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Diritti dei passeggeri aerei, possono chiedere compensazione per ritardo anche a vettore non europeo

Passeggeri aerei, Corte Ue: possono chiedere compensazione per ritardo anche a vettore non europeo

La Corte di giustizia dell’Unione europea si pronuncia di nuovo sui diritti dei passeggeri aerei. I passeggeri di un volo che arriva in ritardo possono chiedere una compensazione pecuniaria a un vettore aereo non europeo quando questo effettua l’intero volo in nome di una compagnia europea

La Corte di giustizia dell’Unione europea si pronuncia di nuovo sui diritti dei passeggeri aerei. E precisa che i passeggeri di un volo che arriva in ritardo possono chiedere una compensazione pecuniaria a un vettore aereo non europeo (nel caso in questione, una compagnia statunitense) quando quest’ultimo effettua l’intero volo in nome di un vettore europeo. Il vettore aereo operativo, anche se non europeo, è tenuto a compensare i passeggeri in caso di ritardo, salvo chiedere il risarcimento ai terzi responsabili.

Passeggeri aerei, volo Ue-Usa fatto dalla United Airlines

Il caso investe dei passeggeri che avevano fatto, attraverso un’agenzia di viaggi, una prenotazione unica presso Lufthansa per un volo con partenza da Bruxelles (Belgio) e destinazione San José (Stati Uniti), con uno scalo a Newark (Stati Uniti).

L’intero volo è stato effettuato dalla statunitense United Airlines. I passeggeri sono arrivati a destinazione con un ritardo di 223 minuti.

La società Happy Flights, ormai detentrice del loro credito, ha proposto allora un ricorso per compensazione pecuniaria nei confronti della United Airlines dinanzi al Tribunale delle imprese di Bruxelles di lingua neerlandese, facendo valere l’applicabilità del regolamento sui diritti dei passeggeri aerei (n. 261/2004).

 

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Volo cancellato e diritti dei passeggeri, i chiarimenti della Corte Ue

 

Come si applica il regolamento sui diritti dei passeggeri aerei

La Corte di Giustizia ha prima di tutto ricordato che un volo con una o più coincidenze, oggetto di un’unica prenotazione, rappresenta un tutt’uno ai fini del diritto a compensazione pecuniaria dei passeggeri previsto dal diritto dell’Unione.

La Corte precisa poi che il vettore aereo non europeo, in questo caso United Airlines, che non ha concluso il contratto di trasporto con i passeggeri ma ha effettuato il volo, «può essere tenuto a versare la compensazione pecuniaria ai passeggeri. Infatti – spiega la Corte – il vettore che, nell’ambito della propria attività di trasporto di passeggeri, decida di effettuare un determinato volo, fissandone parimenti l’itinerario, costituisce il vettore aereo operativo. Si ritiene dunque che tale vettore agisca in nome del vettore contrattuale (Lufthansa)».

La Corte sottolinea tuttavia che «il vettore aereo operativo (United Airlines), che sia tenuto a pagare una compensazione pecuniaria a un passeggero, conserva il diritto di chiedere un risarcimento a chiunque, inclusi i terzi, conformemente al diritto nazionale applicabile».

Sul rapporto fra regolamento sui diritti dei passeggeri e sovranità dello stato sul proprio spazio aereo, per la Corte un volo in coincidenza rientra nell’ambito di applicazione del regolamento, poiché i passeggeri hanno iniziato il loro viaggio in partenza da un aeroporto situato in uno Stato membro. Questo criterio di applicabilità, aggiunge la Corte, non pregiudica i presupposti di applicazione del principio di sovranità piena ed esclusiva di uno Stato sul proprio spazio aereo.


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