"Un vero e proprio ritorno al paleolitico inferiore quello proposto con la riforma forense, nel tentativo di reintrodurre le tariffe minime e, cosa ancora più grave, abolire il patto di quota lite." Così Rosario Trefiletti, Presidente Federconsumatori, commenta il disegno di legge di riforma della professione forense licenziato nei giorni scorsi dall’Aula del Senato. Nel provvedimento – che dovrà ancora affrontare però l’esame della Camera – vengono ripristinate le tariffe come criterio per la determinazione degli onorari e così come il divieto di legare una quota del compenso al risultato (il cosiddetto patto di quota lite). La consulenza farà capo in esclusiva agli avvocati. Ma si apre uno spazio per i giuristi d’impresa che potranno svolgere l’attività anche nei confronti dell’intera holding e per le associazioni a favore dei propri associati.

Quanto alla forma in cui esercitare la professione, la riforma chiude drasticamente la porta alle società di capitali, la lascia socchiusa per la pubblicità (a patto che sia non comparativa e veritiera) e la apre per le specializzazioni (tanto che il Consiglio nazionale forense, con un regolamento varato a settembre, ha già disciplinato, nel dettaglio, la materia, tanto attesa dalla categoria e dalle associazioni rappresentative).

"Un attentato al diritto dei cittadini di poter usufruire maggiormente di servizi legali in difesa dei propri diritti" aggiunge Trefiletti che non tralascia i danni che queste norme porterebbero ai giovani avvocati, ponendo, di fatto, dei seri ostacoli nell’accesso alla professione.

"Ci auguriamo che alla Camera questo obbrobrio non passi, ripristinando così un minimo barlume di decenza ed evitando, almeno per una volta, la pressione lobbistica, sfrontata e sfacciata, di chi vuole mantenere intatti i propri privilegi, anche a danno del Paese" conclude Trefiletti.

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