Rette scuole private

Rette scuole private, il punto della situazione con Federconsumatori

Con la chiusura delle scuole ancora in atto prosegue il dibattito sul pagamento delle rette degli istituti privati. Sono tante le famiglie che in questo periodo segnalano l’addebito delle rette nonostante non stiano di fatto usufruendo dei servizi scolastici e chi non paga viene caldamente sollecitato dalla scuola a versare le quote arretrate. Alcuni genitori tentano la strada dell’accordo, proponendo di pagare la retta parzialmente, ma talvolta il riscontro è negativo. Cosa possono fare, dunque, le famiglie alle prese con le rette delle scuole private?

Facciamo il punto della situazione con Emilio Viafora, presidente di Federconsumatori.

Il pagamento delle rette delle scuole private i cui servizi sono stati sospesi a causa dell’emergenza Covid-19 è stato in qualche modo regolamentato?

Come Federconsumatori ci siamo subito attivati, all’indomani della chiusura delle scuole, per richiedere una sospensione del pagamento delle rette a carico delle famiglie, che di fatto non usufruivano più del servizio. Sono numerosi i cittadini, infatti, che ci hanno chiesto aiuto, lamentando l’addebito di rette scolastiche anche se il servizio è sospeso. Per questo abbiamo scritto al Ministro dell’Istruzione e agli Enti Locali per trovare una soluzione sostenibile, per le famiglie e per il sistema scolastico, che garantisse la futura operatività di tali servizi, senza però gravare sui bilanci già duramente provati delle famiglie.

Bisogna pagare? Ci sono forme di agevolazione per le famiglie?

Molte Regioni, tra cui il Lazio, hanno disposto fondi e finanziamenti destinati a garantire la sussistenza di asili nido e scuole materne private. La sopravvivenza delle scuole, specialmente in quelle regioni del Paese in cui gli asili nido e le materne pubblici sono praticamente inesistenti, è una questione prioritaria. Ma questo non deve avvenire a spese dei cittadini, spesso ricattati dagli istituti scolastici che minacciano la chiusura in caso venga a mancare il pagamento delle rette.

 

Rette scuole private, il punto della situazione con Federconsumatori
Rette scuole private, il punto della situazione con Federconsumatori

Tanti genitori lamentano di essere obbligati a pagare per intero le rette scolastiche nonostante le scuole siano chiuse. Chi è indietro con i pagamenti viene sollecitato a saldare la quota. Cosa possono fare le famiglie in questi casi?

Il Decreto “Cura Italia” nulla dispone sulla sospensione dei pagamenti di rette scolastiche, mense e asilo nido, ma considerando la sospensione di tutti i servizi educativi per l’infanzia e le attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, il consumatore ha diritto a interrompere i pagamenti, nonché di chiedere la restituzione delle somme versate limitatamente al periodo in cui non è stato possibile fruire del servizio. Tale indicazione prevale su qualsivoglia clausola contrattuale che diversamente disponga, ivi comprese quelle che dovessero stabilire decadenze o interessi di mora.

Qualora l’istituto dovesse proporre l’attivazione di corsi a distanza, il consumatore è libero di accettare o meno la nuova offerta di servizi didattici, valutando la sua possibilità/interesse di usufruire di corsi online (in caso contrario è opportuno comunicare per iscritto il rifiuto alla frequentazione di servizi a distanza).

Cosa succede alle famiglie che non pagano perché non vogliono o perché non possono?

L’istituto scolastico, se particolarmente ostinato, potrebbe diffidare i genitori e costituirli in mora, ma in ogni caso sarebbero tutelati:

– nel caso di totale impossibilità alla fruizione del servizio, dall’art. 1463 del Codice Civile sull’impossibilità sopravvenuta della prestazione, che stabilisce che: “nei contratti con prestazioni corrispettive, la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione, e deve restituire quella che abbia già ricevuta, secondo le norme relative alla ripetizione dell’indebito”.

– Nel caso di parziale impossibilità alla fruizione del servizio, perché ad esempio per alcuni insegnamenti si può fruire della didattica a distanza, dagli artt. 1256 e 1464 del Codice Civile, che tutelano il genitore in quanto non responsabile del ritardo nell’adempimento, anzi affermano il diritto a una corrispondente riduzione della prestazione dovuta, con la possibilità di recedere dal contratto qualora il genitore non abbia un interesse apprezzabile all’adempimento parziale.

Scrive per noi

Francesca Marras
Francesca Marras
Mi sono laureata in Scienze Internazionali con una tesi sulle politiche del lavoro e la questione sindacale in Cina, a conclusione di un percorso di studi che ho scelto spinta dal mio forte interesse per i diritti umani e per le tematiche sociali. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Ho avuto così modo di occuparmi di argomenti diversi, dall'ambiente alla cybersecurity e tutto ciò che riguarda i diritti del consumatore. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione. Una parte della mia vita, professionale e non, è dedicata al teatro e al cinema.

Parliamone ;-)