West Nile, casi in aumento. Fiaso attiva ospedali sentinella (Foto Pixabay per Pexels)

Continua a essere alta l’attenzione verso le infezioni da virus West Nile, con numeri in crescita nell’ultima settimana. Dall’inizio della sorveglianza, sono stati segnalati in Italia 89 casi confermati di infezione da West Nile Virus nell’uomo, di cui 40 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva, 2 casi asintomatici identificati in donatori di sangue, 46 casi di febbre e 1 caso asintomatico. È quanto si legge nell’ultimo aggiornamento dell’Istituto superiore di sanità.

Sono 57 i nuovi casi umani di West Nile Virus che sono stati segnalati nel periodo 24-30 luglio 2025. Fra i casi confermati, i decessi notificati sono 8 (1 Piemonte, 2 Lazio, 5 Campania) cui si aggiunge un ulteriore decesso che si è verificato in Campania, non ancora notificato all’Istituto. La letalità, calcolata sulle forme neuro-invasive fin ora segnalate, è pari al 20% (nel 2018 20%, nel 2024 14%).

Niente allarmi, adottare prevenzione

I casi di West Nile sono in aumento ma le autorità non parlano di allarme. «Oggi non siamo in una situazione di allarme, ma è essenziale che la popolazione adotti comportamenti corretti di prevenzione – ha dichiarato Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS – L’infezione non si trasmette da persona a persona, ma solo attraverso la puntura di zanzare. È quindi fondamentale evitare la proliferazione dei vettori e proteggersi con misure individuali. In caso di febbre superiore ai 38 gradi è bene rivolgersi al proprio medico per effettuare una diagnosi» (Fonte: Doctor/33).

Il primo caso umano autoctono di infezione da virus West Nile è stato segnalato dal Piemonte, il 20 marzo, nella provincia di Novara, ma si è trattato di “un caso sporadico in bassa stagione”, spiega l’Iss. La sorveglianza veterinaria attuata su cavalli, zanzare, uccelli stanziali e selvatici, ha confermato la circolazione del virus in Veneto, Piemonte, Sardegna, Emilia-Romagna, Puglia, Abruzzo, Lazio e Campania e Lombardia.

Le infezioni potrebbero essere migliaia, e i casi individuati rappresentano “la punta dell’iceberg” per la società di malattie tropicali, considerato che l’80% delle infezioni umane è asintomatico.

Attivata la rete di ospedali sentinella

Con i focolai in diverse aree del paese, la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) ha attivato la propria rete di ospedali sentinella su tutto il territorio nazionale per supportare il monitoraggio della febbre West Nile.

«La rete delle aziende sanitarie è pronta a fare la sua parte. Con l’attivazione degli ospedali sentinella, mettiamo a disposizione un’infrastruttura di monitoraggio capillare e affidabile, che ha già dimostrato la sua efficacia durante la pandemia da Covid-19 – spiega Giovanni Migliore, presidente Fiaso – L’obiettivo è duplice: proteggere i cittadini con una risposta tempestiva e supportare gli operatori sanitari con dati aggiornati e strumenti di lettura dei fenomeni epidemiologici emergenti».

Infezioni virali autoctone

Ormai per molti virus non si parla più di malattie tropicali o “esotiche” ma di infezioni virali diventate autoctone anche per l’Europa. Così la diffusione del virus del West Nile è favorita da cambiamenti climatici, urbanizzazione, globalizzazione e rotte migratorie degli uccelli. Ormai non ha più senso parlare di “malattie esotiche” perché globalizzazione e cambiamenti climatici rendono globale qualsiasi minaccia sanitaria.

I focolai autoctoni di malattie infettive tropicali in Europa stanno aumentando: è ad esempio il caso di dengue e chikungunya, anche a causa della mancata diagnosi su viaggiatori di rientro dai paesi tropicali.

Nella diffusione delle arbovirosi (zoonosi causate da virus trasmessi da vettori artropodi come le zanzare) incidono dunque viaggi, commercio, cambiamenti nell’ecosistema e clima, che crea condizioni favorevoli per la diffusione delle zanzare.

Dall’inizio dell’anno al 29 luglio in Italia sono stati segnalati al sistema di sorveglianza 98 casi di dengue e 32 di chykungunya. Per la febbre dengue, sono 95 casi associati a viaggi all’estero e 3 casi autoctoni; per la chykungunya sono 30 casi associati a viaggi all’estero e 2 casi autoctoni.

Malattie infettive e diffusione estiva

Negli ultimi anni, ricorda anche la Fiaso, il panorama delle malattie infettive sta cambiando rapidamente e l’estate non è più stagione priva di rischi.

“I cambiamenti climatici, la diffusione di nuovi insetti vettori, l’intensificarsi dei flussi turistici e migratori e la velocità degli spostamenti internazionali stanno favorendo la comparsa di virus in territori e stagioni prima considerate sicure”, ricorda la Federazione.

«Le zanzare che proliferano nei mesi caldi, soprattutto in aree costiere o lacustri – sottolinea Silvio Tafuri, consulente scientifico network sentinella Fiaso, Ordinario di Igiene Università degli Studi di Bari – sono vettori del virus West Nile e di altre arbovirosi, che in alcuni casi possono determinare forme cliniche gravi, soprattutto nei soggetti più fragili».

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