Campagna contro le gabbie

Uova non da gabbie, la situazione in Italia

Il benessere animale è sempre più un fattore importante nel valutare l’industria alimentare e il comportamento delle aziende.

È un tema che si è imposto all’attenzione dei consumatori e delle aziende stesse, che continuano a investire nel benessere degli animali da allevamento anche in un contesto difficile come quello attuale. È la considerazione cui arriva il report 2020 del benchmark globale sul benessere degli animali d’allevamento BBFAW, uno strumento per valutare politiche, performance e trasparenza delle comunicazioni in tema di benessere animale dei principali leader dell’industria alimentare globale.

 

maialini
La richiesta delle associazioni: il metodo di allevamento sia indicato in etichetta

 

Il benchmark sul benessere animale

Il benchmark analizza le comunicazioni rese pubbliche dalle aziende e le posiziona in una classifica che va dal livello 1 (in cui si trovano quelle che mostrano politiche, pratiche e performance eccellenti di benessere animale a livello globale) al livello 6 (dove si trovano quelle che non hanno ancora integrato questo tema nelle proprie strategie).

È un dossier che serve a valutare le pratiche delle aziende in relazione al benessere animale, curato da Compassion in World Farming (CIWF) e World Animal Protection (WAP) e lanciato per la prima volta nel 2012.

Il dossier fornisce una valutazione, annuale e indipendente, di come le aziende alimentari globali gestiscono e comunicano i propri impegni in tema di benessere animale.

Il benchmark BBFAW 2020 ha analizzato 150 aziende globali. Ed evidenzia che «il benessere animale continua a essere uno dei temi più importanti su cui le aziende continuano a focalizzare la propria attenzione: rispetto al benchmark 2019, infatti, 23 aziende (15%) sono salite di almeno un livello e il punteggio medio complessivo è aumentato circa dell’1% nella valutazione 2020».

BBFAW 2020 mette in luce come il benessere animale stia diventando un tema sempre più importante anche in Asia e in America Latina, regioni fondamentali da un punto di vista globale dato che qui si trovano alcuni tra i più grandi produttori globali di carne.

Nel benchmark BBFAW 2020 il primo livello della piramide è occupato interamente da aziende inglesi: Cranswick, Marks & Spencer, Noble Foods e Waitrose.

L’89% delle aziende analizzate nel benchmark riconosce il benessere animale come un tema prioritario nelle proprie politiche aziendali, rispetto al 71% del 2012. I risultati migliori quest’anno sono per produttori e trasformatori, che hanno il punteggio medio complessivo più alto, seguito da supermercati e grossisti e dalla ristorazione.

BBFAW 2020, capitolo Italia

Il ranking delle aziende italiane è stabile, con l’eccezione di Barilla, che si conferma leader tra le aziende italiane, salendo al secondo livello della valutazione.

«Sono otto le aziende italiane appartenenti alla ristorazione, produzione e trasformazione e grande distribuzione analizzate in BBFAW 2020 – spiegano dal CIWF Italia –  tra queste l’unica ad avere migliorato significativamente il proprio punteggio complessivo è Barilla, che sale al secondo livello della valutazione e si conferma l’azienda italiana con il posizionamento più alto».

Dalla prima edizione del dossier, Barilla è progressivamente migliorata, «arrivando a eliminare le gabbie per le galline ovaiole dalle proprie filiere globali nel 2019 e impegnandosi a lavorare anche sul tema dei sistemi combinati per le galline ovaiole, strutture ibride che limitano fortemente la libertà di movimento degli animali – prosegue il CIWF – Oltre agli importanti miglioramenti sulle altre filiere, come l’eliminazione progressiva del taglio della coda nei suini, la salita dal terzo al secondo livello nel benchmark di quest’anno è stata possibile grazie a una comunicazione più strutturata e dettagliata in tema di governance aziendale e di disponibilità di arricchimenti ambientali».

La situazione delle altre aziende italiane rimane pressoché invariata, prosegue il dossier sul benessere animale. Camst, Gruppo Cremonini, Ferrero, Gruppo Veronesi e Coop Italia si collocano nel livello 4 del benchmark (aziende che stanno facendo progressi o sono in fase di implementazione dei propri standard di benessere animale) e Conad e Autogrill, non avendo ancora pubblicato una policy generale in tema di benessere animale, rimangono nel livello 6, il più basso della piramide.


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