Ghiacciai in ritiro e aumento delle frane sulle Alpi
I ghiacciai si stanno ritirando e aumentano le frane. Sos per le Alpi
Crisi del clima, fusione dei ghiacciai e aumento delle frane ad alta quota sanno cambiando il profilo delle Alpi. Che diventano sempre più fragili e vulnerabili. Dossier Carovana dei ghiacciai
I ghiacciai si stanno ritirando. Su tutto l’arco delle Alpi la fusione dei ghiacciai accelera e c’è un generale arretramento del ghiaccio. Aumentano le frane ad alta quota, le colate di detriti, l’instabilità dei ghiacciai. Il report Carovana dei ghiacciai, lanciato da Legambiente e dal Comitato Glaciologico Italiano, evidenziano la crisi dei ghiacciai e delle montagne lungo tutto l’arco alpino.
La crisi del clima, la fusione dei ghiacciai, le frane ad alta quota stanno cambiando il profilo delle Alpi. Fra il 10 e il 15% del volume dei ghiacciai si è perso nei primi cinque anni dei Duemila, mentre prima c’erano voluti decenni per causare perdita di volume e arretramento.
Alpi fragili e vulnerabili
Le Alpi, denunciano Legambiente e Comitato Glaciologico, sono sempre più fragili, vulnerabili e instabili a causa della crisi climatica e del riscaldamento globale.
«Due gli indicatori che testimoniano quanto ormai sta accadendo ad alta quota: l’aumento ad un ritmo sempre più accelerato della fusione dei ghiacciai che stanno perdendo superficie e spessore, frammentandosi e disgregandosi in corpi glaciali più piccoli. E l’aumento di frane, valanghe di roccia e di ghiaccio e colate detritiche da aree deglaciate dovuto principalmente dalla riduzione dell’estensione e della durata del manto nevoso, dalla riduzione dell’area e dello spessore dei ghiacciai e nella degradazione del permafrost».
La salute delle montagne italiane è dunque precaria.
Tra il 1850 e il 1975, spiega Legambiente, i ghiacciai delle Alpi europee hanno perso circa la metà del loro volume. Il 25% della restante quantità si è perso tra il 1975 e il 2000. Il 10-15% si è perso invece nei primi 5 anni del nostro secolo.

Ghiacciai in ritiro e frane in aumento
C’è un forte regresso dei settori frontali dei ghiacciai in tutte le Alpi italiane ma anche sul Gran Sasso in Abruzzo.
Sulle Alpi orientali il massimo ritiro frontale (83,5 m) si è registrato nel Ghiacciaio di Saldura Meridionale, su quelle centrali si segnala il Ghiacciaio dei Forni la cui fronte è arretrata di oltre 48 metri.
Aumentano inoltre le frane e tutti gli eventi di instabilità.
Secondo il catasto on line del gruppo di ricerca GeoClimAlp del CNR-IRPI, fra il 2000 e il 2020 nelle Alpi Italiane ad una quota >1500 m s.l.m. si sono registrati 508 processi di instabilità naturale: sono frane, colate detritiche ed eventi di instabilità glaciale.
C’è una concentrazione di eventi di questo tipo in Valle d’Aosta (42%), Piemonte (18%), Lombardia (16%) e Trentino (15%).
Nel 2019 c’è stato un importante crollo in roccia nella parete nordest del Monviso. L’area delle Dolomiti è anch’essa soggetta a instabilità e frane.
Legambiente: servono piani di adattamento al clima
Alla vigilia della Giornata Internazionale della montagna, Legambiente ribadisce dunque che servono piano di gestione e di adattamento al clima. Bisogna inoltre approfondire la ricerca sulle variazioni dei ghiacciai e sulle conseguenze anche economiche della crisi climatica.
«Le Alpi, e più in generale gli habitat di montagna, – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – subiscono molto prima e maggiormente rispetto ad altri luoghi, gli effetti della crisi climatica, diventando un ambiente sempre più esposto alle sue conseguenze e più fragile. Per questo è fondamentale che si definiscano al più presto adeguate strategie e piani di adattamento al clima su scala regionale e locale, perché non si può perdere più altro tempo».

