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Riccardo Quintili, direttore il Salvagente, commenta il provvedimento dell'Antitrust

«Faremo ricorso al Tar perché nell’istruttoria ci sono cose poco convincenti. Non è una condanna al test dell’olio ma è sulla trasparenza del Certificato Zero Truffe, metteremo più in chiaro che è un bollino pagato e che è uno strumento di marketing».

Così il direttore del Salvagente Riccardo Quintili risponde a Help Consumatori sulla multa da 25 mila euro che l’Antitrust ha deciso nei confronti della società editrice della testata.

«Da quello che leggiamo – risponde a caldo Quintili – l’Antitrust ha condannato il punto due come pratica ingannevole e scorretta. Checchè ne dica il Codacons, l’Antitrust non ci ha condannato per il test sull’olio ma su ZeroTruffe. Sul certificato ZeroTruffe non era chiaro che fosse uno strumento di marketing che le aziende pagano. È questo il rilievo. Siamo convinti che la motivazione sia debole e faremo ricorso al Tar. Nessuno è invece autorizzato a dire che l’Antitrust ha bocciato il test dell’olio. Nelle valutazioni l’Antitrust scrive che andava ripetuto il testo sull’olio. Ma ci dimostri che siamo un’Autorità giudiziaria, perché quelle regole riguardano chi fa i sequestri».

«L’Antitrust credo abbia sconfinato – prosegue il direttore del Salvagente – perché si sta approcciando a questioni come la libertà di stampa attraverso il Codice del Consumo, che riguarda la pubblicità. A nostro giudizio l’Antitrust ha una posizione bizzarra. Sei anni fa un’analoga inchiesta trovò le stesse risultanze e l’Antitrust si mise dalla parte dei consumatori».

Quella del test dell’olio, ribadisce insomma Quintili, “è un’inchiesta giornalistica, non giudiziaria”.

Marketing e trasparenza

Il provvedimento dell’Antitrust solleva però una questione di trasparenza verso il certificato ZeroTruffe. Iniziative simili aiutano o confondono i consumatori?

«Dipende dalle iniziative – risponde Quintili – Spiegateci perché è scorretta questa e non tante altre. Nel nostro caso è un’iniziativa di marketing. Se un’azienda vuole vantare alcune caratteristiche migliori – che i suoi prodotti contengono meno pesticidi o micotossine – o lo fa senza nessuna garanzia o lo fa chiedendo garanzie. Abbiamo offerte alle aziende questo strumento, noi facciamo le analisi e “certifichiamo” che quello che l’azienda sta dicendo è corretta rispetto ad analisi di laboratori terzi. L’Antitrust invece non può intervenire su attività giornalistiche che rispondono in sede penale e civile».

“Giornalismo scomodo”

Per Quintili più in generale, sul lato “giornalistico” e informativo della questione, in ballo ci sono i test comparativi e non solo. «C’è un attacco a questo tipo di giornalismo che è scomodo e isolato, che tende a limitare la libertà di stampa. Ma non ci riesce».

Ma alfine di chi si deve fidare il consumatore, se un prodotto esce  bene  dall’azienda e poi perde alcune caratteristiche nei vari passaggi che lo portano in negozio? I vari test comparativi sui prodotti, insomma, sono validi o rischiano di confondere i consumatori?

«Ho trovato le bottiglie di olio sugli scaffali della grande distribuzione, non in un piccolo negozio, e ho scoperto quello che poi ho raccontato – spiega ancora Quintili – Le analisi sono state fatte dal laboratorio chimico delle Dogane. Chi fa i test si deve mettere nei panni di un consumatore che va ad acquistare un prodotto e si ritrova un olio vergine. È un problema della produzione o della distribuzione? Noi abbiamo aperto un dibattito che andrebbe fatto. In Germania usano continuamente panel test per vedere se l’olio è extravergine. Chi difende il consumatore?».

«La legge prevede uniformità nella qualità e nella sicurezza, il prodotto deve arrivare a scadenza con la stessa qualità e le indicazioni commerciali» con cui arriva sullo scaffale, spiega ancora Quintili. «Chiedo a tutto il settore: come risolviamo?».


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Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

1 thought on “Riccardo Quintili, direttore il Salvagente: “Faremo ricorso al Tar”

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