Assegno circolare contraffatto, la banca non se ne accorge: deve rimborsare (Foto di Adriano Gadini da Pixabay)
Assegno circolare contraffatto, la banca non se ne accorge: deve rimborsare
Un consumatore riceve un assegno circolare da 66 mila che si rivela contraffatto. L’ABF stabilisce che la banca, che aveva fatto verifiche solo attraverso una telefonata, dovrà rimborsarlo. Il caso raccontato da Confconsumatori
Riceve un assegno circolare contraffatto. La Banca non se ne accorge: deve rimborsarlo dell’intera somma, 66 mila euro, derivante dalla vendita di un’auto di lusso. Prima di incassare l’assegno l’istituto aveva infatti verificato l’autenticità e la solvibilità solo attraverso una telefonata, e l’assegno in seguito era stato disconosciuto e si era rivelato contraffatto.
È quanto racconta Confconsumatori che ha assistito il consumatore attraverso il ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario, che ha riconosciuto la responsabilità della banca per non aver fatto le necessarie verifiche sull’autenticità dell’assegno circolare e ha confermato il diritto del consumatore a ottenere il rimborso. Il consumatore di Firenze, che aveva venduto un’auto attraverso un annuncio sul web, è riuscito a ottenere il rimborso dei 66 mila euro oltre alle spese della procedura.
L’assegno circolare contraffatto
Come racconta Confconsumatori l’uomo, dopo avere pubblicizzato la vendita della sua lussuosa autovettura, è stato contattato da un potenziale acquirente. Alla chiusura della trattativa, i due hanno concordato di rivolgersi alla Banca presso cui il venditore era cliente per verificare che l’assegno circolare da 66mila euro emesso a suo favore fosse riscuotibile. La Banca, a seguito di una telefonata con l’Istituto di credito del compratore, ha deciso di provvedere regolarmente all’incasso. Solo dopo pochi giorni si è invece scoperto che l’assegno risultava in realtà contraffatto e la somma riscossa, a quel punto, è stata stornata dal conto del venditore. La presunta Banca del compratore, infatti, aveva in seguito disconosciuto l’assegno, che risultava riportare serie e numerazioni irregolari.
Il ricorso all’ABF
Il cittadino si rivolto all’avvocato Mara Menatti di Confconsumatori Parma, che ha avanzato ricorso di fronte all’Arbitro Bancario Finanziario.
«Siamo soddisfatti per la vittoria ottenuta – dichiara l’avvocato Menatti – perché ancora una volta l’arbitro bancario ha riconosciuto la responsabilità della Banca negoziatrice che, nonostante l’ingente somma indicata a titolo, si è limitata a una mera telefonata».
L’Abf ha accolto le ragioni del consumatore e stabilito la totale restituzione dell’importo indicato nell’assegno. La Banca negoziatrice, infatti, si era limitata a effettuare la verifica tramite una telefonata all’apparente Banca emittente, senza porre in essere le dovute cautele.
Per questo, il Collegio Abf territoriale ha deciso di rispettare il principio di diritto del Collegio di Coordinamento, “affermando la responsabilità dell’intermediario negoziatore che abbia dato luogo all’incasso a seguito di bene fondi acquisito per via telefonica e non per iscritto”. Inoltre, ha escluso un concorso di colpa del consumatore alla luce del fatto che, in caso di assegno circolare, “la certificazione del bene emissione a cura dell’intermediario negoziatore sia sufficiente a ingenerare nel cliente un legittimo affidamento rispetto alla bontà dell’assegno”.
Dice Confconsumatori: “Le truffe come questa, compiute attraverso assegni contraffatti, sono infatti ancora molto frequenti: i cittadini si affidano alla Banca, convinti così di essere del tutto tutelati, ma accade invece che finiscano per perdere, allo stesso tempo, i loro beni e il denaro che gli sarebbe dovuto”.

