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La pandemia ha aggravato lo sfruttamento dei braccianti

L’emergenza sanitaria della pandemia ha aggravato lo sfruttamento dei braccianti nella campagne italiane. I lavoratori agricoli e i migranti impiegati nelle campagne, sfruttati e sottopagati, reclutati attraverso caporalato, hanno infatti subito un peggioramento delle condizioni lavorative e sanitarie.

Hanno lavorato più ore, in condizioni ancor più irregolari e se possibile “invisibili”. E sono aumentati anche gli incidenti, le violenze e gli abusi a danno dei lavoratori e delle lavoratrici.

Il lockdown ha peggiorato lo sfruttamento dei braccianti anche perché sono stati costretti a lavorare privi di protezione individuale, senza mascherine. In una condizione che non è stata visibile fino a quando non ci sono stati eclatanti episodi di cronaca, come quelli che hanno interessato la comunità sikh dell’Agro Pontino, per casi di violenza (braccianti malmenati e finiti in ospedale per opera delle violenze dei “padroni”, come si fanno chiamare alcuni datori di lavoro) sia per la situazione dei contagi in aree abitative sovraffollate.

 

Caporalato, arrestate 7 persone tra Terracina e la provincia di Venezia
Caporalato, arrestate 7 persone tra Terracina e la provincia di Venezia

 

Peggiora lo sfruttamento dei braccianti

Il peggioramento dello sfruttamento dei braccianti viene riconosciuto nel documento conclusivo sul caporalato approvato dalle Commissioni riunite Lavoro e Agricoltura qualche giorno fa, a conclusione dell’indagine sul fenomeno del caporalato in agricoltura deliberata nel 2018. Il documento evidenzia i punti di forza e le lacune nell’applicazione della legge 199/2016. Ricorda le dimensioni del caporalato in agricoltura. E aggiorna il fenomeno alla luce dell’emergenza sanitaria e dello sfruttamento dei lavoratori in agricoltura.

Nel capitolo dedicato a questo tema, infatti, il documento riconosce espressamente che «la pandemia da COVID-19 ha drammaticamente messo in evidenza la natura sistemica dello sfruttamento dei lavoratori stagionali soprattutto nel settore agricolo».

Le conseguenze della pandemia sui braccianti

Durante l’emergenza pandemica c’è stato «un incremento esponenziale delle ore lavorate, accompagnato da un significativo aumento del tasso di irregolarità e, conseguentemente, del rischio di incidenti anche gravi, come testimoniato dagli episodi di cronaca verificatisi nell’Agro Pontino».

Lo sfruttamento dei braccianti è peggiorato durante il lockdown perché i lavoratori si sono ritrovati, allo stesso tempo, più isolati, più esposti alle violenze di alcuni datori di lavoro e più esposti al contagio per l’assenza di protezioni e mascherine.

«Il lockdown, inoltre, ha comportato – si legge nel documento – una maggiore emarginazione sociale dei lavoratori agricoli irregolari, con aumento dei casi di violenza intraziendale, che, sovente, non sono stati denunciati, così come un sensibile peggioramento della condizione delle lavoratrici immigrate, spesso vittime di violenze ed abusi, per le quali la differenza di genere ha ulteriormente giocato un ruolo di grave svantaggio”.

Altri problemi che sono emersi con l’emergenza sanitaria sono stati l’assenza di mascherine e dispositivi di protezione, il mancato accesso alle informazioni sanitarie per problemi di comprensione della lingua e le precarie condizioni igieniche degli alloggi.

Una situazione emblematica è quella della comunità sikh nella provincia di Latina, già vittima di gravi forme di intimidazione e violenze da parte di alcune realtà aziendali, con la situazione dei contagi nella comunità – sottoposta negli ultimi tempi a screening collettivi da parte della Asl.

«Il COVID-19, in sostanza, non ha determinato una diminuzione dello sfruttamento, ma una sua accelerazione e il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei braccianti immigrati, per molti dei quali non è stato possibile accedere alle misure di sostegno predisposte dallo Stato».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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