La Francia, attenta allo spreco alimentare, rappresenta un caso virtuoso tra i 35 Paesi ad alto reddito analizzati dal Food Sustainability Index (FSI), l’indice sviluppato dal Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) in collaborazione con The Economist Intelligence Unit. L’indice analizza le performance dei Paesi in base alla sostenibilità del loro sistema alimentare e al reddito. Si tratta di “una fotografia importante degli sforzi fatti dai Paesi analizzati e al tempo stesso delle best practice che possono rappresentare uno stimolo per tutti a fare meglio, nella direzione di un approccio sempre più sostenibile” ha detto Guido Barilla, Presidente della Fondazione BCFN. 

Su tutti i tre pilastri alla base dell’indice, spreco di cibo, agricoltura sostenibile e sfide nutrizionali, la Francia sperimenta ottime performance. Il Paese viene riconosciuto il migliore per aver adottato politiche concrete per la riduzione dello spreco, sia a livello industriale che domestico, in un mondo dove circa un terzo di tutta la produzione globale di cibo viene buttata via . Tra i casi virtuosi, la legge che impone ai supermercati di ridistribuire agli enti di beneficenza che servono le comunità povere il cibo avanzato o prossimo alla scadenza, ma anche la costruzione di infrastrutture solide in grado di minimizzare le perdite lungo la catena di distribuzione. “I sistemi alimentari sostenibili sono fondamentali per raggiungere gli SDGs entro il 2030. Vi sono forti connessioni tra gli SDGs e i tre pilastri alla base dei sistemi alimentari: economia, società e ambiente”, ha commentato Martin Koehring, redattore capo di The Economist Intelligence Unit.

Cosa è il Food Sustainability Index (FSI)
Il Food Sustainability Index nasce dalla collaborazione tra Fondazione Barilla ed Economist Intelligence Unit, con un obiettivo comune: promuovere la conoscenza sulla sostenibilità alimentare. Il Food Sustainability Index è uno studio globale su nutrizione, agricoltura sostenibile e spreco alimentare, che raccoglie i dati di 67 Paesi di tutto il mondo per mettere in luce best practice e aspetti su cui intervenire in relazione ai paradossi del cibo e ai principali Sustainable Development Goals. L’edizione 2018 si arricchisce di 33 nuovi Paesi (portando i Paesi esaminati a 67) e di una metodologia legata agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) promossi delle Nazioni Unite. “Anche quest’anno – ha spiegato Guido Barilla – abbiamo proseguito il lavoro di affinamento di questo strumento, introducendo molti altri Paesi e ritoccando ulteriormente gli indicatori, con l’intento di permettere agli studiosi e ai decisori politici di capire come orientare ricerche e scelte politiche. Perché l’obiettivo comune di tutti deve essere quello di salvaguardare il futuro del nostro Pianeta, partendo proprio dal rapporto con il cibo”.

Paesi a basso e medio reddito: Ruanda e Colombia le più virtuose
Tra i Paesi a basso reddito, il Ruanda mostra le performance complessivamente migliori nonostante la malnutrizione sia un problema da affrontare con urgenza. Tuttavia, il Ruanda è il Paese con i migliori risultati tra quelli dell’Africa subsahariana sul fronte della carenza di micronutrienti. Il Ruanda si distingue anche per pratiche agricole sostenibili come, per esempio, la sostenibilità dei prelievi di acqua destinata all’agricoltura proveniente da fonti rinnovabili. Un indicatore fondamentale perché l’agricoltura è responsabile nel mondo del 70% dei prelievi globali di acqua dolce.

La Colombia si distingue tra i Paesi a medio reddito sul fronte dell’agricoltura sostenibile, punto di forza del paese insieme alla buona gestione e alla conservazione delle risorse idriche. Sul fronte delle sfide nutrizionali., pur avendo la Colombia un’alta prevalenza di sovrappeso e obesità (il 59% degli adulti e il 24% di bambini e adolescenti), il Paese sta puntando molto sull’educazione alimentare e, dal 2012 ha avviato un Piano Nazionale sulla Sicurezza Alimentare e Nutrizionale (PNSAN), un programma educativo che promuove diete salutari e programmi ad hoc sulla base delle differenti necessità della popolazione.

E l’Italia?
Il Belpaese è indietro sulle sfide nutrizionali. Pur rimanendo molto alta l’aspettativa di vita (una media di 83 anni), cambia l’“aspettativa di vita sana” che, per questo indicatore, si abbassa a 73 anni. Determinante, in questa situazione, la percentuale di persone sovrappeso o obese, che registrano picchi fra i più giovani che, nella fascia 5-19 anni, riguarda il 37% della popolazione. E che sale al 59% tra gli adulti. Allontanamento dalla Dieta Mediterranea e da modelli alimentari sostenibili, uniti ad una scarsa propensione all’attività fisica, sembrano essere le principali cause di questa situazione, che potrebbe – anche in futuro – portare a un peggioramento dello stato di salute degli italiani.

Gli italiani sprecano ancora troppo cibo (circa 65 Kg/anno di cibo sprecato a persona), ma secondo la Fondazione molti recenti provvedimenti lasciano ben sperare in un miglioramento anche nel breve periodo. Il riferimento è alla Legge Gadda del 2016, che aiuta nella donazione di cibo alle associazioni del terzo settore o il piano nazionale di riduzione dello spreco chiamato PINPAS che analizza le diverse fasi della catena di distribuzione per capire dove avvengono i maggiori sprechi e intervenire per ridurli o ridistribuire il cibo avanzato.

Resta positivo lo sforzo del nostro Paese per un’agricoltura che sia sostenibile. Ottime le performance ad esempio nella lotta allo spreco di acqua, visto che solo il 6,74% di quella usata finisce dispersa. Molto, invece, può essere fatto rispetto all’uso indiretto di acqua, riconducibile al cibo importato dall’estero. Altro dato che deve far riflettere riguarda la presenza di donne in agricoltura: in Italia raggiunge il 38,8% del totale della forza lavoro impiegata nel settore, mentre in Svezia si arriva al 68%. Discorso analogo merita la presenza di giovani impiegati nel settore, che si attesta sul 5% del totale, per una età media pari a 57 anni (negli USA l’età media è di 38 anni).

 

Notizia pubblicata il 28/11/2018 ore 17.20

Scrive per noi

Silvia Biasotto
Silvia Biasotto
Sono quello che mangio. E sono anche quello che scrivo, parafrasando Ludwig Feuerbach. Nella mia vita privata e nella mia professione ho sempre amato conoscere, sperimentare e scrivere di cibo. La sicurezza e la qualità alimentare sono le principali tematiche di cui mi occupo ad Help Consumatori oltre che la tutela del cittadino in generale. Una passione che mi accompagna in questa redazione sin dal 2005 quando sono giunta sulla tastiera di HC a seguito del tirocinio del primo Master universitario in tutela dei consumatori presso l’Università Roma Tre. E ovviamente la mia tesi fu sulla Sicurezza dei prodotti!

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