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La Corte di giustizia Ue sui diritti dei passeggeri aerei

La Corte di giustizia dell’Unione europea si pronuncia di nuovo sui diritti dei passeggeri nel trasporto aereo. E stabilisce che i passeggeri non hanno diritto alla compensazione pecuniaria se l’aereo atterra in un aeroporto vicino a quello inizialmente programmato e se la compagnia aerea si fa carico delle spese di trasferimento.

In pratica il “dirottamento” di un volo verso un aeroporto vicino non dà diritto, di per sé, alla compensazione pecuniaria. La compagnia aerea deve invece offrire al passeggero, di propria iniziativa, la presa in carico delle spese di trasferimento verso l’aeroporto in cui doveva atterrare oppure verso un’altra meta concordata col passeggero.

 

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Diritti dei passeggeri aerei: l’aereo atterra in un aeroporto vicino

La pronuncia scaturisce dal caso sollevato da un passeggero dell’Austrian Airlines che ha chiesto alla compagnia aerea una compensazione forfettaria di 250 euro per il dirottamento del suo volo da Vienna a Berlino. Il volo, invece di atterrare come previsto all’aeroporto di Berlino Tegel, è invece alla fine atterrato all’aeroporto di Berlino Schönefeld con quasi un’ora di ritardo.

L’Austrian Airlines non ha proposto al passeggero un trasporto aggiuntivo, né di farsi carico essa stessa delle spese di trasferimento tra questi due aeroporti. La compagnia sostiene infatti che il semplice spostamento su un aeroporto vicino dove atterrare non dà diritto alla compensazione – da 250, 400 o 600 euro a seconda della distanza del volo – come invece accade se il volo è cancellato o se c’è un ritardo all’arrivo di tre ore o più. Il ritardo, aggiunge la compagnia, era poi dovuto a circostanze eccezionali, ovvero problemi meteo verificatisi durante la terzultima rotazione dell’aeromobile.

Alla Corte di Giustizia è dunque arrivato la richiesta di interpretare il regolamento sui diritti dei passeggeri aerei. Il regolamento prevede che, se un volo è dirottato verso un aeroporto diverso da quello prenotato dal passeggero, ma che serve la stessa città o regione, la compagnia aerea prende in carico le spese di trasferimento del passeggero dall’aeroporto di arrivo all’aeroporto per il quale era stata effettuata la prenotazione o ad un’altra destinazione vicina, concordata con il passeggero.

Il volo, l’aeroporto vicino, la compensazione

Cosa ha stabilito la Corte? Che «il dirottamento di un volo verso un aeroporto che serve la stessa città o regione non conferisce al passeggero un diritto a compensazione pecuniaria per cancellazione del volo».

Al di fuori di questa ipotesi, invece, il volo dirottato verso un diverso aeroporto in linea di principio viene considerato come volo cancellato che dà diritto alla compensazione.

Non è necessario che lo scalo sia nello stesso territorio amministrativo della città o della regione in cui si trova quello prenotato. Quello che conta, spiega la Corte, è che l’aeroporto presenti una stretta vicinanza con questo territorio.

«Il passeggero dispone invece, in linea di principio, di un diritto a compensazione forfettaria qualora egli raggiunga la sua destinazione finale, ossia l’aeroporto di destinazione per il quale era stata effettuata la prenotazione o un’altra destinazione vicina concordata con il passeggero, tre ore o più dopo l’orario di arrivo originariamente previsto», prosegue la Corte.

Per stabilire l’entità del ritardo all’arrivo occorre fare riferimento all’orario in cui il passeggero giunge, dopo il suo trasferimento, all’aeroporto per il quale era stata effettuata la prenotazione o, eventualmente, ad un’altra destinazione vicina, concordata con la compagnia aerea.

La compagnia può avvalersi inoltre, in caso di ritardo prolungato all’arrivo, di una circostanza eccezionale che abbia inciso sul volo precedente operato col medesimo aereo nell’ambito della terzultima rotazione dell’aereo, a condizione che esista un legame di causalità diretta tra tale circostanza e il ritardo prolungato del volo successivo.

La presa in carico delle spese

La compagnia aerea deve però prendere in carico alcune spese.

La Corte stabilisce infatti che questa «è tenuta a proporre di propria iniziativa la presa in carico delle spese di trasferimento verso l’aeroporto per il quale era stata effettuata la prenotazione o, eventualmente, verso un’altra destinazione vicina, concordata con il passeggero. Se la compagnia aerea non rispetta il proprio obbligo di prendere in carico tali spese, il passeggero ha diritto al rimborso delle somme da lui sostenute e che, alla luce delle circostanze proprie di ciascun caso di specie, risultino necessarie, appropriate e ragionevoli al fine di ovviare all’omissione della compagnia aerea».

La violazione dell’obbligo di presa in carico non conferisce invece al passeggero un diritto alla compensazione pecuniaria da 250 a 600 euro.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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