Stop ai motori endotermici dal 2035, Italia contraria. Ambientalisti: "Un cambio di rotta sbagliato"

Stop ai motori endotermici dal 2035, Italia contraria. Ambientalisti: "Un cambio di rotta sbagliato" (foto Pixabay)

Slitta a venerdì il voto alla riunione dei Rappresentanti Permanenti aggiunti (Coreper I) sullo stop alla vendita dei motori endotermici a partire dal 2035, previsto per oggi. Secondo quanto si apprende dall’Ansa, la decisione della presidenza svedese giunge dopo il no annunciato dall’Italia e dopo la dichiarazione della Germania, “che ha espresso delle riserve legando la sua approvazione alla necessità di mettere in campo una misura europea parallela sugli e-fuels”.

“L’Italia esprimerà una posizione contraria alla proposta di Regolamento europeo che prevede il bando alla produzione e vendita di auto e van con motori termici al 2035 – aveva dichiarato il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica in una nota. – Pur condividendo gli obiettivi di decarbonizzazione, l’Italia sostiene che i target ambientali vadano perseguiti attraverso “una transizione economicamente sostenibile e socialmente equa”, pianificata e guidata con grande attenzione, per evitare ripercussioni negative per il Paese sia sotto l’aspetto occupazionale che produttivo. L’Italia ritiene inoltre – questa la posizione che verrà espressa – che la scelta dell’elettrico non debba rappresentare, nella fase di transizione, l’unica via per arrivare a zero emissioni. Il successo delle auto elettriche dipenderà molto da come diventeranno accessibili a prezzi concorrenziali”.

“L’utilizzo di carburanti rinnovabili, compatibili con i motori termici – aveva affermato il ministro Pichetto – contribuirà ad una riduzione delle emissioni senza richiedere inattuabili sacrifici economici ai cittadini”.

Motori endotermici, Ambientalisti preoccupati per la posizione dell’Italia

Le associazioni ambientaliste Clean Cities Campaign, Greenpeace Italia, Legambiente, Kyoto Club, Transport & Environment e WWF esprimono grande preoccupazione per la posizione espressa del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Pichetto Fratin, che “porterebbe a rischi ambientali, sociali e industriali estremamente negativi”.

Le associazioni ricordano “che il governo Meloni aveva già votato a favore del phase out delle auto endotermiche in due passaggi decisivi: lo scorso ottobre, proprio con il ministro Pichetto Fratin, nella fase finale del trilogo, l’Italia aveva espresso il suo appoggio a questo provvedimento. Appoggio confermato, lo scorso novembre, anche dal Comitato dei rappresentanti permanenti (COREPER). Il consenso politico costruito attorno al testo aveva visto inoltre l’Italia protagonista con la deroga prevista per i piccoli costruttori (l’emendamento cosiddetto “salva Motor Valley”), con la quale sono stati indeboliti gli obiettivi climatici garantendo costruttori come Ferrari e Lamborghini”.

Le associazioni ambientaliste temono, quindi, che la strategia del governo italiano possa saldarsi con quella di altri Paesi, a scapito degli obiettivi climatici.

“Chiediamo al ministro Pichetto Fratin e al governo italiano di fare gli interessi del clima e dell’Italia, che sono perfettamente compatibili e coincidenti – dichiarano le associazioni.  – Tutte le grandi aziende dell’automotive hanno strategie industriali ambiziose per privilegiare l’elettrico già dal 2030. L’Italia ha un asset industriale nella componentistica, che deve necessariamente seguire gli orientamenti dell’industria. Difendere una tecnologia vecchia e inefficiente come il motore endotermico, non solo in Europa ma anche a livello nazionale, con sussidi pubblici per l’acquisto di auto inquinanti, è un orientamento che rischia di avere ripercussioni estremamente negative per il nostro Paese”.

“Le associazioni firmatarie dell’appello odierno, inoltre, sono in attesa dell’udienza del TAR del Lazio sul ricorso presentato nel 2022 contro gli incentivi statali per l’acquisto di nuove auto. L’udienza, fissata per il prossimo 21 giugno, è frutto di un’iniziativa elaborata contro i bonus elargiti anche per veicoli con emissioni fino a 135 grammi – spiegano le associazioni. – Una misura che ha dimostrato tutta la sua inutilità, soprattutto considerando la possibilità di usare quei fondi per la riconversione produttiva e l’incentivo all’uso del trasporto pubblico”.


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