Spesso buono oltre, la nuova etichetta che potrebbe aiutare contro gli sprechi (Foto di dsudigitalthinktank0 da Pixabay)

L’Europa lavora a un aggiornamento delle scadenze sugli alimenti e del termine minimo di conservazione. E propone di inserire sui prodotti alimentari, in aggiunta al termine minimo di conservazione “da consumarsi preferibilmente entro il”, anche la dicitura “spesso buono oltre il”. La misura avrebbe una funzione antispreco e aiuterebbe i consumatori a comprendere meglio la data di scadenza. Secondo la bozza del provvedimento circolato sulla stampa, “la maggior parte dei consumatori non comprende appieno la distinzione tra le etichette ”da consumare entro” – come indicatore di sicurezza – e “da consumarsi preferibilmente entro” – come indicatore di qualità».

Scadenze, termine minimo di conservazione e scarsa comprensione

E proprio alla scarsa comprensione della “scadenza” degli alimenti sono imputati molti sprechi alimentari. Secondo un’indagine di Altroconsumo, il 63% dei consumatori in Italia non conosce la differenza tra data di scadenza e TMC (Termine Minimo di Conservazione). Solo il 37% degli intervistati, secondo l’indagine, è informato in tema di scadenze e di deperibilità dei cibi e conosce la differenza tra le scadenze.

La data di scadenza, indicata dalla dicitura “da consumare entro”, dice che il prodotto non potrà più essere consumato in sicurezza dopo la data indicata in etichetta.

Il termine minimo di conservazione, o TMC, indicato dalla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” rappresenta invece un indicatore di qualità, e indica la data fino a cui il prodotto conserverà le sue migliori proprietà organolettiche come gusto, aroma, o fragranza. Questo significa che, superata la data indicata in etichetta, consumare il prodotto non costituirà un rischio per la salute, ma potrebbe iniziare a perdere gradualmente alcune delle sue proprietà organolettiche. Se conservato in modo corretto, dunque, il cibo potrà essere ancora consumato.

 

“Spesso buono oltre”, l’Europa propone di aggiornare la scadenza degli alimenti (Foto di (Joenomias) Menno de Jong da Pixabay)

 

Spesso buono oltre, l’etichetta consapevole

La logica del “spesso buono oltre”, ricorda il Fatto Alimentare, “non suona nuova per gli addetti ai lavori visto che si tratta della stessa che compare sull’Etichetta consapevole che l’app antispreco Too Good To Go ha introdotto in Italia nel 2021” insieme a diverse aziende.

Si tratta appunto dell’etichetta consapevole lanciata da Too Good To Go, che insieme alla scritta aggiunge però alcuni pittogrammi per incoraggiare i consumatori ad utilizzare i propri sensi prima di gettare un prodotto. Quindi a osservare, annusare e assaggiare il cibo per capire se è ancora buono – che è poi, detto en passant, proprio quello che facevano e fanno nonne e genitori che si occupano delle cucina casalinga.

Secondo le stime di Too Good To Go, “sono 9 milioni le tonnellate di cibo sprecate ogni anno in Europa, dovute all’errata interpretazione della dicitura, che equivalgono a più di 22 milioni di tonnellate di CO2e immesse nell’atmosfera: un danno non solo economico, ma in primis ambientale”.

UNC: sì a modifiche ma che non creino confusione

La proposta desta dunque l’interesse degli addetti ai lavori. L’Unione Nazionale Consumatori a sua volta chiede di trovare una dicitura esatta e che non lasci adito a dubbi.

«Siamo favorevoli a un chiarimento del significato della dizione “da consumare preferibilmente entro”, specificando che dopo tale data le caratteristiche nutrizionali e di sicurezza non cambiano. In alternativa si potrebbe dire che dopo tale data si possono avere soltanto modifiche qualitative che non influenzano la sicurezza degli alimenti – ha detto Agostino Macrì, responsabile dell’Area sicurezza alimentare dell’Unione Nazionale Consumatori – Si tratta però di trovare una dizione meno “sbrigativa” di quella in inglese (tradotta letteralmente in italiano “spesso buono oltre”) che rischia di creare maggiore confusione nei cittadini. Il termine spesso, infatti, potrebbe lasciare intendere che ci sono casi in cui l’alimento non è buono o sicuro».


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