meno – di quartiere, come le aziende agricole e anche quelle di trasformazione situate a una distanza ragionevole e orientate ai “prodotti del territorio” o, infine, al prodotto totalmente made in Italy. La pandemia ha accelerato quel processo di “deglobalizzazione” in atto da qualche tempo, alimentando interesse e voglia di “mangiare vicino”. Il problema è che questo è avvenuto non solo in Italia».

Food delivery

Un altro cambiamento degno di segnalazione è il food delivery.

«Quella che era la mania emergente di qualche pigro teenager, spesso finalizzata a mangiare, a parte l’immancabile pizza, cibi esotici come il sushi, nel giro di pochi mesi è divenuto un rilevante canale di distribuzione, un’ancora di salvataggio cui aggrapparsi per una ristorazione a rischio default e per le aziende agricole orientate all’agriturismo».

Consumo etico o conveniente?

Nella dimensione del consumo si contrappongono eticità e convenienza. I consumatori, specialmente i più giovani, sono più attenti alla sostenibilità ambientale e alle questioni etiche. Ma la crisi impone scelte al risparmio.

«D’altro lato, la crisi economica innescata dalla pandemia da Covid-19 lascerà strascichi rilevanti in termini di riduzione della capacità di acquisto di una parte importante di popolazione. Su questo labile confine si giocherà una partita importante per il futuro sviluppo dei consumi agroalimentari».

dolci

Spesa alimentare e rapporto col cibo

Sulla spesa alimentare peserà ancora l’organizzazione dei pasti a casa, richiesta dall’home working. L’atteggiamento dei consumatori verso il cibo ha visto premiare i prodotti della scorta alimentare e tutti quelli da “cuochi a casa”, ovvero gli ingredienti. Nell’arco dell’anno il paniere fatto da uova, farina, lievito, burro, zucchero, olio extravergine d’oliva ha mostrato una grande tenuta.

La transizione digitale ha portato molte realtà della filiera agroalimentare a organizzarsi con la vendita diretta, più di prima.

Cibo e salute

La pandemia ha poi modificato il rapporto dei consumatori col cibo, in una doppia direzione: verso la salute e verso la gratificazione.

«Dallo scoppio della pandemia a oggi, il rapporto con il cibo è cambiato e diventato più stretto oltre che multidimensionale – scrive l’Ismea – Per un verso, il cibo è stata una delle vie per cercare di mantenere la salute: il boom degli acquisti di arance nell’inverno 2020 ne è uno degli indicatori più evidenti. Nella rarefazione delle relazioni sociali e nelle difficoltà psico-fisiche di questi mesi si è anche amplificato il ruolo del cibo come fornitore di piacere, consentendo anche qualche piccolo deragliamento dal “percorso salutista».

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