Imballaggi, la Ue propone stop allo spreco, riciclo e riuso (fonte foto Pixabay)

Imballaggi, la Ue propone stop allo spreco, più riciclo e riuso

La Commissione europea ha proposto nuove norme sugli imballaggi: prevenire e ridurre i rifiuti del 15% a persona entro il 2040, promuovere il riutilizzo e la ricarica, rendere tutti gli imballaggi riciclabili entro il 2030. La proposta prevede una serie di condizioni per l’uso di plastiche a base biologica, plastiche compostabili e plastiche biodegradabili

Imballaggi, una fonte di rifiuti incredibile. In media ogni europeo produce quasi 180 kg di rifiuti di imballaggi all’anno. Gli imballaggi sono tra i principali prodotti ad impiegare materiali vergini: il 40% della plastica e il 50% della carta utilizzate nell’Unione europea sono infatti destinati agli imballaggi. Sono una crescente fonte di rifiuti, aumentati di oltre il 20% nella Ue negli ultimi dieci anni. E a questo ritmo entro il 2030 ci sarebbe un ulteriore aumento del 19% dei rifiuti di imballaggio e, per i rifiuti di imballaggio di plastica, addirittura del 46%.

Per questo la Commissione europea ha proposto nuove norme sugli imballaggi, nell’ottica dell’economia circolare e del Green Deal, per far fronte a una crescente fonte di rifiuti e alla “frustrazione dei consumatori”. L’obiettivo è quello di prevenire i rifiuti di imballaggio, promuovere il riutilizzo e la ricarica, rendere tutti gli imballaggi riciclabili entro il 2030. Il pacchetto comprende anche il divieto di alcune forme di imballaggi inutili, come quelli monouso per frutta e verdura o i flaconi in miniatura per shampoo e bagnoschiuma negli hotel.

«Per i consumatori – spiega Bruxelles in una nota – tali norme garantiranno opzioni di imballaggio riutilizzabili, elimineranno gli imballaggi superflui, limiteranno gli imballaggi eccessivi e determineranno etichette chiare a sostegno di un corretto riciclaggio».

La Commissione intende poi fornire più chiarezza ai consumatori riguardo a plastiche a base biologica, compostabili e biodegradabili, stabilendo dove queste plastiche sono realmente vantaggiose sul piano ambientale e come dovrebbero essere progettate, smaltite e riciclate. La proposta sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio sarà ora esaminata dal Parlamento europeo e dal Consiglio nell’ambito della procedura legislativa ordinaria.

“Prossimo passo verso un futuro senza inquinamento”

«Dopo aver affrontato il problema della plastica monouso, stiamo facendo il prossimo passo verso un futuro senza inquinamento – ha detto Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo – Le proposte di oggi riducono i rifiuti di imballaggio, promuovono il riutilizzo e la ricarica, aumentano l’uso della plastica riciclata e agevolano il riciclaggio degli imballaggi. I cittadini europei vogliono eliminare gli imballaggi eccessivi e quelli inutilmente voluminosi e le imprese sono pronte a rispondere con soluzioni e sistemi di imballaggio sostenibili e innovativi. Facciamo inoltre chiarezza su dichiarazioni riguardanti le plastiche a base biologica e le plastiche biodegradabili che danno adito a confusione, in modo che i produttori e i consumatori sappiano quali sono le condizioni che rendono tali plastiche realmente rispettose dell’ambiente contribuendo a un’economia verde e circolare».

 

© Copyright European Union – NA

 

Rifiuti di imballaggi, riciclo e ricarica: gli obiettivi della Ue

Sono tre gli obiettivi principali della proposta europea. Il primo: prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio, ridurne la quantità, imporre restrizioni agli imballaggi inutili e promuovere soluzioni di imballaggio riutilizzabili e ricaricabili. La seconda è promuovere il riciclaggio di alta qualità e rendere tutti gli imballaggi presenti sul mercato dell’UE riciclabili in modo economicamente sostenibile entro il 2030. La terza è ridurre il fabbisogno di risorse naturali primarie e creare un mercato ben funzionante di materie prime secondarie, aumentando l’uso della plastica riciclata negli imballaggi.

Le norme mirano prima di tutto a ridurre i rifiuti di imballaggio pro capite per Stato membro del 15% rispetto al 2018 entro il 2040. Questo porterebbe, spiega la Commissione, a una riduzione complessiva dei rifiuti nell’UE del 37% circa rispetto allo scenario che si prospetterebbe senza una modifica della normativa. Il tutto avverrà attraverso sia il riutilizzo che il riciclaggio.

Per favorire riuso e ricarica degli imballaggi le imprese dovranno fornire ai consumatori una determinata percentuale dei loro prodotti in imballaggi riutilizzabili o ricaricabili, ad esempio per i cibi e le bevande da asporto o per le consegne relative al commercio elettronico. Ci sarà inoltre, in una certa misura, la standardizzazione dei formati degli imballaggi e una chiara etichettatura degli imballaggi riutilizzabili.

Basta agli imballaggi inutili: saranno vietate alcune forme di imballaggio come quelli monouso per cibi e bevande consumati all’interno di ristoranti e caffè, quelli monouso per frutta e verdura, flaconi in miniatura per shampoo e altri prodotti negli hotel.

Imballaggi riciclabili

Molte misure sono volte a rendere gli imballaggi totalmente riciclabili entro il 2030. Questo comprende la definizione di criteri di progettazione per gli imballaggi, la creazione di sistemi vincolanti di vuoti a rendere su cauzione per le bottiglie di plastica e le lattine di alluminio e chiarire quali tipologie molto limitate di imballaggi dovranno essere compostabili, in modo che i consumatori possano gettarli nell’organico. Nei nuovi imballaggi in plastica ci saranno tassi vincolanti di contenuto riciclato.

La proposta, prosegue la Commissione, eliminerà la confusione su quali contenitori per il riciclaggio utilizzare per gli imballaggi: ogni imballaggio dovrà essere munito di un’etichetta che indichi di quali materiali si compone e in quale categoria di rifiuti dovrebbe essere conferito. I contenitori per la raccolta dei rifiuti avranno le stesse etichette e in tutta l’UE si utilizzeranno gli stessi simboli.

Benefici per l’ambiente e risparmi per i consumatori

Queste misure dovrebbero portare entro il 2030 a ridurre le emissioni di gas a effetto serra derivanti dagli imballaggi a 43 milioni di tonnellate rispetto alle 66 milioni di tonnellate di emissioni che verrebbero liberate se la legislazione non fosse modificata – “si tratta di una riduzione che equivale grossomodo alle emissioni annue della Croazia”, dice la Commissione. Prevista anche una riduzione di consumo di acqua di 1,1 milioni di m3.

Una volta attuate, queste misure permetterebbero dei risparmi ai consumatori: ogni europeo potrebbe risparmiare quasi 100 euro all’anno se le imprese trasferissero quanto risparmiato ai consumatori.

 

Foto Pixabay

 

Plastiche compostabili e biodegradabili, serve chiarezza

Un altro punto della proposta riguarda l’eliminazione della confusione su plastiche a base biologica, plastiche compostabili e plastiche biodegradabili. Sono tutte plastiche che, nella vita quotidiana, stanno emergendo come alternativa alla plastica convenzionale in molti imballaggi e beni di consumo ma, spiega Bruxelles, «il prefisso “bio” porta i consumatori ad avere la percezione che siano sicuramente positive per l’ambiente, il che però è vero solo in parte».

Il ricorso a queste plastiche è in aumento ma per avere un impatto ambientale positivo devono essere soddisfatte diverse condizioni. Quali?

«La biomassa utilizzata per produrre plastiche a base biologica – prosegue la Commissione – deve provenire da fonti sostenibili, che non danneggino l’ambiente e rispettino il principio dell'”uso a cascata della biomassa”: i produttori dovrebbero dare la priorità all’uso di rifiuti organici e sottoprodotti come materie prime. Per combattere il greenwashing ed evitare di indurre in errore i consumatori, inoltre, i produttori devono evitare definizioni generiche sui prodotti di plastica quali “bioplastiche” e “a base biologica”. Nel comunicare il contenuto a base biologica, i produttori dovrebbero specificare la quota esatta e misurabile del contenuto di plastiche a base biologica nel prodotto (ad esempio: “il prodotto contiene il 50% di plastica a base biologica“)».

Le plastiche biodegradabili, a loro volta, devono essere limitate ad applicazioni specifiche e «non dovrebbero in alcun modo essere considerate un’autorizzazione a disperdere rifiuti – spiega Bruxelles – Inoltre le loro etichette devono indicare in quanto tempo, in che circostanze e in quale ambiente si biodegradano. I prodotti che corrono un rischio elevato di essere dispersi nell’ambiente, compresi quelli contemplati dalla direttiva sulla plastica monouso, non possono essere definiti o etichettati come biodegradabili».

Le plastiche compostabili a livello industriale a loro volta dovrebbero essere utilizzate solo se presentano benefici ambientali. Gli imballaggi compostabili a livello industriale saranno consentiti solo per bustine da tè, capsule e cialde di caffè, adesivi per frutta e verdura e borse di plastica in materiale ultraleggero. Andrà sempre segnalato che i prodotti sono certificati per il compostaggio industriale.


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