medicina

Day hospital di oncologia, monitoraggio e raccomandazioni civiche di Cittadinanzattiva

I day hospital di oncologia garantiscono un rapido avvio dei trattamenti e della chemioterapia e il Covid in nove casi su dieci non ha rallentato i tempi di avvio delle terapie, ma i percorsi di cura possono essere migliorati. Come? È questo l’obiettivo delle Raccomandazioni civiche promosse da Cittadinanzattiva per migliorare i percorsi di cura nei day hospital di oncoematologia e la qualità di vita dei pazienti.

Fra le richieste dell’associazione ci sono l’attivazione delle Reti oncologiche ai PDTA per patologia, la consegna di farmaci a domicilio e la prenotazione più semplice di visite ed esami, la riduzione dei tempi per le terapie in ospedale e la formazione di medici, pazienti e caregiver.

Oncologia e percorsi di cura, il quadro generale

«Chi soffre di una patologia oncologica (parliamo di 3,6 milioni di persone con una diagnosi di tumore in Italia, pari al 6% della popolazione) può contare su un avvio abbastanza rapido delle terapie all’interno dei day hospital onco-ematologici – dice Cittadinanzattiva – ma spesso si scontra con percorsi lenti per la somministrazione della singola terapia all’interno delle strutture e attese fino a otto ore».

È ancora troppo limitato l’utilizzo di soluzioni digitali e l’informatizzazione per la gestione del paziente, così come poco sviluppato resta il raccordo tra ospedale e territorio. È questo il quadro che emerge dal monitoraggio su 44 day hospital onco-ematologici, promosso da Cittadinanzattiva, insieme alle Raccomandazioni civiche per disegnare percorsi efficienti e migliorare la qualità della vita dei pazienti. I dati della indagine e le Raccomandazioni saranno presentati oggi dalle ore 15 su Zoom (qui il link per partecipare).

Day hospital, il monitoraggio

Il 13,6% dei day hospital, dice l’indagine di Cittadinanzattiva, convoca i pazienti alla stessa ora, senza scaglionarli in base alla tipologia di terapia. Oltre il 22% non separa i percorsi tra chi deve effettuare controlli o terapie brevi e chi deve sottoporsi a terapia infusionale, più del 40% non monitora i tempi fra le varie fasi al fine di migliorare il percorso di cura e oltre il 20% non utilizza software per la gestione del percorso del paziente.

L’uso di soluzioni digitali è ancora scarso: la ricetta elettronica non viene rilasciata nel 20% delle strutture monitorate, il fascicolo sanitario non è attivo e non alimentato nel 34%, la cartella clinica informatizzata è assente nel 54% delle strutture. Oltre il 50% dei day hospital non ha attivato servizi di telemedicina e più del 30% non prevede il case manager, quale figura di raccordo tra ospedale e territorio.

 

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Day hospital in oncologia e pandemia

Durante la pandemia sono state sperimentate alcune procedure o servizi per contenere il numero di pazienti presso i day hospital, anche se la sperimentazione non è stata su larga scala: il 18% ha attivato la consegna dei farmaci a domicilio, il 31% ha individuato luoghi di cura più prossimi al paziente, in particolare presso il domicilio (18,2%); il 35% ha optato per terapie brevi o orali più facilmente gestibili al domicilio o che richiedono un tempo di permanenza nei day hospital minore. Sono soluzioni fatte in emergenza pandemica ma dovrebbero diventare strutturali, dice l’associazione.

Tutti i day hospital garantiscono l’avvio del trattamento chemioterapico entro 30 giorni dal momento in cui si è stabilito che fosse necessario. Un altro dato positivo è rappresentato dal fatto che la pandemia non ha quasi mai rallentato i tempi di avvio delle terapie.

«Nonostante le grandissime ripercussioni che il covid ha determinato, soprattutto nella prima fase pandemica, nel garantire la continuità del servizio dovendo contemporaneamente contingentare gli accessi, la maggior parte dei DH dichiara di non aver rallentato i tempi di avvio delle terapie per i pazienti (93%) – si legge nel dossier – Questo rappresenta un ottimo risultato, frutto di un immane lavoro di riorganizzazione e gestione delle criticità. In una piccola percentuale invece si dichiara l’allungamento dei tempi di avvio delle terapie (6,8%)».

Raccomandazioni per i day hospital di oncologia

Questi dati sono stati la base di una serie di Raccomandazioni per migliorare il percorso di cura in day hospital per l’oncologia.

«A partire dai risultati del monitoraggio  – dice Valeria Fava, responsabile coordinamento politiche della salute di Cittadinanzattiva – abbiamo provato a disegnare un possibile sviluppo delle cure per i pazienti onco-ematologici, ad esempio puntando su alcune sperimentazioni avviate dalle strutture in fase COVID e sulle opportunità offerte dal PNRR nell’implementazione di modelli più prossimi ai pazienti oncologici. Le Raccomandazioni sono il frutto di un lungo lavoro condotto da Cittadinanzattiva e condiviso con le istituzioni, i professionisti sanitari, le società scientifiche e le associazioni di pazienti e rappresentano una road map di impegni e azioni concrete per migliorare il percorso di cura e la qualità di vita del paziente oncologico e ridisegnare il modello di assistenza sul territorio».

L’associazione chiede di istituire le Reti oncologiche regionali e di mettere a punto PDTA specifici per patologia; di promuovere modalità di assistenza e cura  più vicine ai pazienti, ad esempio nelle future Case di comunità e ospedali di comunità e anche, dove possibile, a casa del paziente.

Altre raccomandazioni sono quelle di prevedere, per le terapie orali distribuite in modalità diretta, servizi di consegna dei farmaci al domicilio del paziente; di semplificare il percorso di cura, garantendo la prenotazione di visite ed esami necessari al monitoraggio della patologia ed al follow up al termine del ciclo terapeutico.

Cittadinanzattiva propone di ottimizzare il percorso nel day hospital, consentendo l’esecuzione dei prelievi anche in luoghi diversi dal day hospital, scaglionando gli appuntamenti in base alla tipologia di terapia (breve o lunga), separando i percorsi per i controlli e le terapie orali da quelli per le somministrazioni, adottando, laddove possibile, stanze ad hoc per terapie brevi. Ancora, chiede di individuare la figura del “case manager” quale punto di riferimento per il paziente/familiare/caregiver e tutti i professionisti coinvolti nel percorso, di aumentare l’uso della telefarmacia e adeguare le infrastrutture digitali per soluzioni di medicina elettronica, e di favorire la formazione di medici, pazienti e degli stessi caregiver.


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