testamento solidale

Il testamento solidale ha il favore degli italiani

Dopo il coronavirus c’è la solidarietà. E con la solidarietà arriva il testamento solidale. È un’Italia spaventata, preoccupata ma anche più disposta alla generosità quella che emerge da un’indagine fatta dal Comitato Testamento Solidale, che fotografa la maggiore propensione degli italiani a fare un lascito solidale a un’organizzazione no profit.

Il coronavirus e la spinta alla solidarietà

La pandemia ha messo in evidenza da subito la spinta alla solidarietà, che nei primi mesi dell’anno si è concentrata soprattutto sulle donazioni alla sanità e alla protezione civile. Un italiano su tre pensa che la situazione personale e familiare peggiorerà, uno su due prevede una società con più disuguaglianze, ma un italiano su due si dice più sensibile alle sofferenze altrui.

In questo quadro di base, durante la fase più acuta dell’emergenza Covid gli italiani hanno aumentato i gesti di solidarietà: nei primi sei mesi del 2020 oltre 11 milioni hanno fatto una donazione a un’associazione no profit, 2 milioni in più rispetto all’anno precedente. Il valore medio della donazione è passato da 70 a 77 euro (più 10%). Le donazioni sono andate in 3 casi su 4 alla sanità e alla protezione civile, impegnate in prima linea nella pandemia.

 

 

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Testamento solidale, tendenza in crescita

 

Testamento solidale, piace al 20% degli over 50

È lo sfondo in cui si colloca il favore verso il testamento solidale.

Cinque milioni e mezzo di italiani pensano di destinare un lascito solidale a un’organizzazione onlus o a una ong, 2,2 milioni in più rispetto al 2018.

È il dato che emerge dalla ricerca “Gli italiani e la solidarietà dopo il Coronavirus”, diffusa in occasione della Giornata Internazionale del Lascito Solidale del 13 settembre, condotta nell’ultima settimana di giugno 2020 da Walden Lab per Comitato Testamento Solidale, di cui fanno parte 22 organizzazioni no profit. L’indagine è stata fatta su un campione di mille casi, rappresentativo della popolazione di età compresa dai 25 ai 75 anni.

Il 20% degli over 50 è ben disposto verso il testamento solidale: ha fatto, o è orientato a fare, un lascito solidale in favore di una no profit. L’aumento è dell’8% rispetto al 2018.

Fra gli over 50, evidenziano dal Comitato Testamento Solidale, «l’11% dichiara di aver pensato a un lascito solidale in seguito all’emergenza Covid-19, e sono 2 su 10 gli over 50 che hanno fatto o sono propensi a fare un lascito solidale in favore di un’organizzazione no profit, un totale di quasi 5 milioni e mezzo di persone».

C’è un aumento rispetto al passato, quando pensava al testamento solidale il 12% degli ultracinquantenni.

«Come dire: la pandemia ha cambiato la nostra visione della vita, ma non in peggio, visto che aumenta l’attitudine a pensare al futuro “degli altri” – dicono dal Comitato – Parallelamente cresce in modo significativo la percentuale di chi dichiara di avere fatto testamento o di essere orientato a farlo: in 4 anni (dal 2016) si è passati dal 13% al 21%».

Lascito solidale, non più sconosciuto

Il lascito solidale permette di lasciare i propri beni o una parte di essi a un ente benefico. Si possono lasciare una somma di denaro o titoli di investimento, un gioiello o un’opera d’arte, un bene immobile, una polizza vita, indicando chiaramente l’organizzazione beneficiaria nel proprio testamento.

Il lascito solidale non è più uno sconosciuto: sa di cosa si tratta il 72% della popolazione adulta. E la conoscenza si accompagna anche una maggiore diffusione dell’idea di fare testamento fra la popolazione, soprattutto fra gli over 50.

La ricerca fra l’altro ribalda l’immagine di una terza età distante dalla tecnologia. «Se aumenta la percentuale di quanti si dichiarano interessati a ricevere informazioni sul lascito solidale (un balzo di ben 6 punti rispetto al 2016 – dal 30% al 36%), internet e i siti delle organizzazioni risultano i canali più “graditi” per saperne di più (14%, contro il 7% del 2016), seguiti da e-mail e newsletter (14%, contro il 5% del 2016). La comunicazione cartacea, un tempo in cima alle preferenze, risulta fanalino di coda, in nettissimo calo rispetto al 2016 (passa dal 13 al 6%). Ma c’è anche un solido 8% che si affida al notaio e al commercialista (era il 5% quattro anni fa)».

 

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Cresce la spinta alla solidarietà

Comitato Testamento Solidale, fare cultura sulla donazione

«Dal 2013, con il Comitato Testamento Solidale siamo impegnati nel fare cultura su questo importante strumento di donazione. L’emergenza coronavirus ha reso gli ambiti dei nostri interventi ancora più critici e il sostegno che le organizzazioni non profit possono dare a tante cause sociali dal contrasto della povertà alla lotta alla fame, dalla cura delle persone con malattie degenerative e disabilità, alla ricerca scientifica, dalla salvaguardia dell’ambiente alla difesa dei diritti umani è oggi ancora più decisivo – sostiene Rossano Bartoli portavoce del Comitato Testamento Solidale e presidente della Lega del Filo d’Oro  – Predisporre un testamento solidale è una scelta di cui tante persone parlano apertamente con i propri famigliari, non è necessario disporre di grandi patrimoni e si può valutare di destinare ad un’organizzazione no profit anche una piccola somma per aiutare gli altri».

La solidarietà in pandemia e non solo

Il favore verso il testamento solidale rientra in una tendenza maggiore alla solidarietà. Secondo l’indagine, l’emergenza Covid-19 ha fatto aumentare il senso di solidarietà degli italiani. Più di 6 su 10 sono stati, almeno una volta nella vita, donatori o sostenitori di cause benefiche. Nel primo semestre del 2020 il 28% ha fatto una donazione per una causa solidale, contro il 21% del 2019.

«A trainare le donazioni, ça va sans dire, le donazioni in favore di cause legate all’emergenza sanitaria: i tre quarti dei donatori (il 21%, pari al 77% dei donatori nel 2020) dichiarano infatti di avere donato per sostenere la Protezione Civile ed altri enti coinvolti nelle risposte all’emergenza sanitaria».

La ricerca scientifica e l’aiuto alla povertà sono argomenti trainanti, ma non sono gli unici.

«In generale, tra chi ha donato negli ultimi 2 anni, la ricerca medico-scientifica e l’aiuto alle persone indigenti in Italia aprono la classifica, ma anche le cause “globali” continuano a smuovere la generosità degli italiani: emergenze umanitarie, aiuti contro fame e povertà e adozioni a distanza resistono, a dimostrazione del fatto che gli italiani, nonostante la crisi, continuano anche a interessarsi a ciò che avviene fuori dai confini nazionali. Figurano tra le cause più amate anche la protezione dell’ambiente e degli animali».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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