Autovelox illegali, Codacons annuncia esposto alla Corte dei Conti (Foto Pixabay)

Continua a far discutere il caso degli autovelox illegali, che non sono omologati ma solo autorizzati dal Ministero dei Trasporti. È infatti su questa doppia procedura che si articola la questione, che ha visto l’intervento della Procura di Cosenza e il sequestro di una serie di dispositivi in diverse città d’Italia.

Il sequestro riguarda gli autovelox T-Exspeed v.2.0. presenti in tutta Italia – in particolare risultano interessati i comuni di Venezia, Vicenza, Modena, Reggio Emilia, Pomarico, Cerignola, Pianezza, Piadena, Formigine, Arcola, Carlentini, San Martino in Pensiliis. Le associazioni dei consumatori hanno già evidenziato che si rischia una valanga di ricorsi da parte degli automobilisti multati da autovelox di questo tipo. E si rischia il danno erariale perché il Comune paga per l’autovelox, e in caso di ricorso da parte degli automobilisti, questo si risolve in una spesa per lo Stato. Se il dispositivo non è omologato si vince infatti il ricorso.

Il caso autovelox non è nuovo

Una ricostruzione sul Post evidenzia bene come la questione degli autovelox e della loro omologazione si trascini da tempo. Il caso ruota infatti intorno alle due attività autorizzazione vs omologazione. In base a una recente sentenza della Cassazione, che si è espressa sul ricorso di un automobilista multato, le due procedure sarebbero entrambe necessarie: per questo la Corte ha annullato la multa di un automobilista fatta con un autovelox che era stato autorizzato ma non omologato. Per la Cassazione, dunque, costituiscono fonte di prova per il riscontro del superamento dei limiti di velocità di cui all’art. 142 del Codice della Strada solo le risultanze provenienti da un autovelox sottoposto a procedura di omologazione.

Spiega ancora il Post: “Il ministero dei Trasporti avrebbe potuto risolvere definitivamente la questione con il decreto autovelox approvato alla fine di maggio, ma non lo ha fatto. Alla voce “modalità di uso dei dispositivi e attività complementari al controllo” inserita nel decreto si legge che durante l’installazione dei dispositivi bisogna rispettare le prescrizioni “contenute nei decreti di approvazione o di omologazione dei medesimi”, senza fare distinzione tra omologazione e approvazione”.

Codacons annuncia esposto alla Corte dei Conti

Intanto il Codacons ha annunciato ieri un esposto alla Corte dei Conti di dieci regioni italiane affinché sul caso autovelox si apra un’indagine contabile per accertare se ci sia stato un danno all’Erario.

«Il sequestro degli autovelox in tutta Italia ordinato dalla magistratura calabrese e le illegalità emerse nell’utilizzo degli apparecchi di rilevazione della velocità “T-Exspeed V 2.0″ porterà inevitabilmente ad una raffica di ricorsi da parte di chi ha ricevuto sanzioni ed è ancora nei termini per impugnare le multe, col rischio di condanna dei comuni al rimborso delle spese legali – afferma il presidente dell’associazione Carlo Rienzi – Ma anche chi ha già pagato le contravvenzioni elevate tramite tali apparecchi, pur non potendo impugnare le sanzioni, può attivarsi per tutelare i propri diritti e, una volta concluse le indagini, agire per il risarcimento dei danni subiti. I costi per le casse degli enti locali, tra rimborsi agli automobilisti e mancate sanzioni legate allo spegnimento degli autovelox, potrebbero quindi essere ingenti, e ricadrebbero sulla collettività».

Autovelox, ora cosa succederà con le multe?

Oltre alla mancata omologazione, spiega poi Federconsumatori, gli accertamenti svolti durante le indagini hanno permesso di appurare anche l’assenza del prototipo del sistema di rilevamento. Tutti e due sono “elementi indispensabili per ritenere la legittimità delle violazioni rilevate dai sistemi stessi”, spiega l’associazione.

Ora cosa succederà con le multa accertate attraverso questi autovelox?

“I cittadini che non hanno ancora pagato le sanzioni potranno chiedere lo sgravio in via amministrativa o fare ricorso per l’annullamento delle stesse secondo i termini di legge – spiega Federconsumatori – Chi ha pagato la sanzione potrà provare a chiedere l’eventuale rimborso, sul presupposto della accertata successiva illegittimità del rilevamento dell’infrazione. Il primo passo da compiere, infatti, è fare istanza di accesso gli atti al comune competente, per verificare l’omologazione dell’autovelox. Una volta accertata la mancata omologazione, si potrà fare ricorso, entro 60 giorni dalla notifica del verbale al Prefetto, oppure entro 30 giorni al Giudice di Pace. In ogni caso i cittadini coinvolti possono rivolgersi ai nostri sportelli per ottenere informazioni, indicazioni e assistenza”.

Per Federconsumatori il danno erariale c’è perché “nel caso in cui ai cittadini sia riconosciuto l’annullamento della sanzione o la restituzione delle somme indebitamente versate, sarebbero i comuni (a cui le società private hanno dato in noleggio la strumentazione per la misurazione della velocità) a dover rimborsare gli utenti”.

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