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Marco Cappato rischiava il carcere per aiuto al suicidio

La Corte Costituzionale ha ritenuto “non punibile” chi aiuta al suicidio nei casi come quello di Dj Fabo. Ovvero di un paziente che soffre di una patologia irreversibile, vive sofferenze fisiche e psicologie intollerabili ed è capace di decidere liberamente e consapevolmente.

È arrivata ieri sera la pronuncia della Consulta che apre al suicidio assistito, nell’attesa di una pronuncia – che la stessa Corte considera “indispensabile” – del Parlamento.

Il caso riguarda «le questioni sollevate dalla Corte d’assise di Milano sull’articolo 580 del Codice penale riguardanti la punibilità dell’aiuto al suicidio di chi sia già determinato a togliersi la vita», ovvero il caso di Marco Cappato, dell’associazione Luca Coscioni, che rischiava dodici anni di carcere per aver accompagnato in Svizzera Fabiano Antoniani, rimasto cieco e tetraplegico dopo un incidente.

 

 

Cappato: da oggi siamo tutti più liberi

«Da oggi in Italia siamo tutti più liberi -ha dichiarato il radicale Marco Cappato – anche quelli che non sono d’accordo. Ho aiutato Fabiano perché ho considerato un mio dovere farlo. La Corte costituzionale ha chiarito che era anche un suo diritto costituzionale per non dover subire sofferenze atroci. È una vittoria di Fabo e della disobbedienza civile, ottenuta mentre la politica ufficiale girava la testa dall’altra parte. Ora è necessaria una legge».

Consulta: ecco quando l’aiuto al suicidio è “non punibile”

Patologia irreversibile, sofferenze fisiche e psicologiche intollerabili, capacità di decidere liberamente e con consapevolezza rappresentano le precise condizioni, indicate dalla Corte Costituzionale, perché l’aiuto al suicidio non sia punibile. Nell’attesa della pubblicazione della sentenza, si legge nel comunicato diffuso dalla Consulta, «la Corte ha ritenuto non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli».

È indispensabile l’intervento del Parlamento

Va inoltre sottolineato il richiamo della Corte alla necessità che sul tema intervenga il Parlamento con una legge. La Consulta aveva dato infatti al Parlamento quasi un anno di tempo per legiferare e per colmare quello che era stato indicato come un vuoto di tutela costituzionale. E va considerato indicativo, in questo senso, lo stesso titolo che la Corte ha dato al comunicato stampa di ieri sera: «In attesa del Parlamento la Consulta si pronuncia sul fine vita».

«In attesa di un indispensabile intervento del legislatore, la Corte – si legge ancora nella nota – ha subordinato la non punibilità al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua (articoli 1 e 2 della legge 219/2017) e alla verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del SSN, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente».

La Consulta ha inoltre specificato che l’individuazione di queste condizioni, che sono desunte da norme già esistenti nell’ordinamento, va a tutela delle persone più fragili: «l’individuazione di queste specifiche condizioni e modalità procedimentali, desunte da norme già presenti nell’ordinamento, si è resa necessaria per evitare rischi di abuso nei confronti di persone specialmente vulnerabili».

«La Corte costituzionale – commenta l’avvocato Filomena Gallo, Segretario dell’associazione Luca Coscioni e coordinatore del collegio di difesa di Marco Cappato – apre la strada finalmente a una buona normativa per garantire a tutti il diritto di essere liberi fino alla fine, anche per chi è affetto da patologie irreversibili e sofferenze insopportabili, come previsto dalla nostra proposta di legge di iniziativa popolare per l’eutanasia legale depositata alla Camera dei Deputati nel 2013. Mi auguro che finalmente il Parlamento si faccia vivo».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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