SALUTE. Arsenico nell’acqua, UE dice no alle deroghe
L’Europa si è pronunciata in merito ai limiti sulle sostanze tossiche nell’acqua potabile: "le deroghe richieste dall’Italia non sono concesse". A febbraio l’Italia aveva chiesto di innalzare i limiti di arsenico consentiti, da 10 microgrammi per litro a 50, in 128 Comuni di 5 Regioni. All’Europa questa richiesta non è piaciuta e la Commissione Europea ha inviato al Ministero dell’Ambiente italiano un documento in cui si precisa che "per quanto riguarda l’arsenico" si consentono "deroghe temporanee fino a 20 μg/l, mentre valori di 30, 40 e 50 μg/l determinerebbero rischi sanitari superiori, in particolare talune forme di cancro". Pertanto occorre autorizzare unicamente deroghe per valori di arsenico fino a 20 μg/l. "Occorre – si legge ancora nel documento – che l’Italia rispetti gli obblighi imposti dalla direttiva 98/83/CE. Per assicurare il rispetto dei valori dei parametri fissati nella direttiva 98/83/CE e per proteggere la salute pubblica, occorre fissare talune condizioni specifiche".
"Accogliamo con grande favore che la Comunità Europea abbia espresso un diniego ad una deroga richiesta dal nostro Paese di innalzare i contenuti di arsenico presente nell’acqua potabile – commenta Federconsumatori – Anziché richiedere tali sciocchezze, che colpiscono l’integrità della persona, come confermato anche da studi scientifici in tal senso, i responsabili della gestione dell’acqua potabile dovrebbero correre immediatamente ai ripari: sia per farsi perdonare tale assurda richiesta, ma soprattutto perché non continuino ad avvelenare i cittadini fruitori di questo servizio essenziale e vitale. Bisogna, quindi, intervenire subito, ponendo dei filtri negli acquedotti ed applicando opportune miscelazioni per purificare l’acqua potabile". "In mancanza di ciò Federconsumatori – afferma Rosario Trefiletti, Presidente dell’Associazione – metterà in campo i suoi uffici legali, per denunciare tali comportamenti vergognosi e sconsiderati, che prefigurano il reato di avvelenamento colposo."
L’Adoc giudica grave la presenza di arsenico nell’acqua di 128 comuni italiani e apprezza il diniego dell’Unione Europea a concedere la deroga ai limiti per la potabilità. "E’ grave la presenza di arsenico in valori superiori alla norma in 128 comuni italiani – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – è a rischio la salute di centinaia di migliaia di consumatori. I comuni individuati adottino immediatamente misure idonee a salvaguardare la potabilità dell’acqua di rubinetto e rimborsino quanti hanno contratto malattie, anche gravi, correlate al consumo di acqua non a norma. Così non fosse, l’Adoc valuterà la possibilità di attivare una Class Action a tutela dei diritti e delle vittime dell’acqua inquinata. Ad ogni modo apprezziamo l’intervento di Bruxelles di non concedere la deroga ai comuni fuorilegge, a dimostrazione che l’acqua del rubinetto non sempre può essere considerata potabile".
A tal proposito l’Adoc ha presentato un esposto all’Antitrust verso la campagna pubblicitaria della Coop "acqua di casa mia", ritenuta pubblicità ingannevole a danno dei consumatori, in quanto non appare chiaro sia l’oggetto che lo scopo di tali messaggi. "Nella pubblicità, diffusa a mezzo stampa, tv e web viene proposta una scelta tra l’acqua del rubinetto "una volta verificata la sua qualità" e l’acqua minerale "proveniente da fonti vicine al tuo territorio". Nella prima affermazione – spiega Pileri – non è chiaro cosa si intenda comunicare ai consumatori, che ricevono due informazioni: l’acqua del rubinetto può non essere bevibile e deve essere controllata dal cittadino stesso. Relativamente alla seconda affermazione "fonti vicine del tuo territorio", non è chiaro il concetto di vicinanza o Km Zero. L’Antitrust stessa ha rilevato che l’esigenza di ridurre l’inquinamento attraverso una gestione più razionale della distribuzione dei beni di consumo non è idonea a giustificare l’adozione di misure "protezionistiche" atte a favorire la vendita di prodotti regionali a scapito dei beni concorrenti. Tali messaggi, a parere dell’Adoc, non costituiscono una comunicazione responsabile di Coop a tutela dell’ambiente ma mirano di fatto a promuovere le acque minerali a marchio Coop e le caraffe filtranti sempre a marchio Coop. Inoltre non forniscono al consumatore un’informazione adeguata, corretta e trasparente e, pertanto, possono definirsi pubblicità ingannevole a danno dei consumatori".

