Food Sustainability Index, la sostenibilità dei sistemi alimentari nei Paesi del G20
Nei Paesi del G20 ogni persona spreca oltre 2 tonnellate di cibo all’anno secondo il Food Sustainability Index di Fondazione Barilla, l’indice mondiale che misura la sostenibilità dei sistemi alimentari. L’Italia tra i “Top performer” ma emergono differenze tra Nord e Sud
Nei Paesi del G20 ogni persona spreca oltre 2 tonnellate di cibo all’anno. Eppure Paesi come Argentina, Australia, Canada e Stati Uniti si sono impegnati a raggiungere l’obiettivo ambizioso di ridurre del 50% le perdite di cibo che si verificano lungo la filiera entro il 2030. È quanto emerge dalla nuova edizione del Food Sustainability Index, l’indice mondiale che misura la sostenibilità dei sistemi alimentari attraverso i “pilastri” dello spreco alimentare, dell’agricoltura sostenibile e delle sfide nutrizionali, creato da Fondazione Barilla e dall’Economist Intelligence Unit (EIU).
Ieri la presentazione dell’anteprima, in occasione dell’appuntamento dal titolo: “Fixing food 2021: An opportunity for G20 countries to lead the way”.
Guardando, invece, alle sfide nutrizionali, si scopre che tutti i Paesi del G20 hanno linee guida nutrizionali, ma solo quattro Paesi includono la sostenibilità come metrica di una dieta sana. Un indicatore importante, in quanto sovra alimentazione e bassi livelli di attività fisica contribuiscono anche a ridurre l’aspettativa di vita e portano ad alti livelli di malattie legate all’alimentazione, nonché a un’ulteriore pressione sulla Terra e sulle risorse idriche.
Mentre 13 Paesi hanno presentato nuovi rigorosi obiettivi per l’azione per il clima, solo due – Indonesia e Canada – hanno obiettivi specifici per il settore agricolo nei loro piani nazionali ai sensi dell’accordo di Parigi.
“I nostri sistemi alimentari (e la loro sostenibilità) svolgono un ruolo centrale per avviare la tanto auspicata transizione ecologica che metta al centro Persone, Pianeta e Prosperità – ha dichiarato Marta Antonelli, Direttore della Ricerca di Fondazione Barilla. – Questi contribuiscono fino al 37% delle emissioni di gas serra e richiedono alte quantità di energia dato che dipendono ancora molto dai combustibili fossili, senza considerare che la sola agricoltura utilizza il 70% di tutta l’acqua disponibile.

Marta Antonelli ha ribadito, dunque, che “per rispettare gli impegni presi con la recente Dichiarazione di Matera adottata dal G20 sul fronte della sicurezza alimentare globale, sarà necessario fare dei progressi su tutti e tre i pilastri del nostro Food Sustainability Index: spreco alimentare, agricoltura sostenibile e sfide nutrizionali”.
Food Sustainability Index, bene l’Italia ma emergono differenze territoriali
Da un’analisi approfondita sul nostro Paese, il Food Sustainability Index mostra come l’Italia sia tra i Paesi più virtuosi tra quelli del G20, sebbene vi siano ampi margini di miglioramento per essere ancora più sostenibili.
Ad esempio, guardando allo spreco alimentare (sia domestico che lungo la filiera), si scopre che – a conclusione del 2021 – a livello pro capite ogni famiglia avrà gettato nella spazzatura 67Kg di cibo, i servizi di ristorazione altri 26 Kg e le vendite al dettaglio 4 Kg. Questo vuol dire che ogni cittadino italiano, in modo diretto o indiretto, al termine dell’anno sarà stato responsabile dello spreco di 97kg di cibo.
Un discorso analogo si può fare guardando all’agricoltura sostenibile: se da una parte il nostro Paese è tra i top performer quando si parla di lotta alla deforestazione, emergono ancora grandi disparità tra Nord e Sud. Basti pensare che il Sud ha più terreni agricoli biologici rispetto al Nord, dove però l’agroindustria è più sviluppata, con una maggiore prevalenza di pratiche sostenibili.
In merito alle sfide nutrizionali, invece, l’Italia all’interno delle proprie linee guida include la sostenibilità come metrica di una dieta sana.
Infine, nonostante tutti i provvedimenti già introdotti – sia a livello di governance che privato – l’Italia è agli ultimi posti per quanto riguarda l’indicatore relativo al livello di esposizione e vulnerabilità agli eventi meteorologici estremi, a testimonianza che intervenire sui cambiamenti climatici sia un’urgenza da affrontare quanto prima e con la massima determinazione.
Canada e Giappone al top, devono migliorare Indonesia e Arabia Saudita
Solo Canada e Giappone hanno raggiunto risultati alti in tutti e tre i pilastri presi in esame, cui seguono Germania, Australia, Francia, Regno Unito e Italia.
Un’importante eccezione – tra le grandi potenze – sono gli Stati Uniti, che anche a causa di alti livelli di consumo di carne pro capite e un elevato indice di conversione della terra per l’agricoltura, hanno ancora ampi margini per trasformare i loro modelli alimentari.
A chiudere l’analisi dei Paesi, Indonesia e Arabia Saudita che, anche a causa di alti livelli di perdite, sprechi alimentari e prelievi di acqua, sono tra quelli che dovranno impegnarsi maggiormente.

