mamme in pandemia

Mamme in pandemia, equilibriste 2021

Mamme in pandemia, sempre equilibriste. Penalizzate come donne e come madri

Le mamme in pandemia sono equilibriste all’ennesima potenza. Sono penalizzate nel lavoro e vivono le conseguenze del lockdown con un aumento del carico di lavoro quotidiano, fra dad e cura della casa. Il rapporto “Le equilibriste: la maternità in Italia 2021” di Save the Children restituisce “un quadro a tinte fosche”

Mamme in pandemia, equilibriste all’ennesima potenza. Davvero non si vorrebbe più sentire parlare di questo equilibrio sempre più precario in cui sono costrette a muoversi le donne e le mamme nella gestione della vita quotidiana.

Eppure non c’è verso di uscire da questa immagine: donne penalizzate sul lavoro in quanto donne, con una penalizzazione in più nel momento in cui diventano mamme, con una penalizzazione in più in pandemia perché su di loro sono ricadute in gran parte la didattica a distanza e la cura dei figli soprattutto più piccoli, con una penalizzazione in più perché in tutto questo si sono aggiunte le ore dedicate alla cura della casa.

Mamme in pandemia, equilibriste del 2021. Sicuri che siano (e siamo) in grado di mantenere questo equilibrio senza crollare a terra? Perché la domanda, come si suol dire, nasce spontanea, pur nella consapevolezza dell’energia e della forza che scaturisce nei momenti difficili.

L’introduzione è d’obbligo davanti al nuovo rapporto “Le equilibriste: la maternità in Italia 2021”, con cui Save the Children analizza la condizione delle madri durante la pandemia.

Ne esce «un quadro a tinte fosche» che sottolinea le tante difficoltà che hanno dovuto affrontare milioni di mamme in Italia.

 

 

Mamme in pandemia e lavoro che non c’è più

La sintesi spietata del rapporto è in pochi numeri.

«Nell’anno della pandemia 249 mila donne hanno perso il lavoro e 96 mila erano mamme. Tra queste 4 su 5 hanno figli con meno di 5 anni. Madri che a causa delle restrizioni e della necessità di seguire i bambini più piccoli, lasciati fuori dagli asili nido e dalle scuole materne, sono state costrette a rivedere la propria posizione lavorativa, sacrificandola per seguire i bambini. Pesa ancora molto il divario tra Nord e Sud Italia per la vita delle mamme nel nostro Paese, con Campania e Calabria in coda».

La pandemia ha aggravato una condizione che già prima presentava moltissime criticità. Molte donne erano infatti già lasciate fuori dal mercato del lavoro per l’impossibilità di coniugare vita lavorativa e familiare e realizzazione personale.

Donne e madri penalizzate su lavoro

Le donne partono già penalizzate e quando diventano madri i numeri del lavoro si fanno ancora più drammatici.

«Quello che è stato definito l’“esercito involontario del focolare” ingrossa le sue fila anno dopo anno: nel solo 2019, le dimissioni o risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro di lavoratori padri e lavoratrici madri hanno riguardato 51.558 persone, 2 su 5 a causa delle difficoltà di conciliazione. La distanza tra i generi è ancora siderale: oltre 7 provvedimenti su 10 (37.611, il 72,9%) riguardavano lavoratrici madri».

Sui redditi delle madri (non su quello dei padri) pesa una child penality all’arrivo di un figlio o anche solo alla prospettiva di diventare madri. I redditi insomma sono inferiori, non solo sul breve periodo ma anche dopo anni. Si stima per esempio che dopo 15 anni una donna che sia anche madre abbia un salario lordo annuale inferiore del 53% rispetto a una donna senza figli.

Alla base di questa penalità, dice Save the Children, ci sono distorsioni sul mercato del lavoro e possibile discriminazione delle madri come pure la scelta di molte donne di dedicare più tempo alla cura della famiglia – e si dovrebbe magari indagare quanto questo sia una scelta volontaria e quanto rifletta stereotipi di genere.

 

didattica online bambina al pc
Didattica online, i bambini hanno studiato con la mamma

 

L’anno del Covid ha esacerbato il gap sul lavoro.

«Sono in totale 456 mila i posti di lavoro evaporati (-2% rispetto al 2019) e le più colpite sono le donne che rappresentano 249 mila unità (-2,5%) rispetto ai 207 mila uomini (-1,5%). In particolare, guardando al versante delle madri, il saldo delle occupate fa segnare un calo di -96 mila donne tra il 2019 e il 2020, di cui in particolare 77 mila in meno tra coloro che hanno un bambino in età prescolare, -46 mila tra chi ha un figlio alla primaria (6-10 anni), mentre risultano aumentate le madri occupate con figli da 11 a 17 anni (+27 mila)».

«In Italia una donna su tre esce dal mercato del lavoro non appena ha il primo figlio – spiega Azzurra Rinaldi, Direttrice School of Gender Economics, Università degli Studi di Roma UniTelmaSapienza – Alla base di questo dato, il grande elefante nella stanza, ossia le attività di cura non retribuite, che in Italia sono in larghissima parte a carico delle donne; non solo delle madri, ma di tutte le donne della famiglia: mamme, nonne, zie».

Mamme in pandemia fra dad e lavoro di cura

La pandemia ha aggravato tante situazioni. Dal punto di vista del lavoro la crisi ha colpito di più i giovani e le donne, impiegati in settori più esposti alla crisi.

Ha poi portato a uno stress estremo la gestione della vita familiare travolta dal lockdown, dal lavoro da casa (per chi stava in smart working) e dalla didattica a distanza, che è ricaduta in gran parte sulle donne. Nuove modalità di lavoro, cura dei figli, dad e maggior carico di lavoro domestico sono ricaduti soprattutto sulle donne, contemporaneamente.

«Un’indagine pubblicata a fine luglio 2020 dall’Università Milano Bicocca, su un gruppo di quasi 7 mila genitori, quasi tutte madri, ha evidenziato – racconta Save the Children –  che queste hanno dedicato alla DAD dei propri figli 3,2 ore al giorno per i bambini nella scuola primaria, 2,8 per quelli della secondaria di primo grado e 2 per quelli della secondaria di secondo grado. Una grande quantità di attività non retribuita aggiuntiva. Ed infatti, alla fine, molte madri registrano segnali di affaticamento, emotivo e psicologico».

Save the Children parla di shock organizzativo familiare e di stress da conciliazione, espressioni che rivelano anche la ricerca di un “nome” in grado di inquadrare le conseguenze della pandemia sulla famiglia e sulle madri.

Secondo le stime, lo shock organizzativo familiare causato dal lockdown, avrebbe riguardato circa 2,9 milioni di famiglie con figli minori di 15 anni in cui entrambi i genitori o l’unico presente erano occupati. Lo stress da conciliazione è stato più alto fra i genitori che non hanno potuto né lavorare da casa né fruire di servizi per la cura dei figli, quasi 853 mila famiglie con figlio fino a 14 anni.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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