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Rallentamento delle vendite nel 2022 per Centromarca

Dall’industria di marca arrivano previsioni di rallentamento delle vendite. Aumentano i costi di produzione, crescono le preoccupazioni per le conseguenze della guerra in Ucraina e l’incertezza del quadro economico. Il risultato è una riduzione di spesa per i beni di consumo da parte delle famiglie. Il 77%  dei manager di industrie di marca intervistati da Centromarca dice che nel 2022 i consumatori ridurranno la spesa in beni di consumo, mentre il 21% ritiene che i livelli rimarranno stabili.

Comportamenti di spesa prudenti

Non è certo un quadro confortante, quello che viene dall’ultima edizione dell’Osservatorio congiunturale Centromarca in collaborazione con Ref Ricerche. L’associazione dell’industria di marca, cui fanno riferimento circa 200 fra le più importanti industrie nei beni del largo consumo, prevede per quest’anno un rallentamento delle vendite, la crescita dei costi di produzione per le imprese, la riduzione della spesa da parte dei consumatori. I dati vengono da un’indagine svolta sui manager delle industrie di Marca alimentari e non alimentari aderenti a Centromarca.

«La drammatica crisi ucraina amplifica l’effetto combinato della pandemia e delle tensioni sui prezzi di materie prime e beni energetici – diceRoberto Bucaneve, Direttore di Centromarca – Il risultato sono comportamenti di spesa più prudenti da parte dei consumatori. Le strategie delle industrie devono quindi confrontarsi con rilevanti incrementi dei costi di produzione e con l’incertezza legata alla capacità del mercato a valle di assorbire aumenti dei prezzi in linea con la dinamica dei costi».

Vendite, costi di produzione, prezzi

Sul lato delle vendite, i tre mesi gennaio-marzo 2022 il 48% dei manager intervistati dichiara che le vendite sono “aumentate/molto aumentate”. È però un dato nettamente inferiore al 60% della rilevazione precedente (settembre 2021). Resta costante (24%) la percentuale di coloro che non riscontrano particolari variazioni. Le previsioni sulle vendite dei prossimi sei mesi registrano invece un ridimensionamento: solo per il 33% degli intervistati “aumenteranno”, contro il 43% registrato a settembre 2021.

L’industria di marca guarda con preoccupazione alla crescita dei costi di produzione dovuta alle tensioni sui mercati delle commodities. Tutti i manager (98%) indicano una dinamica di crescita superiore al 2%. Rincari superiori al 5% sono attesi per energia (49% delle aziende), materie prime (47%), imballaggi (46%) e trasporti (40%). Per il 65% dei rispondenti il prezzo dell’energia continuerà ad aumentare.

Per ora però il passaggio degli aumenti di costo sui prezzi al consumo è stato rallentato o limitato. Il 58% dei manager segnali incrementi nei prezzi al di sopra del 2% ma il 39% dichiara di averli mantenuti invariati.

Tenendo conto della dinamica dei costi e delle prospettive dei ricavi, il 46% delle aziende ipotizza una contrazione dei profitti oltre il 4%, il 47% prevede sostanziale stabilità e il 7% una loro crescita superiore al 4%.

Per quanto riguarda invece la domanda, bisogna invece considerare il quadro economico e l’aumento dell’inflazione – che a marzo è volata al 6,7% con un rincaro del 5% sul carrello della spesa. Sulla domanda, dunque, il 77% degli intervistati indica che nel 2022 i consumatori ridurranno la spesa in beni di consumo, mentre il 21% ritiene che i livelli rimarranno stabili.


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