lievito di birra

Le aziende rassicurano: il lievito di birra non finirà e rimarrà sugli scaffali dei supermercati

“Il lievito di birra non finirà”. In primavera gli italiani si sono riscoperti popolo di panificatori e pizzaioli. Non potevano fare altrimenti, fuori non si poteva uscire, in pizzeria non si poteva andare. E allora tutti in cucina a coltivare le tradizioni o a scoprire il potere curativo e anti-ansia dell’impastare pane e pizza.

Farina, ingredienti di base, lievito di birra: ecco cosa non poteva mancare nel carrello della spesa. Il lievito però per qualche tempo è scomparso dagli scaffali dei supermercati. Anche trovare la farina in alcuni momenti è stato davvero difficile. Poi la situazione è cambiata. E ora, perché parlare ancora di lievito di birra?

Lievito di birra, le imprese ai consumatori: rimarrà sugli scaffali

Per due motivi. Il primo è l’imminente arrivo di nuove forme di confinamento, la nuova stretta a livello nazionale e regionale che Governo e Regioni stanno concordato per fronteggiare la seconda ondata della pandemia da coronavirus.

La seconda è l’assicurazione che arriva proprio oggi dalle aziende del settore: il lievito di birra non finirà. I produttori, rassicura una nota, «lavorano a pieno ritmo per assicurare il prodotto sugli scaffali».

Le aziende vogliono dunque tranquillizzare i consumatori sul futuro approvvigionamento di questo ingrediente, diventato la scorsa primavera una voce fondamentale nel carrello della spesa del lockdown.

Il corollario che ne segue? Che forse, con l’arrivo della nuova stretta, ritornerà la spesa-scorta, ritorneranno gli ingredienti di base per cucinare, ritornerà (se mai ne fosse uscito) il lievito di birra in lista. Con la differenza sostanziale che il lievito non sparirà dagli scaffali del supermercato, come era accaduto all’inizio del lockdown.

 

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Assitol: a fianco dei consumatori

«Inutile assaltare il supermercato per fare scorte o reinventarsi produttori domestici: nonostante l’emergenza sanitaria, il lievito sarà presente sugli scaffali di supermercati e negozi».

Queste le parole del Gruppo Lievito di ASSITOL, l’Associazione italiana dell’industria olearia, che rappresenta le aziende del settore.

«Abbiamo lavorato a ritmi serrati per tutto l’anno – ha detto Paolo Grechi, presidente degli imprenditori del comparto – e continueremo anche nei prossimi mesi, consapevoli della centralità di questo ingrediente nella nostra vita quotidiana. I consumatori si rassicurino: saremo al loro fianco anche in questo momento complesso».

Lievito di birra: “si coltiva”, non si fa

Per chi volesse saperne di più c’è anche un sito dedicato, promosso dalle aziende: welovelievito.it.

Il lievito (Saccharomyces cerevisiae, da qui la comune definizione di “lievito di birra”) è un microrganismo vivente, che prende vita da un sottoprodotto di origine agricola, il melasso da zucchero. Si tratta di un processo tutto naturale.

«Per questa ragione – sottolinea il presidente del Gruppo Lievito – nel nostro settore siamo soliti dire che il lievito si ‘coltiva’, non si fa. Ha i suoi tempi, che vanno assecondati e agevolati, ma che è impossibile stravolgere».

Il settore denuncia però i problemi legati al non facile reperimento della materia dalla cui fermentazione nasce il lievito. E punta il dito anche sul dibattito europeo. «Preoccupa fortemente – dicono le aziende – la proposta, avanzata dalla Commissione Europea nell’ambito della discussione sulle energie rinnovabili post-2020, di annoverare il melasso tra i biocarburanti avanzati, favorendo così il suo impiego per produrre bioetanolo, con il sostegno degli incentivi già previsti dalle norme UE».

«L’ipotesi, che sta purtroppo riprendendo quota, è un attacco al principio del ‘food first’ – dice il presidente degli imprenditori  – intendiamo dare battaglia in Europa, per scongiurare la pericolosa competizione tra uso alimentare ed energetico del melasso».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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