Crisi climatica, la grande assente nell'informazione tv (fonte foto: pixabay)

I telegiornali dedicano alla crisi climatica meno dell’1% delle notizie. Le trasmissioni di approfondimento si fermano al 6% delle puntate. I responsabili del cambiamento climatico non vengono mai menzionati, i combustibili fossili sono un argomento molto poco presente e il greenwashing non viene mai nominato.

La crisi climatica in televisione non esiste, almeno nei primi quattro mesi di quest’anno, secondo il monitoraggio su media e crisi climatica che Greenpeace sta facendo con lo studio commissionato all’Osservatorio di Pavia. Dopo il capitolo sui giornali (che parlano poco e male di crisi climatica) sono arrivate le prime conclusioni di un’indagine fatta sulla tv. Nel dettaglio: la ricerca ha esaminato nel periodo gennaio-aprile 2022 tutte le edizioni di prima serata dei telegiornali andati in onda su Rai, Mediaset e La7, e un campione di sei trasmissioni televisive di approfondimento: Unomattina e Cartabianca per la Rai, Mattino 5 news e Quarta Repubblica per Mediaset, L’Aria che tira Otto e mezzo per La7.

 

 

La televisione non parla di crisi climatica

«Di #crisiclimatica si parla in meno dell’1% delle notizie dei TG e solo nel 6% delle puntate delle principali trasmissioni di approfondimento di Rai, Mediaset e La7. Responsabili e #greenwashing non vengono mai nominati».

Questa la sintesi di Greenpeace che denuncia come, nonostante la crisi climatica sia la più grave emergenza ambientale della nostra epoca, questa venga in buona sostanza ignorata sia dai Tg che dai programmi televisivi di approfondimento.

I dati, è vero, sono del periodo gennaio-aprile. Si può quindi immaginare che l’attenzione di stampa e media sia maggiore e più intensa in questa estate con temperature altissime, ondate di calore, siccità e gravi incendi, che testimoniano del rischio climatico in cui viviamo. Sarà dunque interessante vedere quali saranno i risultati del prossimo studio, considerato che il monitoraggio dei media promosso da Greenpeace Italia rientra nella campagna “Stranger Green” dell’associazione ambientalista contro il greenwashing e il legame fra media e finanziamenti delle aziende inquinanti. L’analisi di stampa e tv continuerà infatti per tutto il 2022 e i risultati saranno resi pubblici ogni quattro mesi.

Crisi climatica, la grande assente in tv

«I risultati mostrano che nei quattro mesi in cui è stata condotta l’indagine, i telegiornali esaminati hanno trasmesso 14.211 notizie, ma solo 96 hanno trattato la crisi climatica, pari ad appena lo 0,7% del totale – spiega Greenpeace – Persino le testate più attente al riscaldamento del pianeta, cioè il TG5, il TG1 e il TG3, non hanno trasmesso più di 6 servizi al mese esplicitamente dedicati alla crisi climatica. Fanalino di coda il TG La7 e il TG4, che in media hanno parlato di cambiamenti climatici appena una volta ogni due mesi».

Nella maggior parte dei casi, le notizie sono originate da eventi climatici o fenomeni naturali e si riferiscono soprattutto a un contesto estero o internazionale. Affrontano in prevalenza tre argomenti: eventi estremi, la crisi climatica in generale e le variazioni di livello e/o temperatura dell’acqua di mari e oceani.

Nessuno è esplicitamente indicato come responsabile del cambiamento climatico. Il greenwashing non c’è, non è mai tematizzato.

I combustibili fossili sono un argomento poco frequente nelle notizie che affrontano esplicitamente la crisi climatica (0,4%), e sono indicati come causa della crisi climatica nel 10% dei casi (su un totale di 30 cause rilevate). Nei primi quattro mesi dell’anno non c’è stato spazio (almeno questo) per posizioni negazioniste.

Non va molto meglio per le trasmissioni televisive di approfondimento. Solo in 24 puntate, sulle 388 andata in onda nei quattro mesi dell’indagine, si è parlato della crisi climatica – è il 6% del totale.

«Il programma più virtuoso è Cartabianca (Rai), che ha affrontato il tema in un terzo delle puntate trasmesse e sempre in modo esplicito, mentre Unomattina (Rai) è la trasmissione che ha parlato di crisi climaticanel maggior numero di puntate, pari a 12 – spiega Greenpeace – In fondo alla classifica le due trasmissioni di La7: L’Aria che tira non ha mai parlato della crisi climatica, mentre Otto e mezzo l’ha fatto soltanto una volta e in modo implicito».

 

Media e crisi climatica, studio Greenpeace: i giornali non ne escono bene (fonto foto: pixabay)

 

La crisi climatica deve avere più spazio in tv e nei programmi elettorali

«Questo studio evidenzia come la crisi climatica non sia ancora riuscita a farsi strada in televisione, che resta il principale mezzo di informazione per la maggioranza degli italiani – dichiara Giancarlo Sturloni, responsabile della comunicazione di Greenpeace Italia – La scarsa attenzione dei principali telegiornali e delle trasmissioni televisive di approfondimento conferma quanto già avevamo riscontrato sulla stampa: il riscaldamento del pianeta trova poco spazio nell’agenda mediatica e politica, impedendo ai cittadini di percepire la gravità della minaccia e ritardando gli interventi di cui avremmo urgente bisogno per evitare gli scenari peggiori del riscaldamento globale. La siccità, le ondate di calore e gli incendi che stiamo vivendo mostrano che non c’è più tempo: se non vogliamo bruciare insieme al pianeta, dobbiamo smettere di nascondere la testa sotto la sabbia e augurarci che la crisi climatica trovi più spazio in tv e nei programmi elettorali delle prossime elezioni politiche».


Vuoi ricevere altri aggiornamenti su questi temi?
Iscriviti alla newsletter!



Dopo aver inviato il modulo, controlla la tua casella per confermare l'iscrizione
Privacy Policy


Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

Parliamone ;-)