Agroalimentare, FAO: nel 2023 19 milioni di persone in più potrebbero soffrire di denutrizione

Agroalimentare, FAO: nel 2023 19 milioni di persone in più potrebbero soffrire di denutrizione (Fonte immagine: Pixabay)

Saranno tante le sfide che il settore agroalimentare globale dovrà affrontare nel prossimo decennio, secondo quanto emerge da un rapporto sulla produzione agricola diffuso oggi dalla FAO dall’OCSE (OECD-FAO Agricultural Outlook 2022-2031): dalla necessità di garantire il cibo a una popolazione in continuo aumento, agli impatti della crisi climatica; e poi, ancora, le conseguenze economiche e le interruzioni dell’approvvigionamento alimentare legate alla guerra in Ucraina.

L’aumento dei prezzi di cibo, fertilizzanti, mangimi e carburante, così come l’inasprimento delle condizioni finanziarie, stanno diffondendo sofferenze umane in tutto il mondo – ha affermato il Direttore Generale della FAO QU Dongyu.  – Si stima che circa 19 milioni di persone in più, a livello globale, potrebbero soffrire di denutrizione cronica nel 2023, se la riduzione della produzione alimentare globale e dell’offerta alimentare dai principali paesi esportatori, tra cui Russia e Ucraina, si tradurrà in una minore disponibilità di cibo che colpisce in tutto il mondo”.

Prospettive su produzione agricola e consumo globale

Secondo il Rapporto FAO-OCSE, si prevede che il consumo alimentare globale, principale utilizzo delle materie prime agricole, aumenterà dell’1,4% annuo nel prossimo decennio e sarà trainato principalmente dalla crescita della popolazione.

In particolare – spiega il report – la maggior parte della domanda aggiuntiva di cibo continuerà a provenire dai Paesi a basso e medio reddito, mentre nei Paesi ad alto reddito la domanda sarà limitata dalla lenta crescita della popolazione e dalla saturazione del consumo pro capite di diversi gruppi di prodotti alimentari. Le diete nei Paesi a basso reddito, tuttavia, rimarranno probabilmente in gran parte basate sui prodotti di base – secondo FAO e OCSE – e il consumo di cibo non aumenterà a sufficienza per raggiungere l’obiettivo Fame Zero entro il 2030.

Nel prossimo decennio, inoltre, si prevede che la produzione agricola globale aumenterà dell’1,1% all’anno, con la produzione aggiuntiva che verrà prodotta principalmente nei Paesi a reddito medio e basso. Le prospettive presuppongono un più ampio accesso agli input e mostrano che maggiori investimenti volti a migliorare la produttività in tecnologia, infrastrutture e formazione saranno fattori determinanti della crescita agricola.

 

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Tuttavia – prosegue il Report – un aumento prolungato dei prezzi dei fattori di produzione dell’energia e dell’agricoltura, come i fertilizzanti, potrebbero limitare la produttività e la crescita della produzione nei prossimi anni.

Le prospettive evidenziano anche il contributo significativo dell’agricoltura al cambiamento climatico. Si prevede che le emissioni dirette di gas serra (GHG) dall’agricoltura aumenteranno del 6% nel prossimo decennio, con il bestiame che rappresenterà il 90% di questo aumento. “Saranno necessari maggiori sforzi affinché il settore agricolo contribuisca efficacemente alla riduzione globale delle emissioni di gas a effetto serra – affermano FAO e OCSE nel Rapporto – come stabilito nell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, compresa l’adozione su larga scala di processi e tecnologie di produzione “climaticamente intelligenti“, in particolare nel settore zootecnico”.

Prezzi in rialzo e le conseguenze della guerra

Quali sono le cause dell’aumento dei prezzi? Secondo quanto emerso dal Rapporto FAO-OCSE, i prezzi dei prodotti agricoli sono stati spinti al rialzo da una serie di fattori, tra cui la ripresa della domanda in seguito allo scoppio della pandemia di COVID-19 e le conseguenti interruzioni dell’offerta e degli scambi, il maltempo e l’aumento dei costi di produzione e trasporto.

Il rapporto fornisce anche una valutazione a breve termine di come la guerra possa influenzare sia i mercati agricoli globali che la sicurezza alimentare. Sottolinea, in particolare, i principali rischi per i principali mercati delle materie prime: “i prezzi di equilibrio del grano – spiegano FAO e OCSE – potrebbero essere del 19% al di sopra dei livelli prebellici se l’Ucraina perdesse completamente la sua capacità di esportare e del 34% se, in aggiunta, le esportazioni russe raggiungessero il 50% degli importi normali”.

“Uno scenario che – proseguono – simula una grave carenza di esportazioni dall’Ucraina e dalla Russia nel 2022/23 e nel 2023/24, e presumendo che non vi sia alcuna risposta alla produzione globale, suggerisce un ulteriore aumento del numero di persone cronicamente denutrite nel mondo a seguito della pandemia di COVID-19″.

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