Virus West Nile, in Italia è endemico ma si è spostato dal delta del Po verso Sud

Virus West Nile, in Italia è endemico ma si è spostato dal delta del Po verso Sud

Il virus del West Nile in Italia è endemico. Presente già nel 2008, è cambiata la distribuzione: prima era confinato nella pianura padana, oggi ci sono focolai nel centro-sud, nel Lazio e in Campania. La Società italiana di medicina veterinaria preventiva pubblica una brochure per fare chiarezza

Il virus West Nile in Italia è endemico ma negli anni è cambiata la sua distribuzione. Prima era confinato nella pianura padana, ora i focolai si sono estesi al centro-sud – in questo periodo, nel Lazio e in Campania. Il virus della Febbre del Nilo è tornato ora alla ribalta ma non è una patologia nuova.

È stato isolato per la prima volta in Uganda, nel distretto del West Nile, nel 1937. E rappresenta una crescente preoccupazione in Italia e in Europa. Per fare chiarezza sul virus del West Nile e ricordare l’importanza di un approccio globale, One Health, di prevenzione e sorveglianza veterinaria, la Società italiana di medicina veterinaria preventiva (SIMeVeP) ha elaborato una brochure informativa.

Virus del West Nile, l’infezione

L’infezione viene trasmessa principalmente dalle zanzare del genere Culex. Oltre alla trasmissione vettoriale, sebbene rari, sono documentati altri mezzi di contagio, tra cui trasfusioni di sangue, trapianti di organi e trasmissione verticale durante la gravidanza. Il virus, e questo è stato sottolineato più volte anche con i recenti casi di West Nile, non si trasmette da persona a persona per contatto diretto.

L’80% delle infezioni umane è asintomatico; il 20% circa manifesta sintomi lievi con febbre, mal di testa, linfonodi ingrossati, eruzioni cutanee. Le forme gravi (encefalite, meningite) sono rare (0,5-1%) ma potenzialmente letali, soprattutto in anziani e soggetti fragili.

West Nile, virus endemico

La diffusione del virus del West Nile è favorita da cambiamenti climatici, urbanizzazione, globalizzazione e rotte migratorie degli uccelli. Ormai non ha più senso parlare di “malattie esotiche” perché globalizzazione e cambiamenti climatici rendono globale qualsiasi minaccia sanitaria.

E in Italia, ricorda la società di medicina veterinaria, la febbre del Nilo è endemica, soprattutto nelle regioni che circondano il delta del Po. Storicamente le prime regioni colpite dal virus del West Nile sono state Emilia-Romagna, Veneto e poi Lombardia nel 2008. Ora i casi conclamati nel Lazio e in Campania hanno portato all’ospedalizzazione dei pazienti per forme neuroinvasive del virus, con un cluster epidemico che probabilmente conta già alcune centinaia di casi asintomatici (solo l’1-2% delle infezioni porta ricovero ospedaliero).

Dalla Pianura padana al centro-sud

Ma se si guarda alla media dei casi a livello nazionale, spiega la SIMeVeP, “siamo in linea con gli anni precedenti, con il mese di luglio che registra molti casi, si raggiunge un picco ad agosto e tende poi a diminuire. È cambiata però la distribuzione dei casi che confinati dal 2009 alla pianura padana, adesso è estesa con focolai nel centro-sud (con 2 focolai attivi uno ad Anzio e Latina, uno in Campania), e pochi casi in Emilia Romagna e pianura padana”.

Sorveglianza e prevenzione

Contro il virus del West Nile la sorveglianza veterinaria è cruciale, perché serve a identificare precocemente la circolazione del virus attraverso il monitoraggio di zanzare, cavalli (che sono “sentinelle” dell’infezione) e uccelli. Non esiste un vaccino umano. La prevenzione si basa dunque sulla protezione individuale (uso di repellenti e zanzariere) e su misure ambientali quali la disinsettazione preventiva delle zanzare, soprattutto in aree a rischio come laghi e raccolte d’acqua. Qui è fondamentale e dovrebbe essere ripetuta più volte l’anno, non solo in risposta ai casi.

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