Etichettatura nutrizionale, il Ministro Patuanelli ribadisce il rifiuto del Nutriscore

Etichettatura nutrizionale, il Ministro Patuanelli ribadisce il rifiuto del Nutriscore

È dei giorni scorsi la notizia dell’impegno di 7 Paesi europei per facilitare l’implementazione di Nutri-Score. Il comitato direttivo ha tenuto la sua prima riunione il 25 gennaio 2021. Coordinerà l’implementazione e la diffusione del Nutri-Score. Il comitato riunisce rappresentanti delle autorità nazionali responsabili dell’attuazione dell’etichetta a semaforo in ogni paese. Il suo obiettivo è facilitare l’uso del Nutri-Score da parte dei produttori del settore alimentare, aiutare le piccole imprese e mantenere i contatti con i consumatori. I Paesi coinvolti sono Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna e Svizzera. Ripercorriamo insieme contenuti e tappe della tanto discussa etichetta a semaforo.

Come funziona il Nutri-Score?

L’etichetta Nutri-Score utilizza un sistema di profilazione dei nutrienti basato sul modello delle tabelle nutrizionali della Food Standards Agency inglese. Il punteggio misura la quantità di nutrienti da privilegiare (fibre, proteine, frutta e verdura) e quelli da limitare (alto contenuto energetico, grassi saturi, zucchero, sale) contenuti in 100 grammi di ogni prodotto. Classifica cibi e bevande secondo cinque categorie di valore nutritivo e qualità e indica i risultati utilizzando una scala di colori che vanno dal verde scuro – A (“migliore qualità nutrizionale”) al rosso – E (“minore qualità nutrizionale)”. L’etichetta chiamata anche “a semaforo” riguarda tutti gli alimenti trasformati. Sono escluse le erbe aromatiche, tè, caffè, lieviti e tutte le bevande e le bevande alcoliche.

Come è nata l’etichetta a semaforo

Tutto nasce in Francia con la legge sulla modernizzazione del sistema sanitario. L’articolo 14 prevedeva che le autorità pubbliche raccomandassero un sistema di etichettatura nutrizionale sintetica, semplice e accessibile a tutti.

Nel luglio 2020, in Francia, l’etichetta a semaforo era stata adottata da oltre 400 operatori del settore alimentare, il 50% della quota di mercato in termini di volumi di vendita. Oggi, quasi 500 produttori dell’industria francese si sono impegnati a utilizzare il logo. Secondo uno studio di Public Health France, il 90% dei consumatori francesi sa che il Nutri-Score mira a caratterizzare la qualità nutrizionale dei prodotti alimentari. Circa il 94% sostiene la misura e una percentuale simile sarebbe a favore della sua obbligatorietà.

Dove lo troviamo in Europa

Il logo è adottato per la prima volta in Francia con un decreto del 31 ottobre 2017. E’ un marchio registrato dall’Agenzia francese per la sanità pubblica e a livello europeo è marchio collettivo, con norme d’uso e uno schema grafico. Seguono il Belgio e la Spagna. “Queste informazioni consentiranno ai cittadini di confrontarsi con altri prodotti simili in modo semplice e di prendere una decisione informata e motivata per seguire una dieta più sana”, aveva affermato il ministro della Salute spagnolo, Maria Luisa Carcedo nel 2018. Nel 2019 è raccomandato in Svizzera e adottato nei Paesi Bassi con entrata in vigore a partire dal 2021. Nel novembre 2020 arriva il via libera in Germania e in Lussemburgo. Il percorso del Nutri-Score non si ferma qui e va oltre con la nascita di un vero e proprio coordinamento internazionale a febbraio 2021.

Nutriform, etichetta a batteria
Nutriform, etichetta a batteria

L’Italia e il Nutri-Score

Il Governo italiano non si è mai dimostrato a favore del Nutri-Score. Lo spiegano bene le parole dell’ex-ministro delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova, in occasione dell’incontro con l’ambasciatore francese in Italia nel 2019: “Siamo assolutamente contrari al Nutri-score: non fornisce indicazioni complete e corrette al consumatore e non è basato su solide evidenze scientifiche. È inconcepibile che vengano marchiati con il bollino rosso pilastri della dieta mediterranea come l’olio di oliva. Siamo per un sistema di etichetta che consideri il fabbisogno quotidiano delle sostanze nutritive e dia informazioni utili al consumatore. Dobbiamo garantire informazioni complessive e compiute sulla bontà dei prodotti. E dobbiamo garantire l’indicazione obbligatoria dell’origine”.

Pochi giorni fa il neo ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, ha detto: “Non è accettabile che nel nostro Paese si passi a un sistema di etichettatura dove una bevanda zuccherina prodotta in laboratorio sia sempre più sana del nostro olio d’oliva, del nostro parmigiano. Mi batterò con tutte le forze affinché il tema del Nutriscore venga abbandonato, perché è un danno enorme per il nostro settore, è un danno enorme per i cittadini. È un percorso che dobbiamo fare assieme in Europa, perché è lì che si gioca il futuro dell’agroalimentare italiano”.

In Italia l’alternativa dell’etichetta a batteria

Lo scorso ottobre proprio la Bellanova ha firmato il decreto che introduce il logo nutrizionale facoltativo denominato “NutrInform Battery”. Il logo indica il contenuto di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale presente in una singola porzione di alimento. Il contenuto energetico è espresso sia in Joule che in Calorie mentre il contenuto di grassi, grassi saturi, zuccheri e sale sono espressi in grammi. Inoltre, all’interno del simbolo a “batteria” è indicata la percentuale di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale apportati dalla singola porzione rispetto alle quantità giornaliere di assunzione raccomandata.

Scrive per noi

Silvia Biasotto
Silvia Biasotto
Sono quello che mangio. E sono anche quello che scrivo, parafrasando Ludwig Feuerbach. Nella mia vita privata e nella mia professione ho sempre amato conoscere, sperimentare e scrivere di cibo. La sicurezza e la qualità alimentare sono le principali tematiche di cui mi occupo ad Help Consumatori oltre che la tutela del cittadino in generale. Una passione che mi accompagna in questa redazione sin dal 2005 quando sono giunta sulla tastiera di HC a seguito del tirocinio del primo Master universitario in tutela dei consumatori presso l’Università Roma Tre. E ovviamente la mia tesi fu sulla Sicurezza dei prodotti!

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