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Clean Up the Med, Mediterraneo unito contro i rifiuti marini. . © https://www.facebook.com/Common.eu

Ci sono nuove presenze fra i rifiuti in mare, oltre alla plastica e ai mozziconi di sigarette, a bottiglie, sacchetti, piatti e bicchieri monouso. Sono le new entry del Covid. Mascherine e guanti legati alla cattiva gestione dei dispositivi di protezione per l’emergenza sanitaria hanno fatto il loro ingresso fra i rifiuti in mare. Così nel 40% delle spiagge del Mediterraneo sono presenti questi speciali rifiuti, diventati ora rifiuti marini.

Clean Up The Med 2020

È uno dei risultati della campagna Clean Up The Med 2020, l’iniziativa sulla gestione sostenibile e la riduzione dei rifiuti marini, che si è svolta a fine settembre in diversi paesi del Mediterraneo, mobilitando studenti, associazioni e università per un centinaio di organizzazioni di 17 paesi mediterranei e oltre duemila volontari che hanno pulito le spiagge vicine ai centri urbani.

L’iniziativa quest’anno è stata promossa da Common, il progetto finanziato dalla Ue che coinvolge Italia, Libano e Tunisia con l’obiettivo di tutelare le coste del Mediterraneo dai rifiuti marini attraverso una gestione sostenibile.

L’intento? Unire il Mediterraneo nella lotta ai rifiuti marini. Così, racconta Legambiente, «dalla Palestina alla Francia, dall’Italia alla Grecia, oltre 2000 persone, armate di sacchi e guanti, hanno preso parte all’appuntamento sulle spiagge di tutto il Mediterraneo con un unico obiettivo: ripulirle dai rifiuti e lottare per un mare più pulito».

 

 

 

Rifiuti marini, new entry: mascherine e guanti

Fra i rifiuti marini, quest’anno hanno fatto il loro ingresso i dispositivi di protezione individuali legati alla pandemia e abbandonati nell’ambiente. Si tratta di uno dei problemi sollevati da tempo: lo smaltimento di guanti e mascherine, che troppo spesso finiscono in natura.

Denuncia Legambiente: «Oltre 25 i chilometri di spiaggia ripulita dai rifiuti, che mostrano come il problema dell’incuria e del cattivo smaltimento accomuni tutta l’area mediterranea: alle plastiche monouso, ubiquitarie e ritrovate in gran quantitativi sulle coste battute, si aggiungono cicche di sigaretta, metallo, tessile e legno lavorato. Non mancano guanti, mascherine e dispositivi sanitari legati all’emergenza COVID-19».

Le attività di pulizia di Clean Up The Med si sono svolte soprattutto sulle spiagge vicine ai centri urbani e hanno fatto raccogliere più di 13 tonnellate di rifiuti.

Oltre l’80% dei rifiuti marini è rappresentato dalla plastica, prima fra tutti da bottiglie e sacchetti, seguiti da tappi, cannucce e bicchieri. In quasi tutte le spiagge monitorate sono presenti cicche di sigarette. Nel 40% delle spiagge ripulite sono stati ritrovati guanti, mascherine o rifiuti legati alla cattiva gestione dei DPI (in Libia, Spagna, Grecia, Croazia, Libano, Tunisia e Algeria in quantitativo maggiore).

Gestione dei rifiuti, le questioni sul tavolo

Questi risultati coincidono con un sondaggio sulla gestione dei rifiuti, promosso dal progetto Common e basato sulle risposte di 200 turisti e residenti. Il 30% di loro ha notato l’abbandono di DPI, di guanti e mascherine che si accumulano ai rifiuti marini, e solo la metà afferma di aver sempre cura di smaltirli correttamente. Inoltre, il 66% dichiara che le strutture turistiche non hanno adottato misure speciali per prevenire la dispersione dei DPI nell’ambiente.

Il 64% degli intervistati afferma di non essere sempre attento a differenziare i rifiuti e il 32% dichiara che in località turistiche non è possibile differenziare con facilità. Infine, il 71% pensa che i cestini di raccolta lungo le spiagge non siano sufficienti.

«La maggior parte dei rifiuti in mare è composta da plastica e ed è frutto non solo della scarsa attenzione da parte di consumatori, ma anche da un sistema produttivo e di gestione inadeguato – commenta Serena Carpentieri, vicedirettrice di Legambiente – Uno tra gli ostacoli maggiori alla sostenibilità ambientale è dato dalle differenti normative tra paesi del Mediterraneo. Oltre alla necessità di approvare il recepimento della Direttiva europea per la limitazione del monouso quanto prima a livello nazionale, c’è l’urgenza di affrontare il tema dei rifiuti in mare in modo integrato e di adottare politiche comuni di produzione e consumo sostenibile estese a tutto il bacino».

Anche perché nel sud del Mediterraneo c’è la tendenza all’aumento nella produzione di rifiuti procapite. Ora si attesta a una media di 489 kg di rifiuti l’anno e si parla di un aumento del 29% nel 2030 e del 50% nel 2050 (World Bank). La raccolta differenziata continua a rappresentare un problema.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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