Vendite al dettaglio

Vendite al dettaglio, i dati Istat per il mese di marzo

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a gennaio le vendite in valore restano stabili rispetto a dicembre, ma quelle non alimentari scendono dello 0,4%.

Le vendite dei beni alimentari sono in aumento sia in valore sia in volume (+0,8%) mentre quelle dei beni non alimentari calano dello 0,4% in valore e dello 0,3% in volume.

Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali positive per quasi tutti i gruppi di prodotti, ad eccezione dei prodotti farmaceutici (-1,8%) e cartoleria, libri, giornali e riviste (-0,4%). Gli aumenti maggiori riguardano prodotti di profumeria, cura della persona (+3,3%) e dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+2,1%).

Rispetto a gennaio 2019, il valore delle vendite al dettaglio aumenta del 2,3% per la grande distribuzione e diminuisce dello 0,2% per le imprese operanti su piccole superfici. In aumento il commercio elettronico (+15,8%).

Saldi falliti ed effetto Coronavirus

“Le vendite di fine stagione non riescono a risollevare il settore del commercio che registra una variazione nulla su dicembre”, commenta l’Unione Nazionale Consumatori.

“Le calzature sono solo al terzo posto dei rialzi su base annua, mentre l’abbigliamento è addirittura in quart’ultima posizione, con un misero +0,9%”, afferma Massimiliano Dona, presidente UNC.

Per il Codacons, la crescita delle vendite al dettaglio del +1,4% su anno è un dato positivo ma del tutto inatteso. “Si tratta senza dubbio di una buona notizia, considerate le difficoltà vissute dal commercio negli ultimi mesi, ma il rischio è che si tratti di un “fuoco di paglia” destinato a spegnersi presto – afferma il presidente Carlo Rienzi.

“Il vero banco di prova sarà tuttavia quello delle vendite nelle ultime settimane, per capire come l’emergenza coronavirus abbia influito sui comportamenti economici degli italiani e quali danni abbia prodotto al settore del commercio” – conclude Rienzi.

Saldi invernali
Vendite al dettaglio

L’emergenza Coronavirus si innesta infatti su un quadro già difficile per i consumi.

Secondo le stime di Confesercenti, infatti, il panico e la riduzione della socialità rischiano di causare una perdita di quasi 4 miliardi di euro di consumi entro giugno. Una perdita che andrà rivista al rialzo se, come sembra, la fase acuta dovesse continuare ancora.

L’Italia, ormai, è tutta in zona gialla”, commenta Patrizia De Luise, Presidente nazionale di Confesercenti. “Tra negozi, ambulanti e pubblici esercizi, ci sono un milione di imprese su strada, quelle più vicine alla gente, che da anni combattono con la mancata ripresa della spesa delle famiglie, e che ora con l’esplosione dell’emergenza stanno vivendo momenti terribili. Servono interventi incisivi per sostenere le attività nei prossimi mesi, che si preannunciano difficilissimi. Le risorse messe a disposizione sono state una prima risposta positiva. Potrebbero però non essere sufficienti: c’è bisogno di estendere gli ammortizzatori sociali anche a microimprese e autonomi, accelerando anche sullo stop ai pagamenti e sugli interventi per il credito. Ma servono anche misure per rilanciare la domanda interna”.

Scrive per noi

Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

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