Carburanti, i rincari pesano sui consumatori. Prosegue il dibattito sulle cause degli aumenti (Fonte immagine: Pixabay)

Carburanti, i rincari pesano sui consumatori. Prosegue il dibattito sulle cause degli aumenti (Fonte immagine: Pixabay)

Carburanti, i rincari pesano sui consumatori. Prosegue il dibattito sulle cause degli aumenti

I rincari dei carburanti sono dovuti al rialzo delle accise o alle speculazioni? Le opinioni sono differenti. Intanto, secondo i calcoli di Federconsumatori, gli aumenti eccessivi dei prezzi pesano sulle tasche dei cittadini per +96 euro annui sulla benzina e ben +228 euro annui per il diesel

Continua il dibattito sorto intorno alle cause dei rincari dei prezzi dei carburanti. Secondo gli ultimi dati settimanali del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), il prezzo della benzina in modalità self service sale a 1,812 euro al litro, il gasolio a 1,868 euro al litro. Dati che, secondo Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, dimostrano l’assenza di fenomeni speculativi.

Nessuna speculazione sui carburanti. Il rincaro, almeno per il momento, è dovuto esclusivamente alla scelta sciagurata e miope del Governo Meloni di voler spennare come polli gli automobilisti, facendo scattare il rialzo delle accise – afferma Dona – Infatti, a parte i soliti furbetti del quartierino che non mancano mai, secondo i dati ufficiali del Mase, in media nazionale la benzina sale rispetto alla rilevazione del 31 dicembre di 16,79 centesimi per la benzina e di 16 cent per il gasolio, ossia addirittura sotto ai 18,3 cent che matematicamente dipendono dall’aumento di 15 cent delle accise + Iva”.

“Insomma – prosegue – una bufala gonfiata ad arte dal Governo per tentare di scagionarsi dalle sue responsabilità. Una stangata, rispetto a settimana scorsa, pari a 8 euro e 40 cent per un pieno da 50 litri di benzina e 8,01 euro per il gasolio, rispettivamente 201 e 192 euro all’anno per una famiglia che fa due pieni al mese”.

Rincari carburanti, Codacons ribadisce la possibile presenza di anomalie o speculazioni

“Qualcosa non torna”, invece, per il Codacons. L’associazione sottolinea che “i dati del Ministero, essendo una media aritmetica degli ultimi 8 giorni, non rilevano gli aumenti scattati presso i distributori negli ultimi tre giorni, confermati peraltro dalle rilevazioni giornaliere di Quotidiano Energia e Staffetta Quotidiana”. In particolare, in base all’elaborazione di Quotidiano Energia, il prezzo medio nazionale praticato della benzina in modalità self è 1,820 euro/litro (1,821 il dato precedente), quello del diesel self è a 1,877 euro/litro (contro 1,879). Mentre, per quanto riguarda il servito, per la benzina il prezzo medio praticato è 1,966 euro/litro (1,965 il valore precedente), quella del diesel servito è 2,022 euro/litro (contro 2,023).

“Ma il vero problema che sfugge ad alcune associazioni poco attente – prosegue il Codacons – è che, al netto del rialzo delle accise, i prezzi alla pompa di benzina e gasolio dovevano scendere sensibilmente per effetto del crollo delle quotazioni petrolifere, ma così non è stato, come dimostrano i dati del Ministero, ed è qui – e non certo sull’aumento della tassazione – che potrebbero annidarsi anomalie o speculazioni“.

Federconsumatori: +96 euro annui sulla benzina e +228 euro annui per il diesel

Anche per Federconsumatori i prezzi riportati da Quotidiano Energia sono “ben al di sopra del livello su cui si dovrebbero attestare, al di là dell’applicazione piena dell’accisa, soprattutto se si comparano ai prezzi praticati in passato con condizioni simili a quelle attuali nei mercati petrolifero e valutario”. Infatti, secondo i dati dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, tenendo conto sia dell’andamento delle quotazioni dei prodotti petroliferi, sia dell’andamento del cambio Euro/Dollaro, la benzina oggi dovrebbe costare almeno 8 centesimi di meno al litro e il gasolio ben 19 centesimi in meno.

 

rincari carburanti
Fonte immagine: Pixabay

 

“Questo – spiega l’Associazione – comporta un aggravio annuo, in termini diretti, per ciascun automobilista che effettua un rifornimento di 2 pieni al mese, di 96 euro nel caso della benzina, di 228 euro per il diesel. A ciò si aggiungono le gravi ricadute indirette che gli aumenti dei carburanti determinano sull’andamento dei prezzi dei beni (trasportati per oltre l’86% su gomma) e dei servizi, che secondo le nostre stime ammontano a circa 126 euro annui di spesa in più per famiglia”.

“I calcoli – spiega ancora Federconsumatori – sono effettuati al netto della tassazione e mettono in evidenza come le speculazioni siano in atto da tempo, in forma più o meno acuta, come noi da mesi denunciamo, invocando, purtroppo inascoltati, la costituzione di appositi Osservatori territoriali per il monitoraggio e il contrasto del fenomeno: il ripristino pieno delle accise non fa che peggiorare una situazione già insostenibile“.

Rincari carburanti, Faib Confesercenti: gestori parte lesa

Faib Confesercenti, intanto, chiede ai rappresentanti istituzionali, dal Ministro dell’Economia a quello delle infrastrutture, dal Ministro della Transizione Ecologica a quello delle Imprese e del Made in Italy, di essere auditi e di convocare al più presto un tavolo di crisi con tutti i soggetti coinvolti.

“I gestori carburanti in questa vicenda sono parte lesa – afferma Giuseppe Sperduto, Presidente di Faib – sia per il rincaro dei costi finanziari che per quelli gestionali delle transazioni elettroniche, che si mangiano un terzo del loro margine, sia come gestori perché con l’aumentare del prezzo diminuiscono gli erogati”.

“I gestori carburanti, come tutti sanno, non possono modificare i prezzi comunicati dalle compagnie e dai retisti, pena la rescissione dei contratti – continua Sperduto. – Il loro margine è fissato, in forza dei contratti, non in percentuale ma in misura fissa, in ragione del venduto. Lo stesso meccanismo avviene in autostrada, dove però la regolamentazione del settore si appesantisce e cambia radicalmente perché su ogni litro erogato deve aggiungersi il peso delle royalties a favore dei concessionari autostradali e un onere di gestione enormemente più costoso dovendo garantire servizi h24 e standard qualitativi più elevati”.

“In un quadro complessivo di crisi sistemica della distribuzione carburanti, denunciare speculazioni delle gestioni, l’ultimo e il più debole anello della filiera, per scatenare una campagna di controlli vessatori, spesso di natura formale, viste le numerose incombenze amministrative che ricadono sulle nostre attività, fa un favore alle forze economiche e finanziarie che spingono verso l’ulteriore deregolamentazione, che ha di fatto permesso che l’illegalità si infiltrasse nel settore. Si abbia il coraggio – conclude Sperduto – di convocare un “Tavolo di Crisi” che affronti il problema della riorganizzazione della distribuzione energetica del Paese e verifichi la gigantesca evasione fiscale, che costa alle casse dello stato oltre 10 miliardi euro”.


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