Scuola, il summit OMS-Europa

Scuola, il summit OMS-Europa

È il grande problema rimasto in fondo alla classifica delle attività da riaprire: come far ripartire la scuola. Il grande dilemma (a tutt’oggi) delle istituzioni, la grande preoccupazione delle famiglie. Nei giorni scorsi sono arrivate le indicazioni del Comitato tecnico scientifico, fondate sul rispetto del distanziamento di almeno un metro (che diventano due in palestra), sulle misure di igiene e prevenzione, sulla riorganizzazione degli spazi scolastici.

La task force di esperti del Miur a sua volta ha suggerito di adattare il numero di alunni per classe a seconda dello spazio disponibile, di ridurre l’orario annuale obbligatorio fino a un massimo del 20% e di ridurre la durata delle lezioni fino a un minimo di 40 minuti, di aumentare gli insegnanti del 15% (fonte: Avvenire).

I presidi: impossibile garantire in sicurezza la riapertura delle scuole

Tutto questo è oggettivamente possibile? No, denuncia l’Associazione nazionale presidi (ANP). Secondo i presidi, le indicazioni per la riapertura della scuola a settembre sono troppo generiche e piene di criticità. Per tanti motivi. Perché serve adeguare gli spazi e aumentare il personale docente e non docente. Perché ci sono molte criticità, fra queste «le pressoché inapplicabili disposizioni sul distanziamento nei momenti ricreativi, la forte interferenza con la didattica del pasto consumato in aula». E perché bisogna intervenire sul tema della responsabilità penale in caso di infortunio (il Covid, appunto).

L’Associazione nazionale presidi (ANP), dopo il documento del Comitato tecnico scientifico, ha dunque denunciato «l’impossibilità, per i Dirigenti Scolastici, di gestire in sicurezza la riapertura delle scuole senza che siano prima attuati degli adeguati (e permanenti) interventi di sistema».

 

studenti a scuola
Ritorno a scuola, le regole del Cts

 

Il distanziamento fisico

Uno dei problemi sollevati dai dirigenti scolastici riguarda il rispetto della distanza fisica interpersonale di almeno un metro da garantire negli spazi dedicati alle attività didattiche e nelle aree di passaggio (cattedra/lavagna), con la previsione di uno spazio superiore (non stabilito) per la scuola dell’infanzia. Come si fa rispettare in concreto? Servirebbero o due turni, mattina e pomeriggio, oppure un numero doppio di aule. Il che significa in ogni caso il raddoppio del personale.

«Per applicare questa misura occorre ridurre il numero di alunni per classe. Ipotizzando di dimezzarlo, si prospettano due soluzioni: distribuire gli alunni in due turni, mattutino e pomeridiano; in tal caso, sarebbe necessario raddoppiare l’organico del personale; distribuire gli alunni in un numero doppio di aule, mantenendo l’orario mattutino; in tal caso, sarebbe necessario duplicare gli spazi (dopo averli reperiti) e, in ogni caso, raddoppiare l’organico».

Igiene e pulizia

Il secondo fattore di criticità è l’igiene ambientale e il numero di collaboratori scolastici necessari per garantirlo. Finora questo numero è basato sul numero di studenti, invece dovrebbe essere rapportato allo spazio da pulire.

«È del tutto evidente, infatti, che il lavoro necessario per igienizzare 100 metri quadri non dipende dal numero di persone che li calpestano ma dal fatto che si tratta di 100 metri quadri!».

La didattica a distanza

Per garantire il più possibile la didattica in presenza, spiegano i presidi, il distanziamento implica necessariamente la moltiplicazione degli organici oppure la moltiplicazione di spazi e organici. Sono competenze del Ministero e degli enti locali.

C’è poi il grande tema della Didattica a distanza, che in assenza di interventi continuerà e finirà per pesare proprio sugli studenti dell’infanzia.

«In più, se non si rimoduleranno i quadri orari, la sopravvivenza della DAD sarà comunque inevitabile, con le connesse difficoltà soprattutto per gli alunni più piccoli – denunciano i presidi – A quadro normativo invariato e a risorse esistenti, infatti, i più danneggiati risulteranno proprio loro: si pensi ai bambini dell’infanzia per i quali si richiede un indice di affollamento inferiore rispetto agli altri ordini di scuola e che, di contro, possono avvantaggiarsi meno di altri dell’organico di potenziamento e della conseguente possibilità di sdoppiare le sezioni. Finirebbero, paradossalmente, per divenire i maggiori fruitori della DAD».

Annosi problemi resi eventi dalla pandemia

Per i presidi è dunque necessario che l’amministrazione risolva «annosi problemi, resi più evidenti dallo stress-test causato dalla pandemia».

Fra questi la necessità di un protocollo di sicurezza che limiti la valutazione della singola realtà scolastica e garantisca il massimo di incolumità per tutti e quella di maggiori risorse economiche e umane.

«Deve essere rivista la responsabilità penale datoriale in materia infortunistica, come da noi più volte richiesto, per renderla equa e sostenibile», aggiungono i presidi. «In sintesi, chiediamo vincoli chiari, risorse certe, libertà di gestione e responsabilità sostenibili».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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