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Fish Dependence Day e pesca sostenibile, le proposte del WWF

Ogni italiano mangia in media circa 29 kg di pesce l’anno. Il 78% degli stock ittici nel Mediterraneo è sovrasfruttato, il 33% delle risorse ittiche globali è pescato in modo eccessivo. La pesca sostenibile è un’esigenza per il Pianeta e una scelta responsabile per i consumatori, che possono fare la loro parte facendo attenzione al pesce che portano in tavola.

C’è infatti ancora poca attenzione alle etichette, alla differenziazione, alla taglia dei prodotti ittici acquistati e portati in tavola. E poca conoscenza.

Il WWF rilancia la campagna #DoEatBetter con un focus sulla pesca sostenibile. E lo fa in occasione del cosiddetto Fish Dependence Day, una giornata “virtuale” che segna l’esaurimento della produzione europeo di pesce e molluschi.

 

Il WWF lancia la campagna Food4Future
Il WWF lancia la campagna Food4Future

 

Fish Dependence Day

Esiste un momento, spiega il WWF, che segna il limite oltre il quale i consumatori europei finiscono  “virtualmente” il consumo di pesce pescato nei mari della regione e iniziano a utilizzare quello d’importazione. 

Proprio a luglio, mese estivo, mese di piatti a base di pesce, siamo vicini al Fish Dependence Day, «il momento in cui l’Europa esaurisce l’equivalente della propria produzione annua interna di pesce, molluschi e crostacei».

«Ciò significa – spiega il WWF – che se nei primi 6 mesi dell’anno avessimo consumato solo risorse dei nostri mari, da luglio alla fine dell’anno queste non sarebbero più disponibili e l’Europa dovrebbe ricorrere alle importazioni per sostenere la crescente richiesta dei consumatori. La domanda europea di prodotti ittici è infatti troppo alta: se ogni cittadino europeo consuma in media circa 23 chili di pesce l’anno, i consumatori italiani si mostrano ancora più appassionati di questo alimento, con i loro 29 chili di pesce pro capite l’anno».

Questa giornata si è anticipata anno dopo anno. Ed è un segnale del generale impoverimento delle risorse ittiche del Mediterraneo, e non solo. La pesca eccessiva, distruttiva e illegale è una delle minacce più gravi per gli ecosistemi marini, spiega il WWF nella campagna #DoEatBetter.

Su scala globale il 34% degli stock ittici è sovrasfruttato (nel Mediterraneo questa percentuale sale al 75%)  e il 60% è pescato al limite delle proprie capacità di rigenerarsi: ciò significa che non diamo il tempo ai pesci oggetto di pesca di riprodursi.

«Se non riusciremo a invertire questo trend, il rischio sempre più probabile è di andare verso il collasso degli stock ittici, con gravi conseguenze su tutto l’ecosistema marino – dice Giulia Prato, Responsabile Mare di WWF Italia  – Il mese di luglio diventa quindi un momento clou per invitare l’intero settore ad adottare comportamenti più responsabili. Stiamo mettendo a rischio la sopravvivenza delle risorse naturali marine e con loro tutte le comunità che vivono di pesca come fonte di cibo e di reddito, dai villaggi del Mediterraneo fino agli arcipelaghi indonesiani. Si tratta di circa 800 milioni di persone. Mai come oggi, dopo quasi due anni di pandemia, è stato di così vitale importanza mettere in atto comportamenti sostenibili per la salvaguardia degli ecosistemi marini e delle comunità che da essi dipendono».

Per una pesca sostenibile

Uno dei percorsi da seguire è dunque la promozione della pesca sostenibile.

E’ un tema che interessa i pescatori locali, cui il WWF chiede un’attività di pesca più sostenibile in termini ecologici e socio-economici e suggerisce pratiche di diversificazione delle attività come quella del pescaturismo. E coinvolge i consumatori, chiamati a informarsi sul pesce che comprano, a leggere le etichette, a scegliere pesci locali.

Il WWF propone dunque una guida online al consumo sostenibile di prodotti ittici, che spiega (anche attraverso la dimensione del quiz e del gioco) quali sono  piccoli gesti responsabili che si possono adottare negli acquisti di tutti i giorni.

Qualche esempio? Privilegiare specie poco comuni e preferibilmente locali, al posto del consumo delle specie più diffuse; utilizzare le etichette come fonte di informazioni utili nella scelta del pesce più sostenibile, evitare di acquistare esemplari troppo giovani, imparando a rispettare le taglie minime legali di ogni specie.

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