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Tapas bar Champanillo, la Corte Ue spiega quando c'è evocazione della Dop

Il tema è la protezione dei prodotti a denominazione di origine protetta. Il caso è quello dei tapas bar Champanillo, che evocherebbero di fatto la dop Champagne – dunque il consumatore avrebbe in mente come immagine di riferimento il prodotto Dop, anche se nel primo caso si tratta di locali di ristorazione e nel secondo di vini. L’oggetto del contendere è la nozione di “evocazione” della denominazione protetta. E i tapas bar Champanillo non dovrebbero chiamarsi così, aveva già proposto l’Avvocato generale della Corte di giustizia Ue.

Secondo la Corte di giustizia dell’Ue, da un lato l’evocazione non richiede che la Dop e il prodotto o servizio con denominazione controversia siano “identici o simili”. Dall’altro lato, si configura evocazione «quando l’uso di una denominazione produce, nella mente di un consumatore europeo medio, normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, un nesso sufficientemente diretto e univoco tra tale denominazione e la DOP».

Ed è proprio questo legame che la giustizia spagnola è chiamata a verificare, sulla base dell’interpretazione che la Corte di giustizia dà della normativa europea.

La Corte europea ha dunque precisato i requisiti del regolamento sull’organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e, in particolare, la disposizione relativa alle condotte che non utilizzano né direttamente né indirettamente la denominazione protetta stessa, ma la suggeriscono in modo tale che il consumatore sia indotto a stabilire un sufficiente nesso di vicinanza con quest’ultima. Per la Corte, le denominazioni protette hanno protezione verso le condotte vietate relative sia ai prodotti che ai servizi.

 

logo champanillo
Logo Champanillo. Fonte: TripAdvisor

 

Il caso Champagne vs Champanillo

Un passo indietro per capire meglio. Il caso è quello dei tapas bar Champanillo in Spagna e il loro logo, due coppe riempite di una bevanda spumante. Il Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne, organismo che cura gli interessi dei produttori di champagne, si è rivolto ai giudici spagnoli per impedire l’utilizzazione della parola «Champanillo» che contraddistingue questi tapas bar. In spagnolo champanillo significa «piccolo champagne». L’uso di questo segno, dicono i produttori di champagne, rappresenta una violazione della DOP «Champagne».

Il caso è arrivata alla Corte di giustizia europea, chiamata a dire se la protezione dei prodotti Dop valga anche se la parola champanillo sia utilizzato nel commercio per designare non già prodotti ma servizi.

Le argomentazioni della Corte europea

Prima di tutto, la Corte dice che il regolamento europeo protegge le DOP da condotte che riguardano sia i prodotti sia i servizi. C’è dunque «una protezione ad ampio raggio destinata ad estendersi a tutti gli usi che sfruttano la notorietà associata ai prodotti protetti da una di tali indicazioni».

In secondo luogo, la Corte rileva che «il regolamento non contiene indicazioni riguardo al fatto che la protezione contro qualsiasi evocazione sarebbe limitata alle sole ipotesi in cui i prodotti designati dalla DOP e i prodotti o i servizi per i quali è utilizzato il segno controverso siano «comparabili» o «simili», né nel senso di un’estensione di tale protezione ai casi in cui il segno si riferisca a prodotti o servizi non simili a quelli che beneficiano della DOP».

Quando c’è “evocazione”?

In ballo c’è la nozione di evocazione. Secondo la giurisprudenza della Corte, questa si estende all’ipotesi in cui il segno usato per indicare un prodotto incorpori una parte di indicazione geografica protetta o DOP in modo che in consumatore, davanti al “nome” contestato, «sia indotto ad aver in mente, come immagine di riferimento, la merce che fruisce di detta indicazione o denominazione».

L’evocazione a sua volta ci può essere se i prodotti sono analoghi e c’è un’affinità fonetica e visiva fra i due. Ma non è condizione obbligatoria. Nel senso che, aggiunge la Corte, l’evocazione può risultare anche «da una «vicinanza concettuale» tra la denominazione protetta e il segno di cui trattasi».

Il consumatore e l’evocazione

Bisogna accertare se il consumatore è indotto ad avere in mente la DOP.

«Per quanto riguarda la nozione di «evocazione», il criterio determinante – dice la Corte Ue –  è quello di accertare se il consumatore, in presenza di una denominazione controversa, sia indotto ad avere direttamente in mente, come immagine di riferimento, la merce protetta dalla DOP, circostanza che spetta al giudice nazionale valutare tenendo conto, se del caso, dell’incorporazione parziale di una DOP nella denominazione contestata, di un’affinità fonetica e/o visiva di tale denominazione con tale DOP, o ancora di una vicinanza concettuale tra detta denominazione e detta DOP».

Perché ci sia evocazione «è essenziale» che il consumatore stabilisca un nesso fra la parola che designa il prodotto e l’indicazione protetta, e questo legame deve essere «sufficientemente diretto e univoco». E lo deve valutare il giudice nazionale, dunque quello spagnolo. La nozione di evocazione non richiede che i due prodotti siano identici o simili.

Per valutarne l’esistenza, «si deve fare riferimento alla percezione di un consumatore europeo medio, normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto».

La conclusione della Corte

Per la Corte, dunque, il regolamento deve essere interpretato nel senso che «l’«evocazione» di cui a tale disposizione, da un lato, non richiede, quale presupposto, che il prodotto che beneficia di una DOP e il prodotto o il servizio contrassegnato dal segno controverso siano identici o simili e, dall’altro, si configura quando l’uso di una denominazione produce, nella mente di un consumatore europeo medio, normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, un nesso sufficientemente diretto e univoco tra tale denominazione e la DOP».

Questo legame può risultare dell’incorporazione parziale della DOP, da affinità fonetica e visiva, dalla vicinanza concettuale, da una somiglianza fra i prodotti protetti e i prodotti o servizi contestati. Nel fare questa valutazione, spetta all’Audiencia Provincial de Barcelona prendere in considerazione tutti i fattori pertinenti legati all’uso della denominazione.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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