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Carrello della spesa, dai rincari una stangata da 480 euro l’anno (foto pixabay)

Il carrello della spesa con i prezzi al rialzo è fatto di voci concrete. Pasta, frutta, verdura, carne. Sono prezzi in aumento, per diverse voci a livelli record. Accade per l’olio di semi che segna più 65,3% ed è una delle voci su cui più di altre pesano le conseguenze economiche della guerra in Ucraina. Ci sono poi i rincari delle pere a più 25,8%; dei pomodori a più 19,2%; della farina a più 17,1%. La pasta rincara del 13,4%.

Sono le stime diffuse dal Codacons sulla base dei dati Istat relativi all’inflazione di aprile, al 6% nel confronto annuale, con i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona che accelerano e passano più 5,7%.

 

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I rincari nel carrello della spesa, dall’inizio della pandemia a oggi con la guerra in corso

 

I rincari nel carrello della spesa

Il carrello della spesa con tutte le voci che rincarano significa che solo per mangiare una famiglia spenderà 480 euro in più quest’anno, 52 euro in più solo per la verdura e 33 euro per la frutta. Questa la stima del Codacons che ha rielaborato i dati sull’inflazione diffusi ieri dall’Istat.

«Il record dei rincari spetta ancora una volta all’olio di semi, il cui prezzo aumenta in Italia in media del +65,3% rispetto al 2021 – analizza il Codacons – Nella classifica degli aumenti dei prodotti alimentari il secondo posto spetta alle pere che salgono su base annua del +25,8%, seguite dai pomodori (+19,2%), farina (+17,1%) e burro (+15,6%). Incrementi fortissimi si registrano anche per la pasta (+13,4%), il pollame (+12,3%) e la verdura fresca (+12%)».

Considerando la spesa media annua di una famiglia “tipo” per tipologia di prodotto, nel 2022 una famiglia, a causa dei rincari dei prezzi, spenderà +52,7 euro per la verdura, +33,5 euro per la frutta, +27,6 euro per la carne di pollo, +22,5 euro per il pane, e +19 euro per la pasta. Sono 480 euro in più l’anno solo per cibo e bevande.

«Il conflitto in Ucraina continua a far sentire i suoi effetti su una moltitudine di prodotti, dall’olio al pane alla pasta, e a pagare il prezzo di tale situazione sono i consumatori, che spendono sempre di più per riempire il carrello o sono costretti a ridurre i consumi alimentari per arrivare a fine mese – dice il presidente Carlo Rienzi – Alle conseguenza della guerra e del caro-bollette sui prezzi al dettaglio si aggiungono poi le speculazioni nei vari passaggi di filiera, che arricchiscono pochi a discapito di molti, e su cui il Governo farebbe bene a puntare il faro».


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