I prodotti tangibili e i software devono essere più semplici da riparare e aggiornare. Lo ha stabilito il Parlamento Ue che vuole promuovere prodotti con un ciclo di vita più lungo dell’attuale, in particolare per contrastare la cosiddetta obsolescenza programmata in prodotti tangibili e software.

Da alcuni dati, risulta infatti che il 77% dei consumatori europei preferisce la riparazione dei prodotti al nuovo acquisto ma alla fine è spinto a sostituirli o a disfarsene a causa dei costi e dei servizi di riparazione.

Il built-in obsolescence infatti limita la durata di un prodotto a un periodo prefissato. Il prodotto diventa così inservibile dopo un certo tempo, oppure diventa semplicemente obsoleto agli occhi del consumatore in confronto a nuovi modelli che appaiono più moderni, sebbene siano poco o per nulla migliori dal punto di vista funzionale.

Fino a un mese fa il discorso sull’obsolescenza programmata non era mai stato affrontato nell’ambito delle istituzioni europee. Così, lo scorso giugno i deputati europei della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori hanno invitato la Commissione a prendere dei provvedimenti per limitare l’obsolescenza pianificata di prodotti informatici e software. La commissione IMCO chiedeva dunque, oltre ad una definizione che chiarisca a livello europeo i termini dell’obsolescenza programmata, anche di introdurre un sistema indipendente che, in accordo con le autorità di sorveglianza del mercato, possa individuare i prodotti caratterizzati da questa strategia industriale.

Oggi, tra le raccomandazioni approvate dal Parlamento, trova posto l’introduzione di un “criterio di resistenza minima” per ciascuna categoria di prodotti fin dalla fase di progettazione.

Inoltre, si prevede anche la possibilità di avere un’estensione della garanzia qualora la riparazione durasse più di un mese. Al consumatore dovrebbe essere permesso di recarsi presso un riparatore indipendente: in altre parole dovrebbero essere scoraggiate le soluzioni tecniche, di sicurezza o i software che impediscono la riparazione al di fuori dei circuiti autorizzati. Per favorire la riparazione, i componenti essenziali come batterie e LED non dovrebbero essere fissati nei prodotti, tranne per ragioni di sicurezza, per facilitarne la sostituzione e i pezzi di ricambio essenziali per il corretto e sicuro funzionamento dei prodotti dovrebbero essere disponibili “ad un prezzo commisurato alla natura e alla durata di vita del prodotto”.

Gli Stati membri che sceglieranno di abbandonare il sistema di produzione dell’obsolescenza programmata dovranno essere incentivati a promuovere prodotti durevoli, di elevata qualità e riparabili, incoraggiando la riparazione e la vendita di seconda mano. Ciò potrebbe inoltre favorire la creazione di posti di lavoro e la riduzione dei rifiuti;

Il Parlamento invita la Commissione a considerare “un’etichetta europea volontaria” che indichi, in particolare: la durabilità, la progettazione ecocompatibile, le possibilità di modulazione dei componenti per accompagnare il progresso del prodotto e la riparabilità.

Per garantire una migliore informazione al consumatore, i deputati propongono anche la creazione di “un contatore dell’uso” per i prodotti di consumo più pertinenti, in particolare i grandi elettrodomestici.

Dobbiamo ripristinare la riparabilità di tutti i prodotti messi in commercio. Dobbiamo fare in modo che le batterie non siano più incollate a un prodotto, così non dobbiamo buttare via un telefono quando la batteria si rompe. Dobbiamo assicurarci che i consumatori siano consapevoli di quanto tempo durino i prodotti e come possano essere riparati”, ha dichiarato il relatore Pascal Durand (Verdi/EFA, FR).

 

Notizia pubblicata il 04/07/2017 ore 17.15


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