BANCHE. Relazione Consob: le famiglie italiane super esposte in titoli rischiosi
Nell’ultimo anno il valore dei derivati detenuti dai risparmiatori italiani è salito a quota 180 miliardi, più del doppio rispetto a Francia, Regno Unito, Belgio e Spagna. Nel 2009 la quota di obbligazioni bancarie detenute dalle famiglie italiane ha superato quella dei titoli di Stato, nonostante i rendimenti dei bond bancari per la clientela retail siano, nella maggior parte dei casi, inferiori a quelli offerti dai titoli di Stato.
E’ quanto ha rivelato la Consob nella relazione annuale letta oggi dal presidente uscente Lamberto Cardia. Nel 2009 la quota di ricchezza investita in obbligazioni è arrivata al 15% circa, quella in prodotti del risparmio gestito al 13% e quella in polizze assicurative all’8%: dati che confermano la forte propensione al risparmio degli italiani con la quota investita in depositi e risparmio postale stabile intorno al 44% della ricchezza finanziaria.
Nel 2009, quindi, gli istituti di credito italiani hanno aumentato l’utilizzo della leva delle famiglie per finanziarsi. Hanno collocato presso la clientela retail obbligazioni per oltre 120 miliardi di euro, contro i circa 112 miliardi nel 2008 (+7% circa). Secondo la Consob, la dipendenza delle banche dai collocamenti retail, è un dato unico nel panorama europeo. In particolare, a fine 2008 le banche italiane avevano il più alto rapporto obbligazioni/raccolta totale (38% circa seguite da quelle tedesche 37% e irlandesi 35% e il più alto rapporto obbligazioni depositi/da clientela 67% dopo le banche tedesche 83%.
Dietro il boom del ricorso alle obbligazioni da parte delle banche italiane ci sono una serie di fattori, secondo la relazione della Consob. A partire dal mancato sviluppo del sistema privato di previdenza integrativa e dalla scarsa diffusione del risparmio gestito e dei servizi di consulenza finanziaria, nonché il sistema fiscale. In ambito domestico le obbligazioni hanno un regime agevolato rispetto a quello dei depositi (ritenuta secca del 12,5% contro il 27%) e nel panorama internazionale l’Italia ha uno dei regimi fiscali più favorevoli sui redditi obbligazionari percepiti dalle persone fisiche (in forma quindi di risparmio amministrato). Nei maggiori paesi europei, infatti, gli interessi derivanti da obbligazioni concorrono alla formazione del reddito complessivo e quindi sono tassai all’aliquota marginale del percettore, mentre in Italia i redditi derivanti da interessi sono sottratti all’imposizione progressiva e tassati con un ritenuta a titolo definitivo a una aliquota relativamente contenuta.
Questo è, in parte, quello che è emerso dal documento letto dal Presidente Cardia che, per l’occasione, ha ricordato: "Il mio mandato alla presidenza della Consob è in scadenza. Dopo sette anni mi accingo a lasciare un incarico di grande responsabilità, nel quale ho profuso ogni mia energia. A chi verrà dopo di me rivolgo l’augurio più sincero di buon lavoro e di ogni successo. Lo aspetta un compito arduo".

