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Living Planet Report, animali selvatici in declino

In meno di mezzo secolo gli animali selvatici hanno subito un declino di quasi due terzi. La fauna selvatica è in calo in tutto il mondo, la sua curva vira pericolosamente verso il basso, la biodiversità si perde per una miriade di cause umane – la deforestazione, il commercio illegale della fauna, l’agricoltura insostenibile – e tutto questo mette a rischio il pianeta. La natura rischia di collassare. E c’è una maggiore vulnerabilità alle pandemie.

Living Planet Report 2020

L’allerta sullo stato del pianeta e degli animali selvatici arriva dal Living Planet Report del WWF, che misura la riduzione delle popolazioni globali di mammiferi, uccelli, anfibi, rettili e pesci.

 «L’analisi 2020 mostra un calo medio di due terzi avvenuto in meno di mezzo secolo, causato in gran parte  dalla distruzione degli ecosistemi che sta anche contribuendo all’emergere di malattie zoonotiche come il COVID-19».

L’associazione chiede di invertire la tendenza entro il 2030, di fermare la distruzione degli ecosistemi naturali e rivedere tutta la produzione e il consumo di cibo.

Il Living Planet Index (LPI), fornito dalla Zoological Society of London (ZSL), «mostra che i fattori ritenuti in grado di aumentare la vulnerabilità del pianeta alle pandemie, come il cambiamento dell’uso del suolo e l’utilizzo e il commercio di fauna selvatica, sono gli stessi che hanno determinato il crollo delle popolazioni di specie di vertebrati tra il 1970 e il 2016 il cui valore medio globale si attesta intorno al 68% di perdita».

 

 

 

I costi economici del disastro ecologico

La perdita di biodiversità e il “crac” ecologico hanno anche un valore economico immane.

L’impatto economico del declino di natura costerà, dicono le stime del WWF, almeno 479 miliardi di dollari l’anno. Tutto questo metterà a rischio gran parte degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, compresa la riduzione della povertà. Il 2030 è dietro l’angolo e si è del resto molto indietro.

 

Animali selvatici a rischio estinzione

Le cause alla base di questo disastro riconducono alla perdita e al degrado degli habitat naturali.

Hanno un impatto devastante la deforestazione e l’agricoltura non sostenibile con cui si produce il cibo, nonché il commercio illegale di animali selvatici.

Fra le specie in via di estinzione c’è il gorilla di pianura orientale: nel Parco Nazionale Kahuzi-Biega (Repubblica Democratica del Congo) ha subito un calo stimato dell’87% tra il 1994 e il 2015, principalmente a causa della caccia illegale. C’è il pappagallo cenerino in Ghana sud-occidentale, il cui numero è diminuito fino al 99% tra il 1992 e il 2014 a causa delle trappole usate per il commercio di uccelli selvatici e la perdita di habitat.

In pericolo anche la fauna selvatica negli habitat di acqua dolce, come la popolazione riproduttiva dello storione cinese nel fiume Yangtze in Cina, diminuita del 97% tra il 1982 e il 2015 a causa dello sbarramento del corso d’acqua.

 

 

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AmazonFires, PortoVelho, © WWF-Brasil

 

Perdita di natura, allarme rosso

Bisogna dunque invertire la perdita di natura. Come fare? Secondo i modelli elaborati dal WWF insieme ad altre ong e istituzioni accademiche, «stabilizzare e invertire la perdita della natura, provocata dalla distruzione degli habitat naturali da parte degli esseri umani, sarà possibile solo adottando sforzi di conservazione più audaci e ambiziosi e  apportando cambiamenti trasformativi al modo in cui produciamo e consumiamo il cibo. Tra i cambiamenti necessari: rendere la produzione e il commercio alimentare più efficienti ed ecologicamente sostenibili, ridurre gli sprechi e favorire diete più sane e rispettose dell’ambiente».

Non si possono ignorare i segnali che raccontano la distruzione della natura, sottolinea Marco Lambertini, Direttore Generale del WWF Internazionale. «Non possiamo ignorare questi segnali: il grave calo delle popolazioni di specie selvatiche ci indica che la natura si sta deteriorando e che il nostro pianeta ci lancia segnali di allarme rosso sul funzionamento dei sistemi naturali. Dai pesci degli oceani e dei fiumi alle api, fondamentali per la nostra produzione agricola, il declino della fauna selvatica influisce direttamente sulla nutrizione, sulla sicurezza alimentare e sui mezzi di sussistenza di miliardi di persone».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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