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Covid-19 e bambini senza scuola

Ci sono 1,2 miliardi di studenti del mondo che ora non vanno a scuola. Quasi tre quarti della popolazione studentesca globale è colpita dalla chiusura di scuole e università, decisa da oltre 120 paesi per contenere la diffusione del Coronavirus. E questo numero è destinato ad aumentare con la pandemia da Covid-19. L‘impatto dell’epidemia sarà devastante sui bambini più fragili.

Non c’è solo la didattica a distanza che va calibrata, e molto spesso ideata da zero. Ci sono paesi più vulnerabili di altri e bambini più vulnerabili di altri, che rischiano di pagare conseguenze disastrose con la chiusura delle scuole e col diffondersi dell’epidemia. Serve dunque un sostegno per garantire assistenza ai più piccoli, un aiuto dei governi ai docenti nella didattica a distanza. E bisogna garantire che l’uso delle tecnologie non escluda i bambini poveri, disabili o emarginati.

 

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La disparità di accesso alla scuola condiziona il futuro di milioni di bambini

 

Covid-19 e bambini, impatto devastante sui più fragili

È l’appello che arriva da Save the Children. L’associazione solleva il tema delle conseguenze che la chiusura delle scuole avrà sui bambini di tutto il mondo ma specialmente sui più fragili, nei paesi più esposti, in quelli in conflitto e più poveri. Ci sono studenti che soffriranno più degli altri, perché con la chiusura delle scuole non avranno pasti adeguati. Rischieranno di non tornare mai più fra i banchi, perché costretti a lavorare. Le bambine potrebbero essere costrette a occuparsi dei familiari malati e fragili.

Save the Children «invita i governi ad agire ora con urgenza per evitare che milioni di bambini vulnerabili perdano la propria istruzione e per garantire loro un’adeguata assistenza e un apprendimento remoto inclusivo, riconoscendo che la chiusura delle scuole colpirà maggiormente i bambini più emarginati e vulnerabili – dice l’associazione –  È anche fondamentale che i governi supportino i docenti e li dotino delle competenze per fornire un insegnamento a distanza di qualità».

L’impatto della chiusura delle scuole si estende oltre l’interruzione dell’istruzione. Comporta altri rischi per i bambini emarginati e quelli provenienti da famiglie a basso reddito, perché molti fanno affidamento sui pasti scolastici per sostenere la loro alimentazione quotidiana. Molti bambini rischiano di dover andare a lavorare per sostenere la famiglia o eventuali familiari che si ammaleranno.

Le tecnologie non devono escludere

Le tecnologie non devono escludere i bambini poveri, i disabili, gli emarginati. È il grande tema del digital divide, del divario digitale che già pesa sulle fasce più fragili e che rischia di riprodurre le differenze già oggi: perché senza tecnologia e senza competenze non si può studiare a distanza. E allora una soluzione può essere quella di far continuare l’apprendimento attraverso strumenti più semplici laddove internet non arriva: lezioni via radio e in televisione.

 

 

Apprendimento via radio

«Stiamo affrontando una situazione senza precedenti – ha detto Gabriella Waaijman, Direttrice Umanitaria Globale di Save the Children – Il numero di bambini che hanno dovuto abbandonare improvvisamente la scuola o l’università è equivalente all’intera popolazione dell’India. Centinaia di milioni di studenti non potranno tornare alle lezioni normali per mesi, forse più a lungo, con molti esami importanti rinviati o annullati del tutto. Sappiamo per esperienza che soprattutto in alcuni contesti più i bambini non frequentano la scuola, maggiori probabilità ci sono che non torneranno mai più, in particolare le ragazze e coloro che provengono da famiglie a basso reddito. Ecco perché i governi devono ora mettere a punto strumenti di apprendimento a distanza di facile utilizzo, garantendo che le tecnologie utilizzate non escludano i bambini poveri, disabili o emarginati. Dobbiamo essere creativi. Nelle comunità con scarso o nessun accesso a Internet, ad esempio, i programmi radiofonici potrebbero consentire ai bambini di continuare l’apprendimento».

 

 

Tutelare i bambini a rischio

Bisogna dunque tutelare i minori più a rischio, i più esposti alla crisi della pandemia.

«Questi includono bambini senza fissa dimora, in cura o che vivono soli senza genitori o figure di riferimento – ha detto Gabriella Waaijman – I bambini disabili rischiano di essere ulteriormente isolati o trascurati se non possono andare a scuola mentre i rifugiati e i minori sfollati nei campi temporanei sono ancora più vulnerabili di quanto non fossero prima di questa crisi. Poiché le pressioni aumentano sulle famiglie a basso reddito, i minori potrebbero dover lavorare per sostenere i redditi familiari e le ragazze in particolare potrebbero anche affrontare l’onere sproporzionato di prendersi cura dei familiari che contraggono il virus o di badare ai bambini più piccoli. Se i piani non vengono attuati con urgenza, alcuni bambini corrono il rischio di non tornare mai più a scuola».

Intanto, conclude Save the Children, il cessate il fuoco globale chiesto dal Segretario Generale dell’Onu potrebbe aiutare a proteggere la vita di 415 milioni di bambini, che vivono in aree di conflitto e che stanno morendo per la violenza, perché reclutati e rapiti, detenuti e maltrattati.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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