"Chiediamo che l’interessamento delle istituzioni sull’uso illecito dei marchi tenga conto soprattutto della sicurezza della salute dei consumatori, con la partecipazione delle stesse aziende produttrici, che ora si lamentano di aver esportato know-how all’estero, mentre anni fa ciò faceva loro comodo in termini di maggior margine" E’ quanto ha affermato Lorenzo Miozzi, presidente del Movimento Consumatori (MC), nel corso del convegno dell’associazione e Camera di Commercio Venezia-Mestre dal titolo "Contraffazione, consumi e qualità dei prodotti" e organizzato oggi a Venezia.

L’incontro rientra nell’ambito di Consumers’ Week, la prima settimana di dialogo tra aziende e associazioni dei consumatori che si svolgerà, a partire da oggi fino al 3 dicembre, in 8 città italiane: Roma, Genova, Napoli, Bari, Firenze, Venezia, Parma, Livorno. Si tratta di un’iniziativa di Consumers’ Forum, un’associazione indipendente di cui fanno parte le più importanti associazioni di Consumatori, numerose imprese industriali e di servizi e le loro associazioni di categoria, istituzioni, Università e centri di Ricerca.

Il problema dell’educazione all’originalità dei prodotti – si legge in una nota – quale garanzia di qualità è un "chiodo fisso", per le istituzioni e anche per chi opera per contrastare i fenomeni di contraffazione. A questo proposito Domenico Oliveto della Guardia di Finanza di Venezia e Bortolo Bavaresco per l’Agenzia delle Dogane di Padova hanno sottolineato la necessità di uno sforzo ulteriore per rendere più chiara e non variamente interpretabile la normativa di riferimento.

Daniela Mainini del Centro Studi Anticontraffazione di Milano e Andrea Fidanzia, magistrato presso il Tribunale di Venezia – continua la nota – hanno ammesso il disorientamento generale per talune norme, che tuttavia sarebbe da far risalire alle esigenze di armonizzazione del legislatore comunitario. Tutti d’accordo sul fatto che la contraffazione sia un problema sociale che produce risvolti viziosi di natura economica, come la perdita economica, crisi dell’impiego, evasione fiscale, perdita di competitività, rischio alla salute e alla sicurezza, nonché favoreggiamento di attività criminali.

Ecco perché – conclude MC – è stato più volte ribadito che è necessario fare squadra tra istituzioni amministrative e politiche, associazioni di categoria e di consumatori. La prospettiva per il futuro, diversamente, potrebbe non essere sostenibile: con la globalizzazione dei mercati il fenomeno della contraffazione si diffonderebbe, e da artigianale e localizzato diverrebbe sempre più industrializzato, provocando una crescente concorrenza dentro e fuori l’Unione europea.

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