Gas e nucleare in tassonomia, Greenpeace fa causa alla Commissione europea (Fonte immagine @Greenpeace)

Greenpeace fa causa alla Commissione europea contro l’inserimento di gas e nucleare nella tassonomia europea, l’elenco degli investimenti considerati green e utili alla transizione energetica ed ecologica.

Ieri otto uffici europei di Greenpeace (Germania, Francia, Spagna, Italia, Belgio, Lussemburgo, Europa centrale e orientale e l’Unità europea di Greenpeace) hanno presentato una causa presso la Corte di Giustizia europea contro la decisione della Commissione di includere il gas fossile e l’energia nucleare nel regolamento sulla tassonomia, che nel marzo 2022 aveva ampliato l’elenco degli investimenti considerati sostenibili dell’UE.

Per Greenpeace “la decisione sulla Tassonomia della Commissione consente alle centrali elettriche a gas fossile e nucleari di ricevere fondi che altrimenti sarebbero stati destinati alle energie rinnovabili”.

 

 

Gas e nucleare nella tassonomia

La tassonomia è dallo scorso anno oggetto di contestazione da parte di ambientalisti e società civile. Si tratta del provvedimento con cui Bruxelles stabilisce quali attività siano ecocompatibili e meritevoli di sostegno finanziario agli investimenti. La tassonomia ha l’obiettivo di “contribuire a migliorare i flussi monetari verso attività sostenibili in tutta l’Unione europea”. All’inizio del 2022 la Commissione ha deciso di aggiungere alla tassonomia anche gas e nucleare, che in questo modo vengono considerate fonti energetiche utili alla transizione ecologica, con l’etichetta “green” a determinate condizioni.

Questa valutazione ha trovato l’obiezione e la protesta di ambientalisti e società civile, che denunciano la mossa come un’operazione di “greenwashing”.

 

Gas e nucleare nella tassonomia, Greenpeace lancia azione legale contro la Commissione europea (foto pixabay)

 

Greenpeace e l’azione legale

Il 9 settembre 2022, ricorda Greenpeace in una nota, gli stessi uffici europei di Greenpeace avevano chiesto alla Commissione di rivedere la sua decisione sull’inclusione del gas fossile e del nucleare nella tassonomia. La Commissione ha respinto la richiesta lo scorso 8 febbraio, così l’associazione ha chiesto al Tribunale dell’UE di annullare la decisione della Commissione e di dichiarare non valida l’inclusione del gas fossile e del nucleare nella tassonomia dell’UE.

Ieri davanti alla Corte di giustizia europea si sono riuniti gli attivisti di Greenpeace Lussemburgo per protestare contro l’etichetta green data da gas e nucleare. Con loro c’erano anche attiviste e attivisti italiani provenienti dal delta del Po, “un fragile ecosistema – dice l’associazione – dove l’estrazione di gas fossile ha aggravato la subsidenza del suolo e dove ci sono nuovi piani per estrarre altro gas nel prossimo futuro”, insieme a attivisti provenienti dal villaggio di Konz in Germania, che si trova a valle della centrale nucleare francese di Cattenom. «L’estrazione del gas è una minaccia enorme per la nostra comunità. Il terreno sta sprofondando e il mare si sta alzando», ha dichiarato Vanni Destro, attivista italiano del delta del Po.

Oltre alla causa di Greenpeace, si stanno muovendo separatamente anche ClientEarth, l’Ufficio per le politiche europee del WWF, BUND (Amici della Terra Germania) e Transport and Environment e anche il governo austriaco ha chiesto alla Corte di annullare l’operazione della Commissione.

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