Certificazione verde Covid-19

Sono tante le novità previste dal Decreto Riaperture; tra queste una delle più importanti riguarda le “certificazioni verdi”, o pass vaccinali, che permetteranno gli spostamenti anche tra le Regioni e le Province autonome in zona arancione o zona rossa. Tali certificazioni, secondo il parere del Garante Privacy diffuso oggi, presentano però “gravi criticità”.

“La norma appena approvata per la creazione e la gestione delle “certificazioni verdi”, i cosiddetti pass vaccinali, presenta criticità tali da inficiare, se non opportunamente modificata, la validità e il funzionamento del sistema previsto per la riapertura degli spostamenti durante la pandemia. È quindi necessario un intervento urgente a tutela dei diritti e delle libertà delle persone”.

Questa l’indicazione del Garante per la protezione dei dati personali contenuta in un avvertimento formale, adottato ai sensi del Regolamento Ue, trasmesso a tutti i ministeri e agli altri soggetti coinvolti. Il provvedimento è stato inviato anche al Presidente del Consiglio dei ministri, per le valutazioni di competenza.

Pass vaccinali, le criticità rilevate dal Garante

Come specificato all’art. 9 del Decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, per “certificazioni verdi” si intendono “le certificazioni comprovanti lo stato di avvenuta vaccinazione contro il SARS-CoV-2 – con validità di sei mesi a far data dal completamento del ciclo vaccinale – o guarigione dall’infezione da SARS-CoV-2 – con validità di sei mesi a far data dall’avvenuta guarigione -, ovvero l’effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus SARS-CoV-2 – con validità di quarantotto ore dall’esecuzione del test”.

 

Decreto Riaperture e pass vaccinali (Fonte Presidenza del Consiglio dei Ministri)
Decreto Riaperture (Fonte: Presidenza del Consiglio dei Ministri)

 

Il Garante osserva innanzitutto che il cosiddetto “decreto riaperture” “non garantisce una base normativa idonea per l’introduzione e l’utilizzo dei certificati verdi su scala nazionale”, ed è “gravemente incompleto in materia di protezione dei dati, privo di una valutazione dei possibili rischi su larga scala per i diritti e le libertà personali”.

“In contrasto con quanto previsto dal Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali, il decreto non definisce con precisione le finalità per il trattamento dei dati sulla salute degli italiani, lasciando spazio a molteplici e imprevedibili utilizzi futuri, in potenziale disallineamento anche con analoghe iniziative europee”, afferma il Garante.

E sottolinea, inoltre, “che non viene specificato chi è il titolare del trattamento dei dati, in violazione del principio di trasparenza, rendendo così difficile se non impossibile l’esercizio dei diritti degli interessati: ad esempio, in caso di informazioni non corrette contenute nelle certificazioni verdi”.

Utilizzo di dati eccessivo

Secondo il Garante, la norma prevede, inoltre, un utilizzo eccessivo di dati sui certificati da esibire in caso di controllo, in violazione del principio di minimizzazione.

“Per garantire, ad esempio, la validità temporale della certificazione – spiega – sarebbe stato sufficiente prevedere un modulo che riportasse la sola data di scadenza del green pass, invece che utilizzare modelli differenti per chi si è precedentemente ammalato di Covid o ha effettuato la vaccinazione”.

Secondo l’Autorità, il sistema attualmente proposto rischia, inoltre, di contenere dati inesatti o non aggiornati, con gravi effetti sulla libertà di spostamento individuale. Non sono infine previsti tempi di conservazione dei dati né misure adeguate per garantire la loro integrità e riservatezza.

“Le gravi criticità rilevate – sottolinea, infine, il Garante – si sarebbero potute risolvere preventivamente e in tempi rapidissimi se, come previsto dalla normativa europea e italiana, i soggetti coinvolti nella definizione del decreto legge avessero avviato la necessaria interlocuzione con l’Autorità, richiedendo il previsto parere, senza rinviare a successivi approfondimenti”. L’Autorità ha comunque offerto al Governo la propria collaborazione per affrontare e superare le criticità rilevate.

Scrive per noi

Francesca Marras
Francesca Marras
Mi sono laureata in Scienze Internazionali con una tesi sulle politiche del lavoro e la questione sindacale in Cina, a conclusione di un percorso di studi che ho scelto spinta dal mio forte interesse per i diritti umani e per le tematiche sociali. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Ho avuto così modo di occuparmi di argomenti diversi, dall'ambiente alla cybersecurity e tutto ciò che riguarda i diritti del consumatore. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione. Una parte della mia vita, professionale e non, è dedicata al teatro e al cinema.

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